Sanità, carenza di medici. «Nel 2025 in Veneto ne mancheranno 500»

L'allarme è lanciato dal Codacons che chiede un incontro con l'assessore regionale Lanzarin. Nel frattempo la Regione investe in materiali e strumentazioni e le opposizioni attaccano: «Tecnologia indispensabile, se qualcuno la usa»

Foto di repertorio

«Entro il 2025 mancheranno in Veneto circa cinquecento medici, a causa della carenza di camici bianchi che interessa tutta Italia e che peggiorerà nei prossimi anni, in relazione ai pensionamenti che non riusciranno ad essere compensati dalle nuove assunzioni». La denuncia è del Codacons che ha chiesto un incontro all'assessore regionale alla sanità Manuela Lanzarin.

Sono tanti i medici che si formano in Italia e che poi vanno a far carriera all'estero, dove maggiori sono le gratificazioni. D'altronde, lo ha confermato anche il direttore regionale della sanità veneta Domenico Mantoan che i medici italiani sono sottopagati. E così ogni Regione corre ai ripari come può: il Veneto vuole richiamare i medici in pensione per contrastare la carenza di personale e lo stesso vuole fare il Molise, mentre la Toscana vorrebbe ricorrere ai neolaureati. Tutte soluzioni criticate dall'associazione dei medici italiani Anaao Assomed.
L'emergenza, però, va affrontata. E per questo l'associazione dei consumatori Codacons vorrebbe incontrare l'assessore Lanzarin e propone l'accreditamento al servizio sanitario degli studi medici privati, come già avviene con le cliniche convenzionate. Per l'associazione basterebbe infatti apportare le necessarie modifiche alla normativa vigente per consentire a tutti i pazienti di poter accedere nel modo più agevole possibile alle prestazioni di cui necessitano, attraverso l'introduzione della possibilità di ottenere la prestazione sanitaria presso strutture private non accreditate a fronte del pagamento del ticket sanitario regionale.

Nel frattempo la Regione Veneto ha anche annunciato investimenti per più di 50 milioni di euro per l'acquisto di materiali e strumentazioni sanitarie, scatenando però le critiche delle opposizioni in consiglio regionale. «Investire in tecnologia va bene, ma sarebbe meglio impiegare queste risorse per l'assunzione di specialisti: non parleremmo più di liste di attesa interminabili e pronto soccorso bloccati, né saremmo costretti a richiamare al lavoro medici pensionati o a fare reclutamento all'estero», hanno affermato i consiglieri Cristina Guarda, Piero Ruzzante e Patrizia Bartelle. «La tecnologia è indispensabile, occorre però sempre qualcuno che la usi - hanno aggiunto - Senza personale adeguato, le apparecchiature rischiano di essere inutili».

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