Personaggi illustri di Verona e provincia: Emilio Salgari

Viene considerato uno dei più grandi romanzieri d'avventura di sempre ma non vide mai un ritorno economico adeguato alle sue opere e morì suicida nel 1911

Prima di tutto risolviamo un dilemma. Si dice Sàlgari o Salgàri? Emilio Carlo Giuseppe Maria di cognome faceva Salgari e si pronuncia Salgàri, con l'accento sulla seconda a, perché deriva dal termine "salgàr", il salice piangente.

Si tratta probabilmente dell'autore più noto tra quelli nati a Verona. Venne alla luce il 21 agosto 1862 e si tolse la vita il 25 aprile 1911. In neanche 50 anni di produzione scrisse circa ottanta romanzi e un numero imprecisato di avventure e racconti, molti dei quali vennero ripresi per girare film e serie televisive o influirono su altri grandi personaggi storici del '900, come Ernesto "Che" Guevara, che in gioventù lesse diversi scritti dell'autore scaligero. 

Salgari si iscrisse al Regio Istituto Tecnico e Nautico "P.Sarpi" di Venezia, nel 1878, senza però conseguire la licenza. Compì alcuni  alcuni viaggi di addestramento a bordo di una nave scuola e successivamente un viaggio sul mercantile "Italia Una", ma il sogno di diventare capitano di marina svanì e tornò a Verona nel 1881 per dedicarsi a scrittura e giornalismo. 
Nel 1887 si spense la madre, mente il padre si suicidò nel 1889 (l'inizio di una lunga catena formata dallo stesso scrittore nel 1911, dal figlio Romero nel 1931 a 33 anni, dal figlio Omar nel 1963). Lo scrittore però non si arrese e il 30 gennaio del 1892 sposò  Ida Peruzzi, un'attrice di teatro, con la quale si trasferì in Piemonte dopo la nascita della primogenita. La moglie, che diede alla luce quattro figli, però iniziò a mostrare segni di instabilità mentale nel 1903 e nel 1911 dovette essere rinchiusa in un manicomio dove incontrerà la morte. 

L'AUTORE - Il suo primo racconto, "I selvaggi della Papuasia", venne pubblicato quando aveva 20 anni sul settimanale milanese "La Valigia" e nel 1883 iniziò a collaborare con il giornale "La Nuova Arena", sul quale pubblicò il suo primo romanzo a puntate, "Tay-See", che in seguito verrà stampato con il titolo "La Rosa del Dong-Giang". Nell'ottobre dello stesso anno videro la luce le puntate de "La tigre della Malesia", la sua opera più conosciuta, che però non gli portò mai un ritorno economico importante. 

Amato dai lettori ma ignorato per lungo tempo dalla critica, Salgari viene oggi considerato uno dei più grandi scrittori di avventura del mondo. Merito anche dei personaggi da lui creati, che si muovevano basandosi su sentimenti fondamentali, come l’amore, l’onore, l’amicizia, l’odio, la vendetta e il desiderio di libertà. Emblema di questo è il "suo" eroe più conosciuto, Sandokan, Re di Mompracem che combatte per libertà della sua piccola isola del Borneo, entrata nelle mire degli europei. 

L'Enciclopedia Treccani divide le sue opere principali in cicli. 
Il ciclo di Sandokan: I misteri della jungla nera (1895), I pirati della Malesia (1896), Le tigri di Mompracem (1901), Le due tigri (1905), Sandokan alla riscossa (1907), La riconquista di Mompracem (1910). Poi c’è il ciclo dei corsari con Il Corsato Nero (1899), La regina dei Carabi (1901), Jolanda, la figlia del Corsaro Nero (1905), Il figlio del corsaro rosso (1908), Gli ultimi filibustieri (1908). Ciclo dei pellirosse: Sulle frontiere del Far West (1908), La scotennatrice (1909), Le selve ardenti (1910). Ciclo del Sahara: La favorita del Mahadi (1887), I predoni del Sahara (1903), Sull’Atlante (1908).

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