Cronache dal passato: la tragicomica rapina del Banco di Roma del 1965

Tre rapinatori in trasferta da Milano tentano un colpo il 22 gennaio, ma fin da subito tutto gli andrà storto

L'odierna via Quattro Spade

Può sembrare che crescano o che diminuiscano negli anni, ma di fatti criminosi è piena la storia della città di Verona, tanto che viene davvero da sorridere sentendo parlare della cosiddetta "isola felice", un luogo quasi paradisiaco in cui i reati sono molto rari e i malfattori vengono sempre puniti. Probabilmente, Verona un'isola felice non lo è stata mai, se non nei tempi in cui la povertà era talmente diffusa che di rapine non si parlava solo perché non c'era niente da rubare.

Di colpi avvenuti a Verona che sono rimasti nella memoria ce ne sono e probabilmente ci si ricorderà a lungo della rapina al Museo di Castelvecchio avvenuta nel 2015. Una rapina di cui ancora ci si ricorda per la rocambolesca fuga dei rapinatori è avvenuto il 22 gennaio 1965. Tre rapinatori in trasferta da Milano alle 16 entrano nella filiale del Banco di Roma in via Quattro Spade. Sono arrivati con una Fiat Seicento, parcheggiata proprio di fronte all'istituto di credito. Sono tutti e tre armati, ma hanno fatto male i loro calcoli. Nella cassaforte della banca i soldi non ci sono. Pensavano di poter scappar via con chissà quanti miliardi e invece in un sacco riescono a mettere solo qualche decina di milione.

I tre escono dalla banca, entrano in auto a pensano di fuggire, ma un giovane coraggioso alla guida di un furgoncino gli taglia la strada. I rapinatori scappano a piedi, ma non hanno preparato con dovizia il loro colpo perché si perdono nelle vie del centro storico di Verona. Un altro cittadino particolarmente coraggioso è un commesso della banca, che di corsa raggiunge il malvivente con il bottino. Non ha paura dei colpi di pistola e riesce a strappare la borsa con i soldi al rapinatore. Arrivano vigili e poliziotti, i tre sparano e i cittadini, poco abituati a scene di questo tipo, cercano riparo nei negozi. I rapinatori hanno la possibilità di scappare ancora in auto, rubando un Cinquecento, ma niente, i vicoli del centro storico veronese sono un labirinto per loro. Con l'auto, i tre arrivano a Corte Farina, poi scendono e scappano ancora a piedi. Solo uno dei tre, sarà catturato dai un vigile. Gli altri due riusciranno a scappare. Termina così una rapina clamorosa, con i banditi rimasti a bocca asciutta e con i cittadini veronesi impauriti e per fortuna senza un graffio.

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