Contributi veronesi nella storia del cinema: il Cristo parlante di Don Camillo

Lo realizzò lo scultore veronese Bruno Avesani in modo che fosse identico al crocifisso amato da Guareschi, ma che fosse anche leggero per poter essere meglio spostato e trasportato in scena

A Brescello è ancora conservato nella chiesa di Santa Maria Nascente. È un crocifisso, che da non molti anni è stato anche consacrato, così da diventare anche un oggetto religioso, oltre che un cimelio legato alla storia del cinema. È il famoso crocifisso del Cristo parlante, quello a cui si rivolgeva Don Camillo, il parroco nato dalla penna di Giovannino Guareschi, ed eterno amico/rivale del sindaco comunista Peppone. Per Guareschi, quel crocifisso era un'elemento essenziale della saga del "Mondo piccolo" raccontato da Guareschi. È la voce della coscienza che prende forma e che interviene ogni volta che Don Camillo ne ha bisogno.

Il crocifisso si trova nella chiesa della piazza principale di Brescello, non molto lontano dai luoghi dove Guareschi ha ambientato le sue storie. Don Camillo e Peppone, infatti, sono personaggi di Ponteratto, paesino immaginario della bassa pianura padana. Guareschi avrebbe voluto che i film fossero girati nei luoghi dove lui era cresciuto, in provincia di Parma. Per questioni politiche, però, nessun paesino della zona acconsentì ad ospitare le riprese. La produzione si dovette spostare nelle zone vicine, fino a trovare in Brescello il luogo ideale, anche perché la sua piazza era ben divisa, con la chiesa da una parte e il municipio dall'altra.

Guareschi però voleva che il Cristo parlante a cui si sarebbe rivolto Don Camillo fosse identico a quello del suo paese. Fu così contattato uno scultore veronese, Bruno Avesani, che scolpì il Cristo del crocifisso in modo che fosse uguale a quello amato da Guareschi. E dato che l'opera doveva essere usata in scena e portata anche da Don Camillo, Avesani scelse un legno leggero, il cirmolo, e lo lavoro con una tecnica particolare in modo da poterlo ulteriormente alleggerire. 

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