Test antidroga nelle scuole. «Perché agli studenti e non ai politici?»

Un gruppo di associazioni e partiti di Verona ricorda la mozione approvata e mai attuata per sottoporre ad esami antidroga anche gli amministratori locali. Risponde Sboarina: «Ho scritto all'Ulss, quando ci chiameranno faremo anche noi i test»

Foto generica di repertorio

La scuola deve rimanere luogo di prevenzione e in nessun caso diventare laboratorio di sperimentazione di politiche repressive su base ideologica.

Cambiano le parole usate, cambiano i soggetti che le pronunciano, ma il concetto rimane lo stesso. Lo ripetono presidi, professori, studenti, ed ora anche associazioni e forze politiche di Verona; tutti contrari al protocollo che il Comune di Verona vuole attivare insieme all'Ulss 9 Scaligera e all'Ufficio Scolastico e che introdurrebbe test antidroga su base volontaria per gli studenti delle scuole medie e superiori della città.

Rifondazione Comunista Verona, Circolo Pink, Suburban, Potere al Popolo Verona, Paratodos, Verona in Comune e Sinistra in Comune hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta con cui esprimono la loro contrarietà a questa nuova iniziative dell'amministrazione comunale. 

Vorremmo porre l'accento su un dettaglio che pare sfuggito ai più - scrivono le associazioni e i partiti veronesi - Dopo la proposta di sottoporre i giovani studenti al test antidroga, la formazione politica Verona Domani presentò, il 4 febbraio 2019, una mozione che impegnava la stessa giunta comunale a firmare un protocollo d'intesa con l'Ulss scaligera, con l'obiettivo di sottoporre gli amministratori politici e i componenti dei consigli di amministrazione su nomina diretta o indiretta del sindaco allo stesso test previsto per i ragazzi, al fine di verificare eventuali assunzioni di sostanze stupefacenti o abusi alcolici. La volontarietà restava ovviamente un vincolo sacrosanto e i risultati, certificati dal protocollo cui si faceva riferimento nella mozione, sarebbero stati pubblicati sul portale del Comune. Tra le motivazioni della mozione veniva messo nero su bianco: «Non vi è dubbio che tra le funzioni educative più importanti, insieme alla famiglia e alle istituzioni appartenga proprio alle amministrazioni e ai suoi rappresentanti, nel fornire modelli educativi e stili di vita utili a prevenire e contrastare l’uso di sostanze stupefacenti».
Chiaramente per chi non si offrisse oggi volontario varrebbe la stessa gogna mediatica, già indicata anche da alcuni degli stessi consiglieri di maggioranza che si sono espressi con pregiudizio rispetto ai giovani studenti che decidessero legittimamente di negare la loro disponibilità all'esame.
Ma le nostre sono considerazioni che non hanno molto valore, visto che, a distanza di un anno esatto dall'approvazione della mozione, nessun protocollo è stato avviato e, di conseguenza, nessun test è stato eseguito sugli amministratori politici.
Eppure, a pensarci bene, anche alla luce di inchieste giornalistiche che hanno appurato il largo utilizzo di una droga davvero pericolosa come la cocaina all'interno dei luoghi della politica a livello nazionale, dovrebbero essere proprio gli amministratori politici a voler dimostrare alla comunità che le decisioni prese non sono frutto di offuscamenti dovuti all'assunzione di droga o alcol.
Cattivi maestri dunque, che ai roboanti propositi non fanno seguire alcun esempio concreto, e che invece impongono arrogantemente ai più giovani ciò a cui loro stessi si negano, nonostante il ruolo di guida nella conduzione della città lo richiederebbe di più rispetto a quello di studente e studentessa, non gravato di altrettanta responsabilità.

Immediata la replica del sindaco di Verona Federico Sboarina.

Il consumo di stupefacenti va arginato con tutti i mezzi a disposizione - ha scritto Sboarina - La repressione è uno strumento, ma non è l'unico. Altri ce ne sono per cercare di frenare un fenomeno che non è ancora un'emergenza sociale ma è in lenta crescita, soprattutto trai giovani studenti, delle superiori ma anche delle medie.
Come amministrazione non possiamo far finta che il problema non ci sia o non ci riguardi: negli anni si è abbassata l'età del primo approccio alle sostanze, con ricadute su tutta la comunità. Abbiamo deciso di mettere in campo forze e risorse dedicate esclusivamente ad affrontare questa piaga, perché non può stare con le mani in mano di fronte a numeri preoccupanti.
Non ci sono solo i controlli a tappeto che gli agenti della polizia municipale effettuano ogni giorno su tutto il territorio comunale, con l'aiuto dell'unità cinofila di cui per la prima volta si è dotato il Comune. C'è anche il dialogo e la collaborazione tra le istituzioni, per un lavoro di squadra da cui non si può prescindere se si vogliono raggiungere risultati concreti.
Sono d'accordo nel realizzare i test, ma non è compito del Comune promuoverli e realizzarli. Sul fronte preventivo siamo in contatto con la Comunità di San Patrignano per un percorso di prevenzione delle dipendenze e del disagio giovanile dedicato agli studenti delle superiori.
Una novità per il Comune, che ci vede ancora una volta collaborare con l'Ufficio Scolastico Provinciale, per un coinvolgimento dei giovani attraverso incontri, spettacoli ed esperienze a diretto contatto con chi nel tunnel della droga ci è passato.
Per quanto riguarda la mozione che impegnava gli amministratori, su base volontaria, a sottoporsi a test antidroga, immediatamente dopo la sua approvazione in consiglio comunale ho inviato una lettera all'Ulss chiedendo di attivarsi per i controlli. Rimaniamo in attesa di essere convocati e, appena saremo chiamati, ci sottoporremo al test.

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