Piccole storie a lieto fine dal passato veronese: i due neonati trovati sul Guà

Esattamente come Mosè, salvato dalle acque del Nilo, anche due gemelli nel 1947 sono stati salvati dalle acque del Guà, grazie ad un agricoltore che stava passando per andare alla messa

Anche nella storia del territorio Veronese c'è un piccolo Mosè. Anzi due. Non avranno liberato nessun popolo dalla schiavitù, aprendo le acque del Mar Rosso, ma due neonati veronesi condividono con la più grande figura del Vecchio Testamento la fortuna di essere stati salvati quando erano ancora in fasce. Il nome Mosè infatti potrebbe significare "salvato dalle acque", perché secondo la tradizione sarebbe stato abbandonato in una cesta sulle acque del fiume Nilo e dopo, essere stato fortunatamente salvato, è stato adottato dalla figlia del faraone d'Egitto. Comincia così la vita di Mosè, e comincia in modo molto simile anche la vita di due gemelli che le cronace dell'epoca ribattezzano Romolo e Remo.

È il 19 aprile 1947, un agricoltore veronese si sta recando a messa e Cologna Veneta, camminando vicino al fiume Guà. L'uomo sente un rumore, ma lo scambia per il miagolio di un gatto e procede. Il rumore però non cessa, è persistente e a quel punto, l'agricoltore comincia a cerca finché non trova un cesto sulla riva del fiume. Il cesto rischia di essere portato via, così l'uomo lo prende e lo apre. Al suo interno trova due bambini. L'uomo li prende con sé e li porta alla moglie che comincia ad allattarli. Dopo di che si reca dai carabinieri per denunciare il ritrovamento. Le indagini non porteranno mai al ritrovamento di chi li ha abbandonati.

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