I veneti diventano una "minoranza nazionale", il dialetto arriva a scuola?

La Legge n.116 è stata approvata in Consiglio regionale con 27 voti favorevoli, 16 contrari e 5 astenuti. Tre tosiani (Negro, Bassi e Conte) hanno votato a favore, contrario invece Casali: "Non ci sono spaccature nel gruppo"

La legge n.116, “Applicazione della convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali”, che vede la popolazione veneta come una "minoranza nazionale" e che ipoteticamente apre la strada dell'insegnamento del dialetto nelle scuole, con tanto di patentino di bilinguismo, è stata approvata dal Consiglio regionale del Veneto con 27 voti favorevili, 16 contrari e 5 astenuti. 

Hanno votato a favore i consiglieri tosiani Giovanna Negro, Maurizio Conte e Andrea Bassi: "Riconoscere il popolo veneto nella sua identità e lingua è una risorsa – spiegano i tre consiglieri tosiani - si continua a parlare della fuga dei cervelli all’estero invece vogliamo che i nostri studenti e talenti rimangano in Italia e nel Veneto, a ricoprire i ruoli che meritano. Questa legge va di pari passo con la richiesta di una propria autonomia e indipendenza che auspichiamo verrà applicata quanto prima. Abbiamo l’esigenza di tutelare il nostro patrimonio storico-culturale, linguistico e quindi identitario. Il popolo veneto venga ora finalmente riconosciuto e tutelato in quanto comunità storica. Assieme alla lingua, i veneti portarono con sé le loro usanze e tradizioni, i loro costumi, anche sacrali, le loro tecniche di coltivazione e allevamento come ad esempio la ceramica e le tecnologie dei metalli. Una civiltà che aveva una scrittura con un proprio alfabeto e oggi non deve essere perduto ma nemmeno confuso con l’Italiano. La Regione ha già riconosciuto il popolo Veneto come soggetto di diritto internazionale, chiedendo il Referendum regionale per l’autonomia e l’indipendenza, e pur non essendo questo Pdl impegnativo sul piano dell’indipendenza, noi auspichiamo sia un ulteriore significativo passo in quella precisa direzione". 
Della stessa fazione ma di diversa opinione Stefano Casali, che giustifica così il suo voto contrario: "Ho votato contro la Legge perché i veneti sono una maggioranza operosa di questo paese e trovo che la norma vada a sminuire il loro ruolo nell’Italia. Un popolo che ha sempre lavorato molto e non si considera affatto una 'minoranza'. Inoltre i vari dialetti nel territorio regionale regione sono diversissimi, da una parte all’altra del Piave si parla con diverso accento, consideriamo poi, ad esempio, il dialetto di Malcesine sul Lago di Garda, quello nel bellunese o nel polesine. Ogni 'campanile' ha una sua storia e diversa lingua, linguaggio orale. Trovo personalmente offensivo considerare i veneti una minoranza nazionale, perché non lo sono. Sono un’enorme forza, d’esempio al Paese".

I quattro smorzano sul nascere le voci di possibili rotture all'interno del movimento: "Nessuna spaccatura interna al gruppo, solo libertà di scelta e posizioni diverse nel rispetto delle aree politiche di provenienza. Qualcuno sembra non avere capito che la nostra diversità nel voto non è il segno di una frattura né di contrasti interni, bensì di rispetto reciproco delle diverse considerazioni riguardo ad una tematica delicata in cui abbiamo deciso di lasciare libertà di voto, anche in relazione alle aree politiche di provenienza".

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