TAV, Vincenzo D'Arienzo: "Lo stop alla tratta Brescia – Verona è ufficiale"

Il senatore del PD commenta aspramente: "Il Governo ha confermato la sua ostilità contro gli interessi di Verona. Voglio vedere i parlamentari veronesi cosa faranno adesso. Votando il DEF si esprimeranno contro il nostro futuro sviluppo"

Il Governo ha confermato il riesame (ed il blocco) della linea alta velocità Brescia-Padova. Per la prima volta in un documento ufficiale il pericolo che corre Verona.

A pagina 72 della Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, la frase è lapidaria: 

“Il Governo inoltre ribadisce la sua intenzione di portare a compimento gli investimenti strategici seguendo standard rigorosi di efficienza e, a questo scopo, intende sottoporre ad una rigorosa analisi costi-benefici e a un attento monitoraggio le grandi opere in corso (i.e. la Gronda autostradale di Genova, la Pedemontana lombarda, il terzo valico, il collegamento tra Brescia e Padova e la tratta Torino-Lione).

L’analisi sarà elaborata dalla Struttura Tecnica di Missione del MIT che svolge funzioni di alta sorveglianza, promuove le attività tecniche ed amministrative non solo per l'adeguata e sollecita progettazione e approvazione delle infrastrutture, ma anche per la vigilanza sulla realizzazione delle infrastrutture stesse.”

A riportarlo è il senatore veronese del Partito Democratico Vincenzo D'Arienzo con una nota diffusa. 

Poche ma chiare parole, che per la prima volta appaiono in un documento ufficiale del Governo italiano.

Finora abbiamo valutato sempre e solo dichiarazioni pubbliche, il DEF, invece, è nota ufficiale e programmatica del Governo.

È solo una stupidità ideologica. Dal 2015, l'opera è stata già revisionata. Infatti, escluso il nodo di Verona Ovest, il project review ha consentito una riduzione del costo dell’investimento da 3.587 mln € a 3.054 mln €, con un risparmio di 533 mln € a parità di prestazione. In particolare, per il 1° lotto funzionale “Brescia Est-Verona” si è ottenuto un costo pari a 2.499 mln € (Delibera CIPE 42/2017) e per il 2° lotto funzionale “Quadruplicamento uscita da Brescia Est” si è ridotto il costo fino a 555 mln € (CDP RFI 2017-2021).

Analogamente, nel caso della tratta “Verona – Bivio Vicenza”, relativamente al il 1° lotto funzionale, si è conseguita una riduzione del costo dell’investimento da 2.790 mln € (CDP RFI 2012-2016 Agg. 2016) a 2.713 mln € con un risparmio di 77 mln € (Delibera CIPE del 22 dic. 2017 capitolo Infrastrutture).

Entro il 2025 bisognerebbe completare i percorsi alta velocità a Verona per cogliere le opportunità offerte dall’entrata in esercizio del tunnel ferroviario del Brennero.

Collaborata dalla presenza del Quadrante Europa, l'alta velocità ferroviaria favorirà la crescita del nostro territorio e lo sviluppo grazie alla naturalmente vocazione per la logistica.

Verona, che è già il primo centro intermodale d’Europa, subirebbe un impulso ancora più forte con i benefici che questo comporta, ivi compresi quelli ambientali.

Anziché favorire questo quadro di crescita, si lavora al contrario: la messa in discussione della tratta Brescia – Verona, oltre a far crescere il traffico su gomma, effetto perverso e conseguente con l’alta velocità bloccata, cancellerebbe una reale prospettiva di sviluppo.

Ai treni superveloci che arrivano da Brescia sono collegate anche le altre tratte in progettazione (Verona/Pescantina, Verona/Padova e nodo di Verona) che, a quel punto, subirebbero giocoforza uno stop che non solo rallenterebbe la tabella di marcia, ma inficerebbe il nostro progresso economico e sociale.

Il Governo ha confermato la sua ostilità contro gli interessi di Verona.

Voglio vedere i parlamentari veronesi cosa faranno adesso. Votando il DEF si esprimeranno contro il nostro futuro sviluppo.

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