Hellas, Di Carmine scalpita: «Voglio dimostrare chi sono anche in A»

Decisivo nei playoff che hanno permesso al Verona di tornare nel massimo campionato, l'attaccante ha raccontato la sua esperienza nel capoluogo scaligero, partendo dai mesi più difficili fino al rapporto con Giampaolo Pazzini

Samuel Di Carmine

Riconoscenza della città? Sono contento perché abbiamo raggiunto il nostro sogno e abbiamo vinto i Playoff, sono venuto a Verona per raggiungere la Serie A da protagonista e sono felice perché, dopo 8 mesi difficili per me dal punto di vista dell'ambientamento, ce l'ho fatta convincendo i tifosi e questa per me è la cosa più bella

Samuel Di Carmine, attaccante dell'Hellas Verona, ha raccontato ai microfoni di Telearena il suo periodo nella città scaligera, come riportato dal sito stesso della società. Arrivato dopo una grande stagione vissuta a Perugia, l'attaccante ha vissuto dei mesi complicati, così come il resto della squadra, diventando però decisivo nel momento cruciale, ovvero i playoff, durante i quali è stato anche autore di un'autentica "magia" come il colpo di tacco nella finale di ritorno con il Cittadella. 

Sentirsi a proprio agio? Oltre a quello che ho raggiunto, la mia famiglia si trova benissimo qua: mio figlio più grande, l'altro ancora è troppo piccolo, si è ambientato e ha stretto amicizie, per me è la base per mettere radici ancora per qualche anno. Lui gioca anche a calcio, ha soli 10 anni e avrà tempo per divertirsi. Le visualizzazioni di quel colpo di tacco? Purtroppo mi hanno bloccato il video quindi lunedì dovrò rimetterlo, ma ero arrivato a più di duemila. Io a dirla tutta l'ho rivisto tante volte e fa sempre un bell'effetto. Sensazioni in quel momento? È stato bellissimo, con tutti i tifosi che ci hanno aiutato e supportato in una partita come quella. Nei giorni pre gara eravamo sicuri di poterla vincere, non ci aspettavamo una spinta del genere e infatti il 3-0 è stato una liberazione. Per quanto mi riguarda sentivo importante essere decisivo, lo sono stato nell'ultimo periodo e una rete di quella fattura mi ha dato ancora più gioia.

L'arrivo di Alfredo Aglietti sulla panchina gialloblu è sembrato giovare alle prestazioni del bomber, che da quel momento è sembrato acquisire maggiore consapevolezza. 

L'abbraccio con Aglietti? Quando lui è arrivato fra noi due ci siamo detti che nel calcio ci sono i brutti momenti, ma che basta pochissimo per ribaltare tutto e fare un'impresa. Lui in quel momento mi ha detto che ce l'avevo fatta. Che corde ha toccato Aglietti? Quando è arrivato mi ha detto che mi stavo scavando la fossa da solo, che non credevo nelle mie qualità e che dovevo dimostrare a Verona di che pasta ero fatto. Facendo così è riuscito a liberarmi dei cattivi pensieri sull'annata compiuta fino a quel momento e sono riuscito a dimostrare ciò che posso fare.

E ora la testa va alla prossima stagione, quando l'Hellas tornerà a disputare quel campionato di Serie A, che Di Carmine ha potuto solamente "assaggiare" ai tempi del suo debutto con la maglia della Fiorentina. 

Arrivare dalla gavetta? Qualche minuto in Serie A e in Coppa UEFA l'ho giocato, sicuramente ho fatto gavetta con anni difficili e altri più belli, come sempre è nel calcio, ma credo di essere arrivato ora a una maturità tale da mettermi a confronto con calciatori forti. Aglietti? Con noi è stato bravo e il gruppo l'ha seguito, poi il Presidente e il direttore faranno la scelta migliore per il Verona. Cosa direi al Presidente? Vorrei ringraziarlo per aver fatto un investimento importante su di me, scommettendo molto sulle mie qualità per andare in Serie A: non gli ho fatto passare, come nemmeno io li ho passati, dei bei mesi, ma lui ci ha sempre creduto e prima di Foggia mi disse che sarei stato importante, ce l'ho fatta quindi lo ringrazio anche per quel tipo di sostegno. Una scommessa con lui? Non sono scaramantico ma preferisco tenerle per me questo tipo di cose, magari ne farò una con lui sui gol dell'anno prossimo. Come immagino la prima in A? Non importa contro chi sarà, sarà comunque un'emozione. Il debutto l'ho già fatto, anche se ero ancora un ragazzino ed erano altri tempi, così come il gol, ma in Coppa UEFA in un 6-1 all'Elfsborg, ora però ci arrivo da protagonista, pronto e maturo per dimostrare le mie qualità. Etichetta da 'giocatore di categoria'? Mi ha dato più fastidio che tanti degli allenatori che ho avuto mi abbiano detto che sono un giocatore di Serie A e dalla prima volta sono passati 10 anni ma magari sono maturato tardi o il mio carattere mi ha fatto perdere qualche anno di troppo: ora sono pronto e voglio dimostrarlo.

L'arrivo a Verona di Di Carmine però ha subito dato vita al confronto con Giampaolo Pazzini ma, come spiega lo stesso attaccante, il dualismo tra i due non sarebbe mai esistito, anzi... 

Il peso di Pazzini? Giampaolo è un amico, un grande giocatore e mi ha sempre aiutato tanto, quindi non è un peso anche perché mi ha anche 'cresciuto' quando ero a Firenze. Ho sentito più l'ambiente lontano da me, io sono una primadonna e ho bisogno del sostegno della tifoseria, il loro applauso è importante per rendere al massimo. Ho sempre pensato a quanto fosse bella la riconoscenza che hanno per Giampaolo, che ha fatto tantissimi gol qui, però adesso ci sono pure io e sono contento di essermi guadagnato il sostegno dei tifosi con queste reti importanti. Mercato? Io ho ancora due anni di contratto, tutti sanno la voglia che ho di dimostrare chi sono anche in Serie A, sono venuto a Verona proprio perché mi permetteva di fare un campionato da protagonista e poi è difficile trovare un'altra piazza così bella.

Non si conosce ancora il nome del tecnico del Verona per la prossima stagione, quello su cui però non ci sono dubbi è che Di Carmine non vede l'ora di iniziare. 

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