Leggende legate ai vini prodotti nel veronese: il passito Granduchessa

Lo produce l'azienda agricola della famiglia Bonazzi di Valgatara che si vanta di aver ospitato Anastasia, la figlia dello zar Nicola II che secondo la leggenda non sarebbe morta durante la rivoluzione del '17

Una foto della granduchessa Anastasia a 3 anni

Si chiama Granduchessa ed è un vino recioto bianco, o per meglio dire passito del Veneto. Lo produce l'azienda agricola Bonazzi che ha sede a Valgatara, nel territorio comunale di Marano di Valpolicella. Ed è chiamato così in onore della granduchessa Anastasia Romanov, la figlia di Nicola II, ultimo zar di Russia. Nicola II è infatti lo zar della rivoluzione bolscevica del 1917, quella che portò alla dittatura sovietica. Lui e la sua famiglia furono prima imprigionati e poi giustiziati.

La leggenda vuole però che non tutta la famiglia di Nicola II morì nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918. Libri e film hanno infatti alimentato la storia della presunta e mai dimostrata sopravvivenza della piccola Anastasia, la quartogenita dello zar. Una leggenda alimentata anche dal vino Granduchessa perché pare che Anastasia sia stata ospitata dalla famiglia Bonazzi tra il '41 e il '43. Anastasia si sarebbe salvata perché non era con la sua famiglia nel momento dell'esecuzione, ma si sarebbe trovata nella casa della balia. La bambina sarebbe stata portata in Svizzera e lì sarebbe cresciuta con il falso nome di Nadia. Il cognome lo prenderà poi dal marito, un militare italiano. Ed è questa giovane donna che è stata ospitata dalla famiglia Bonazzi, Nadia Lombard. Ma per la famiglia veronese Nadia Lombard altro non era che Anastasia Romanov e a lei ha dedicato un passito bianco.

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