Cardiologia di Verona verso il futuro: impiantato il primo pacemaker invisibile

Si tratta del primo intervento compiuto in Italia: «Ci consentirà di ridurre i rischi di un impianto tradizionale e migliorare decisamente la qualità di vita dei nostri pazienti che non avvertono più la presenza del pacemaker»

Il professor Giovanni Morani e la sua equipe in sala operatoria

Nella mattinata di lunedì 1 giugno il personale della sala di Elettrofisiologia e Cardiostimolazione dell’U.O.C. di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, diretta dal professor Flavio Ribichini, ha compiuto un ulteriore importante passo verso il futuro della cardiologia, nel settore della stimolazione cardiaca permanente.

Il team di elettrofisiologia guidato dal dottor Giovanni Morani, composto dal dottor Luca Tomasi, la dottoressa Bruna Bolzan e la dottoressa Elena Franchi, oltre che dall’equipe infermieristica, ha infatti eseguito il primo impianto in Italia del Pacemaker Bicamerale MICRA AV Medtronic, invisibile e totalmente incluso nel corpo umano.

«Il viaggio verso la medicina del futuro – commenta il dottor Morani, che ha eseguito l'intervento – segna una ulteriore importante tappa che ci consentirà di ridurre i rischi di un impianto tradizionale e migliorare decisamente la qualità di vita dei nostri pazienti che non avvertono più la presenza del pacemaker, in quanto il nuovo dispositivo non necessita di cateteri dentro il corpo umano né di tasca pettorale per alloggiamento del dispositivo».

Il primo rivoluzionario traguardo, fu raggiunto nel 2016, sempre a Verona, con l’impianto di un pacemaker monocamerale totalmente senza fili, e oggi, con questa tecnica di impianto per la stimolazione bicamerale, siamo lieti di allargare la cerchia di persone curabili in modo più efficiente e sicuro offrendo una tecnologia sofisticatissima in anteprima europea oltre che nazionale.
L'esecuzione di questo innovativo impianto è permessa da un catetere che accede attraverso la vena femorale della gamba e procede fino ad una delle camere del cuore dove viene rilasciato il dispositivo per compiere il suo lavoro per 10-15 anni.

«La collaborazione tra tecnologia d’avanguardia ed eccellenza clinica – sottolinea il Primario, professor Ribichini – crea la sinergia necessaria per la realizzazione dei grandi progressi della medicina. Questa sintesi tra ricerca e assistenza, tra industria, università e ospedale è possibile a Verona grazie all’alto livello della medicina pubblica, la visione di futuro dei suoi amministratori e la fiducia di una industria che sa di poter contare con il miglior modello accademico-sanitario del Paese. Per questo l’AOUI da anni è centro di riferimento per lo sviluppo delle nuove tecnologie cardiovascolari, e sempre di più, meta ambita delle nuove generazioni di medici che vengono a Verona a studiare; un sistema virtuoso che impatta positivamente su tutti i livelli della nostra società».

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Quarantotto ore dopo l’intervento, il paziente è tornato a casa dove potrà continuare la sua vita con i propri famigliari, ed essere seguito dall’ambulatorio Pacemaker dal dottor Ruggero Tomei e, grazie alla telemedicina, il controllo potrà avvenire a distanza, senza la necessità di recarsi in Ospedale.

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