La Ginecologia di Negrar riconosciuta "Centro di riferimento regionale per l'endometriosi"

Ennesimo riconoscimento importante per l'Ospedale Sacro Cuore Don Calabria. Per l’endometriosi sono circa 12mila le visite effettuate annualmente nella Ginecologia di Negrar

Il dottor Marcello Ceccaroni, direttore del Dipartimento per la tutela della salute e della qualità di vita della donna dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria

L’endometriosi non si cura solo con la chirurgia e nemmeno unicamente con la terapia ormonale, ma richiede anche un radicale cambiamento dello stile di vita. È questo il fil rouge che caratterizza il congresso "Nuove strategie terapeutiche, stili e qualità della vita della donna: un approccio armonico alla paziente con endometriosi", in programma quest'oggi, sabato 8 giugno, nella Sala Congressi della Cantina della Valpolicella di Negrar.

L’incontro scientifico è organizzato dal dottor Marcello Ceccaroni, direttore del Dipartimento per la tutela della salute e della qualità di vita della donna dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, riconosciuto dalle nuove schede ospedaliere "Centro di riferimento regionale per la cura dell’endometriosi". Un riconoscimento costruito negli anni, durante i quali la Ginecologia di Negrar ha raggiunto livelli di eccellenza internazionali, in particolare nell’ambito chirurgico per la soluzione dell’endometriosi severa. Condizione questa per cui l’endometrio, la cui sede naturale è nell’utero, intacca organi quali la vescica, l’uretere, l’intestino e in alcuni casi anche i nervi pelvici, condannando molte donne (sono circa 3 milioni coloro che ne soffrono in Italia) a dolori invalidanti per anni. Al convegno interverranno specialisti ginecologi dell'IRCCS di Negrar ed esperti provenienti da altre realtà nazionali.

Sono il 68% le pazienti da fuori regione che accedono al “Sacro Cuore Don Calabria” per l’endometriosi, circa 12mila le visite effettuate annualmente, ma sono "solo" 1.500 gli interventi effettuati, a dimostrazione che la chirurgia non è l’unica soluzione. Anzi, sottolinea il dottor Ceccaroni, «è la "scialuppa di salvataggio" da usare quando è strettamente necessaria e al momento giusto. Noi vantiamo una casistica di interventi tra le più alte a livello internazionale, ma questo è dovuto al fatto che essendo il nostro un Centro di terzo livello accedono dai noi casi estremamente gravi, magari reduci da decine di operazioni chirurgiche inutili e non risolutive. Le pazienti che si rivolgono a noi hanno subito in media quattro interventi, ma il range va da 0 a 20. Questo non significa – precisa il ginecologo- che la malattia si è ripresentata 20 volte, in quanto il tasso di recidiva dopo un intervento radicale è dell’8%. Significa invece che sono state operate fino a 20 volte in maniera non accurata e spesso inutilmente».

Infatti, soprattutto per quanto riguarda le pazienti più giovani, è molto spesso più indicato mantenere stabilizzata la malattia e un periodico follow-up che procedere con la chirurgia. «Oggi abbiamo a disposizione estro-progestinici (la cosiddetta pillola) e progestinici molto efficaci nel bloccare la formazione di tessuto endometriosico – sottolinea Ceccaroni – e quindi in grado di attenuare la sintomatologia dolorosa. Possono essere assunti fino al momento in cui la donna, alla luce di una malattia stabilizzata, decide di intraprendere una gravidanza e ripresi dopo il parto e l’allattamento. Se il bambino non arriva, allora si può pensare di rivolgersi ad un "Centro Fertilità" o di intraprendere la strada chirurgica. Quello che mi preme sottolineare è che la presenza di endometriosi non significa necessariamente sterilità: solo il 25% delle donne con questa malattia non può concepire». 

Tuttavia anche la pillola come la chirurgia non risolve da sola la malattia, ma, come viene sottolineato nel corso di alcuni interventi al congresso, è importante accompagnarla con l’assunzione di integratori e uno stile di vita sano, fatto di diete anti-infiammatorie e di attività fisica. «I principi attivi di origine naturale contenuti negli integratori - spiega il dottor Marcello Ceccaroni - hanno l’obiettivo di ridurre la liberazione di sostanze chimiche (le citochine) causa dell’infiammazione, del dolore addominale, muscolare e articolare, della fatica cronica, della febbricola di cui soffrono le donne colpite dalla malattia. Lo stesso per quanto riguarda la corretta alimentazione e l’attività fisica costante. La patologia resta, ma i sintomi vengono tenuti sotto controllo come accade per qualsiasi malattia cronica».

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