Verona, cene calabresi per decidere gli appalti in città: Report contro il presunto "Sistema Tosi"

La puntata su Rai3 parla di sospetti incontri tra il sindaco di Verona e altri politici locali e personalità del Sud. Si tira in ballo un coinvolgimento della 'ndrangheta. Ma le prove sarebbero scarse

L'ex assessore allo Sport, Marco Giorlo e il sindaco di Verona, Flavio Tosi

Tanti nomi nell’inchiesta di Report sul presunto malaffare che aleggia attorno alla città di Verona. Nei servizi andati in onda durante i 34 minuti di montaggio della trasmissione “Report” di Rai3 c’è spazio per due argomenti: il fantomatico “video hard” che potrebbe compromettere il sindaco Flavio Tosi e i presunti legami tra la malavita organizzata calabrese e i politici-amministratori del Comune. Si parla del presidente della Provincia di Crotone, Stanislao Zurlo, della consigliere comunale della Lista Tosi, Katia Forte, di Raffaele Vrenna definito “imprenditore border-line” dal capo della divisione antimafia di Catanzaro, Antonio Lombardo, e ancora si intervista Luigi Bonaventura, ora collaboratore di giustizia e reggente del clan Vrenna–Bonaventura. Spiega il giornalista di Report, Sigfrido Ranucci, che Bonaventura “è stato a capo del braccio armato della cosca e ha partecipato alla strage di piazza Pitagora che nel ‘90 ha spianato la strada all’ascesa imprenditoriale dei Vrenna”. E poi di Marco Giorlo, assessore comunale allo Sport, dimessosi dal suo incarico in giunta pochi giorni fa, dopo la polemica scoppiata con la sua intervista a Rai3.

Secondo la trasmissione televisiva ci sarebbero punti oscuri a partire dagli incontri pubblici a cui il sindaco ha partecipato a Crotone, in occasione della presentazione del programma della sua Fondazione “Ricostruiamo il Paese”. Si parla dunque di cene organizzate dalla consigliera Forte in cui compare a capotavola Raffaele Vrenna, già condannato in primo grado per concorso esterno alla mafia ma poi assolto. Vrenna viene coinvolto in qualità di “sponsor” della serata. La tosiana veronese lo ringrazia apertamente anche se, al termine della trasmissione avrebbe chiarito che la cena era pagata da “me e mio padre, non da un imprenditore border-line”. Il giornalista poi spiega che “di Raffaele Vrenna hanno parlato 3 collaboratori di giustizia. Le loro deposizioni sono al vaglio della procura di Catanzaro. Uno di questi è Luigi Bonaventura”. Vrenna nega la versione del collaboratore di giustizia il quale però in un interrogatorio rimasto a lungo secretato, ha parlato di un summit nel 2006 dove erano presenti uomini delle cosche del Nord e imprenditori venuti da Verona. “Per la prima volta, fa i nomi”, spiega Ranucci. Quelli di un componente della famiglia Giardino. “Uno di questi boss orbitanti a Nord - ha confessato Bonaventura - afferma all’altro affiliato che finalmente il partito che odia i terroni ce l’avevano in mano”.

REPORT: "VIDEO HARD PER RICATTARE TOSI". MA NON C'E' TRACCIA. LUI: "SONO DELLE M..."

"IGNOBILE ATTACCO", "DIMISSIONI", "CHIAREZZA", "INFAMIA": LE REAZIONI

La ricostruzione di Report ricomincia da qui: “I Giardino sono una numerosa famiglia di costruttori, di origine crotonese, da tempo però vivono a Verona. Hanno la passione per il soft-air. Alcuni di loro hanno sulle spalle reati di riciclaggio, rapina detenzione di stupefacenti, truffa e ricettazione. A fianco di Antonio Giardino, c’è Francesco Sinopoli. Quel Sinopoli, candidato ed eletto nella lista Tosi. I Giardino, secondo il racconto di un imprenditore, sono stati presenti nelle cene organizzate per la campagna elettorale di Tosi e del suo assessore di origine calabrese, Marco Giorlo con cui Tosi passa le vacanze in Calabria”.

Secondo un testimone, imprenditore dal volto oscurato, alle cene si parlava di appalti e assunzioni per i calabresi che avrebbero votato per Tosi. Secondo il racconto erano presenti anche il vicesindaco Stefano Casali e lo stesso Giorlo. Ma Casali smentisce categoricamente di essere mai andato in Calabria. E su Giorlo viene trasmesso l’approfondimento che lo riguarda. In cui smentisce, poi dice di "non ricordare" e smentisce ancora. In più c'è un altro dettaglio piccante. Quello dove si presume di un “affare a luci rosse” che l’ex assessore avrebbe avuto con una donna rumena. Sesso in cambio di un lavoro e poi il “silenzio” dietro il pagamento di una presunta cifra di 5mila euro versata dal politico per ritirare la denuncia in procura.

"Sono stati organizzati dei festini con delle escort in un appartamento dietro al teatro Filippini, lei ne sa niente?" "No assolutamente. Sono invenzioni, cioè... non so... io sinceramente, a parte che sono una persona corretta, 32 anni che sono sposato..."

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