Attacco shock di Vito Comencini da Pontida: «Mattarella mi fa schifo»

Il deputato leghista si è espresso così all'assemblea della Lega Giovani nei confronti del Presidente della Repubblica, "colpevole" di aver dato il via libera all'accordo M5S-PD seguendo le linee dettate dalla Costituzione

Il deputato leghista Vito Comencini - Immagine d'archivio

«Mattarella mi fa schifo» perché «mi fa schifo chi non tiene conto del voto del 34 per cento degli italiani». Lo scioccante attacco al Presidente della Repubblica, come riporta RaiNews, è partito dall'assemblea della Lega Giovani che si è tenuta a Pontida e a pronunciarlo è stato il deputato veronese del Carroccio, Vito Comencini
Il leghista si è scagliato dunque contro il Capo dello Stato, "reo" di aver acconsentito alla formazione del nuovo Governo M5S-PD, dopo che il partito guidato da Salvini aveva aperto la crisi nei giorni precedenti a Ferragosto. Parole, quelle di Comencini, che non potevano non generare polemiche, alla luce anche del fatto che la scelta di Matterella (che oltre ad essere giurista, avvocato e accademico, è stato anche giudice della Corte Costituzionale) risulta sposare appieno la Costituzione Italiana, mentre il 34 per cento citato dal deputato leghista fa fede alle elezioni europee che si sono svolte a maggio 2019 e non alle consultazioni politiche che hanno avuto luogo il 4 marzo 2018 (inutili pertanto alla causa cavalcata dal leghista). 

«Sono certo che il Deputato della Lega Comencini sarà chiamato dalla magistratura a rispondere di vilipendio al Presidente della Repubblica, sempre che lui e il suo segretario Salvini non si scusino immediatamente e ritrattino». Ha commentato l'esponente del PD Emanuele Fiano su social, dove si è espresso anche Davide Faraone: «A me fai schifo tu. Primo perché insulti un grande galantuomo come Sergio Mattarella, secondo perché dimostri di sconoscere la Costituzione e le nostre regole democratiche. Reazione rabbiosa di un cretino fortunatamente cacciato all’opposizione». 
Su Twitter è arrivato anche il commento del deputato del PD Filippo Sensi: «Mi auguro che il deputato Comencini rinunci ai suoi privilegi e risponda degli insulti rivolti al Capo dello Stato. Così come chiedo a Salvini e alla Lega di prendere immediatamente le distanze dalle sue parole a Pontida. Una cosa è il giudizio politico, un'altra questa vergogna».

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SALVINI - In un intervista al Corriere della Sera, il leader del Carroccio Matteo Salvini ha commentato a modo suo la vicenda, cercando in parte di smorzare i toni (anche se non del tutto) ma "dimenticando" ancora di sottolineare la piena legittimità della decisione del Presidente della Repubblica e continuando a fare riferimento ad una presunta "maggioranza degli italiani": «Sono toni sicuramente sbagliati. Però, sento decine di persone che chiedono "ma perché non si vota?". Sono assolutamente convinto che si debba mantenere il rispetto, ma è anche chiaro che la maggioranza degli italiani si sente tradita e presa in giro. Siamo sempre lì: perché il Pd è al governo? A una persona normale questa sembra una follia»

NEL VERONESE - Ma oltre alla politica nazionale, anche quella scaligera ha registrato le reazioni di alcuni esponenti, partendo da Elisa La Paglia (PD): «Vito Comencini, deputato e consigliere comunale di Verona della Lega oggi prova a macchiarsi anche di vilipendio al Capo dello Stato. Comencini è quello che nega i cambiamenti climatici, i diritti LGBT, insultava i meridionali e oggi è arrivato a dire con enfasi “Mattarella mi fa schifo”. #DIMISSIONISUBITO Verona non merita questa vergogna!». 
Queste invece le parole del consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune, Michele Bertucco: «Vito Comencini "il nulla politico" che a Verona continua a fare anche il consigliere comunale e ha sostenuto tutte le idee di destra più estreme (dice che i cambiamenti climatici non esistono, è contro la legge 194, spalleggia sempre il camerata Bacciga nelle sue iniziative fasciste …). Ora si scaglia contro Mattarella perché applica la Costituzione e rilancia una bufala su Pertini, il quale baciò la bara di Enrico Berlinguer e non quella di Tito. Al peggio non c'è mai fine...».

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