Vagabondi, suonatori e saltimbanchi veronesi: el Tajadèla

Adesso lo si descriverebbe come un artista di strada. Girava di sagra in sagra in sidecar inventandosi canzoni spesso parodistiche oppure satiriche

Quando si parla di cantastorie, pare sempre di riferirsi ad una figura medioevale o rinascimentale, persa ormai nei meandri del tempo. Eppure per le sagre dei paesi veronesi ancora negli anni Trenta del secolo scorso si esibiva quello che ai giorni nostri viene chiamato "artista di strada". Si chiamava el Tajadèla ed era un saltimbanco che s'inventava canzoni spesso parodistiche oppure satiriche.

Girava di paese in paese in sidecar e per guadagnarsi da vivere si arrangiava anche con dei lavoretti non sempre legali. Le sue esperienze poi finivano all'interno delle storie che raccontava ai partecipanti delle sagre. Uno di questi aneddotti riguardava il contrabbando. El Tajadèla infatti raccontava di aver contrabbandato frumento dalla Svizzera. Una volta, fermato dal doganiere, non si fece perdere dal panico e quando gli chiese cosa trasportasse lui ha risposto: "Semi di paglia".

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