Veronesi illustri della storia della musica: il compositore Italo Montemezzi

A lui è intitolato l'auditorium del conservatorio di Verona e l'orchestra della Provincia di Verona e le sue opere sono state rappresentate in tutto il mondo

Oltre alle vie a lui intitolate a Verona e naturalmente a Vigasio, suo paese natale, a Italo Montemezzi viene ricordato anche dal conservatorio di Verona, che gli ha dedicato l'auditorium, e dall'orchestra della Provincia di Verona che porta il suo nome.

Italo Montemezzi è nato il 4 agosto 1875. Suo padre Bortolo era un artigiano e a tempo perso suonava il violino e il flauto. Ma Bortolo, per il figlio Italo, non sognava una vita nella musica. Lo inviò infatti a Milano per fargli studiare ingegneria al Politecnico. Ma il giovane Italo, dopo vari rifiuti riuscì ad entrare nel conservatorio meneghino e nel 1900 si diplomò in composizione, portando come saggio finale una breve scena lirica intitolata Cantico dei Cantici, eseguita da Arturo Toscanini.

Per un breve periodo insegnò proprio al conservatorio di Milano e nel 1905 conobbe il primo successo con l'opera Giovanni Gallurese. Adesso si direbbe che quell'opera fu messa in scena grazie al crowd founding. In effetti, fu grazie ad una colletta fatta fra i cittadini veronese che Montemezzi riuscì ad anticipare le spese di allestimento. La prima del Giovanni Gallurese fu a Torino e l'apprezzamento del pubblico e della critica spinse l'editore Ricordi a comprare l'opera e a commissionarne altre due al compositore di Vigasio.

La prima di queste due opere commissionate fu Hellera, sempre a Torino nel 1909, opera apprezzata ma poco fortunata. Nel 1913 alla Scala di Milano fu invece un trionfo per L'Amore dei tre re, probabilmente il suo capolavoro, che poi fece il giro del mondo. L'anno successivo fu infatti Toscanini a musicarla al Metropolitan di New York.

Il 1918 è l'anno de La Nave, adattamento musicale dell'opera di Gabriele D'Annunzio. Fu rappresentata alla Scala e poi inaugurò l'auditorium di Chiecago. 

Dal 1939 al 1949 visse negli Stati Uniti dove anni prima aveva sposato Katherine Leith. Furono anni di poca produzione, ma comunque intensi di lavoro. Montemezzi infatti si dedicò molto a far conoscere le sue opere agli americani.

Le sue ultime opere sono La Notte di Zoraima e L'Incantesimo. Quest'ultima fu radiotrasmessa negli Stati Uniti, mentre fu messa in scena per la prima volta nel 1952 all'Arena di Verona. Montemezzi però non ebbe la fortuna di vederla perché morì pochi mesi prima a Vigasio.

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