Verona, primarie del centrodestra ferme. Tosi porta l'ambizione in Regione: dopo Zaia ci sarà lui?

Il sindaco di Verona, secondo i benininformati, sarebbe pronto a tentare l'assalto all'amico-nemico presidente del Veneto. Dovrà combattere con la Lega in dissoluzione e gli accordi per i candidati di Forza Italia

Sarebbe prossimo alla Regione. Non tornerebbe però in qualità di consigliere (già eletto nel 2002) o da assessore (alla Sanità, nel 2005-2007). Flavio Tosi, sindaco di Verona, punta alla poltrona dell’amico-nemico Luca Zaia. Presidente di Regione: questa la carica che il segretario della Lega Nord in Veneto potrebbe volere veder accostata al proprio nome, nei prossimi anni. Una volta concluso il suo secondo “terribile” mandato a Verona. Gli scandali (Agec, Giacino, Parentopoli tra gli altri) che l’opposizione gli imputa farebbero perdere pazienza e fiducia anche a un santo. A spiegare le nuove ambizioni di Tosi è il Corriere Veneto, che ipotizza la sede della Giunta come nuova “casa” amministrativa del sindaco scaligero. Per ora c’è che la sua Fondazione, “Ricostruiamo il Paese” sta battendo a tappeto, con conferenze e incontri, tutto il territorio italiano.

L’ascesa di Matteo Renzi, tuttavia, non gli avrebbe giovato. Da sconfiggere ci sarebbero due “simboli” della politica, ora. Mentre prima l’unico “totem” era Silvio Berlusconi: da attaccare attraverso la richiesta di primarie, di ringiovanimento della politica, delle dimissioni per le condanne. Anche le elezioni europee sarebbero una nota dolente, nonostante gli auspici e la rilettura dei sondaggi. Come spiega il Corriere Veneto, l’biettivo di Tosi è “fuori Verona”.

“Zaia permettendo. Il governatore per il momento resta alla finestra, fedele al motto per cui «se ti entra una tigre in casa, la soluzione più semplice alle volte è aprire la porta e lasciarla uscire». Come lui la pensano in molti nei corridoi del consiglio regionale: «Tra un'inchiesta e una puntata di Report il fenomeno Tosi finirà per sgonfiarsi da solo». Sarà. Intanto, però, qualche incontro c'è stato, alle porte di Verona, tra mediatori che hanno già attraversato un paio di Repubbliche e improbab”ili candidati a cui è stato chiesto di rinnegare i dissidi passati ed accettare un posto in Lista Tosi.

E la Lega? La Lega, ormai, viene data per dissolta: siamo alla guerra per bande e ognuno gioca la sua partita. Tra le tante, dicono perfino che il segretario federale Matteo Salvini sarebbe pronto a «prendere provvedimenti» contro Tosi subito dopo le Europee, così da ricordagli quali sono le gerarchie, dall'uscita dall'Euro all'indipendenza. Va da sé che Tosi sa perfettamente che scalzare Zaia dalla poltrona di governatore non è affatto impresa facile. Lo sottolinea chi gli è molto vicino, rimarcando anche che la presidenza del Veneto è da sempre un suo obiettivo. Obiettivo sì, ma complicato da raggiungere.

Servirebbero mosse e contromosse atte a minare la solidità (?) del centrodestra veneto. Si parla di accordi tra Berlusconi e Alberto Giorgetti (in procinto di passare a Forza Italia) per una candidatura in Regione di quest'ultimo. Con l'ex sodale Marino Zorzato (Ncd) ad appoggiare Zaia e possibili baruffe sulla scelta del candidato unico. Con ipotesi ancor più arzigogolate di successivi accordi tra lo stesso Giorgetti e Tosi, con il primo dirottato verso Palazzo Barbieri (il Comune di Verona) e il secondo proiettato - come terzo incomodo - alla guida della Regione, provando così a realizzare il sogno che gli fu fatto balenare davanti agli occhi dall'allora segretario nathional Gian Paolo Gobbo in cambio della non belligeranza (tradimento mai digerito da Tosi).”

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