Economia e coronavirus, il Veneto si fa sentire: «Non fermiamo il cuore produttivo dell'Italia»

L'Ass. regionale al Lavoro Elena Donazzan fa il punto della situazione, avanzando proposte per il governo e volendo tutelare anzitutto il turismo che «è la prima industria del Veneto»

Tavolo con l'Ass. regionale al Lavoro Elena Donazzan

«Le preoccupazioni maggiori in termini di impatto economico e occupazionale, - spiega l'Ass. Donazzan - riguardano fin da subito il turismo, settore trainante nell’economia veneta. Ma entra in sofferenza anche l'export, a cominciare dal rinvio di importanti eventi fieristici che, nel medio periodo, può comportare conseguenze importanti, non solo in termini economici ma di volumi di lavoro. Il fermo del cuore produttivo del Nordest equivale ad affossare l’economia italiana». Incontrando i rappresentanti della Commissione regionale per la concertazione tra le parti sociali nella sede di Veneto Lavoro sulla situazione economica e sociale determinata dalla problematica sanitaria legata al "nuovo coronavirus", l’assessore regionale al Lavoro Elena Donazzan ha messo a fuoco le principali richieste del mondo economico e sociale e assunto i primi impegni per il governo regionale.

«La Regione Veneto – fa sintesi l’assessore Donazzan – si fa interprete e coordinatrice delle richieste delle parti sociali per suggerire proposte utili e concrete al Governo nella scrittura dei prossimi decreti. Al primo posto c’è il turismo, che è la prima industria del Veneto: oltre ad uno stretto monitoraggio sull’evoluzione del settore, assunto di concerto con il collega alle politiche per il Turismo, abbiamo approvato un documento che sottoponiamo subito al Governo per la stesura dell'imminente decreto. Ci faremo carico, inoltre, delle istanze del mondo produttivo e del lavoro anche presso gli organismi comunitari, perché problema non è solo italiano ma europeo».

«Al governo, inoltre, chiedo di non rinviare ulteriormente i tavoli tecnici presso il Ministero dello Sviluppo Economico dedicati alle grandi crisi aziendali del nostro tessuto produttivo,  perché si tratta di situazioni urgenti che non possono essere differite. Le imprese che stanno vivendo una situazione di crisi e di transizione non possono essere lasciate nell'incertezza rispetto ai percorsi già avviati». La Commissione per la concertazione tra le parti sociali, all’unanimità, ha proposto i che i datori di lavoro danneggiati dagli effetti dell’emergenza sanitaria possano ricorrere allo strumento della CIG in deroga su tutto il territorio regionale. Un intervento possibile – secondo la Commissione - anche perché rimarrebbero disponibili per la Regione Veneto, dalla gestione precedente, oltre 50 milioni di euro, giacenti presso l’INPS e utilizzabili attraverso un urgente intervento legislativo ad hoc.

La Commissione, pertanto, chiede l’inserimento di una norma apposita nel decreto che sta per essere adottato dal Governo per riattivare la CIG in deroga in tutto il territorio regionale, da regolare in base ad accordi tra le parti sociali. La Commissione raccomanda inoltre di semplificare le modalità di gestione degli ammortizzatori (anche intervenendo su vincoli temporali e omogeneizzando le causali) e nell’utilizzo dello smart working. In questa circostanza è necessario considerare l’impatto della crisi verso i lavoratori autonomi e “partite Iva”.

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Parti datoriali e sindacali hanno inoltre attivato un monitoraggio periodico della crisi attraverso gli strumenti di analisi a disposizione e auspicano che le misure in deroga regionali abbiano caratteristiche di omogeneità tra i territori. Infine, impegnano il Governo a garantire la programmazione e il mantenimento dei tavoli di crisi aziendale, utilizzando eventualmente anche la modalità telematica, al fine di garantire il superamento delle situazioni di difficoltà aziendali che interessano il territorio regionale.

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