Battaglia Palazzo delle Poste, il consigliere Bacciga chiede di rimuovere la targa

L'episodio della storia veronese che vide fronteggiarsi le truppe tedesche naziste e i soldati e cittadini italiani il 9 settembre 1943, all'indomani del proclama di Badoglio, è stato messo in discussione dal consigliere della lista del sindaco Sboarina con un'interrogazione in Comune

La targa affissa in piazza Viaviani che ricorda la battaglia del Palazzo delle Poste e le sue vittime

Tra le iniziative da consigliere comunale intraprese dall'esponente di Battiti per Verona (la lista del sindaco), Andrea Bacciga, è spuntata in data 6 settembre scorso una nuova "interrogazione a risposta scritta", inerente per la precisione la «Targa sita in Piazza Viviani in ricordo della battaglia in difesa del Palazzo delle Poste».

Di che si tratta? Dalle conclusioni del documento firmato dal consigliere, la si potrebbe ritenere quasi una ricerca storica, una di quelle attività da professoroni universitari che passano il tempo a consultare impolverati documenti negli archivi per ricostruire il più o meno recente passato del Paese, o più capillarmente ancora, di una città. Il consigliere Bacciga, infatti, scrive a proposito della targa di Piazza Viviani affissa per ricordare la battaglia in difesa del Palazzo delle Poste e le sue vittime, avvenuta a Verona all'indomani del proclama del generale Badoglio nel 1943: «Si chiede all'Assessore e all'Ufficio competente di riuscire a recuperare e di valutare tutta la documentazione storica comprovante l'evento della battaglia del Palazzo delle Poste e il decesso dei sei ignoti. In caso contrario, in assenza di prove storiche certe dimostranti tale evento, di considerare la seria possibilità di rimuovere di (sic) tale targa».

Ora, strafalcioni consiliari a parte, nessuno vuol dubitare dell'enorme amore che «l'assessore e l'Ufficio competente» del Comune di Verona certamente ripongono nei confronti della storia italiana e di quella veronese nello specifico, ma di qui ad eleggerli "storici professionisti", scienziati cioè di quella disciplina che ha regole e strumenti suoi ben precisi e che si chiama Storia, per farli diventare specialisti della Resistenza e, per giunta, specialisti "negazionisti", ecco, tutto questo non riesce ad evitarci un amorevole sorriso...Quanto tempo avrebbero le persone elette a tale scopo dal consigliere Bacciga per raccogliere tutta la documentazione? Dopo quanti giorni, mesi o magari anni, il tentativo di ricerca dovrebbe dichiararsi "fallito" e portare alla conclusione che la targa debba essere rimossa «in assenza di prove certe dimostranti tale evento»? 

A giudicare dalle premesse contenute nell'interrogazione presentata dal consigliere Bacciga, pare che «l'assessore e l'Ufficio competente» non avrebbero poi molto tempo a disposizione, perché a detta del consigliere di Battiti per Verona, in fondo, è sufficiente citare un articolo di giornale e una lettera per revisionare un episodio della storia italiana: «In data 9/10/2000 - scrive nella sua interrogazione il consigliere Bacciga - il giornale L’Arena di Verona riportava una lettera del giornalista Sergio Stancanelli, riferendo che "la cosiddetta battaglia nel Palazzo delle Poste alla quale avrebbero preso parte 50 giovani…non ebbe mai luogo" ed "è frutto di pura fantasia". Il sig. Stancanelli aveva scritto che "il motivo per cui di loro non si conoscevano non solo le generalità, ma neppure si sapeva dove fossero finiti i cadaveri, risiedeva nel fatto che il combattimento non era mai avvenuto e che i sei eroi non erano mai esistiti"». 

Come si evince facilmente, il salto logico dalle premesse alle conseguenze, è quantomeno repentino, di certo non scientifico, così come fuori luogo appare, sotto il profilo della ricerca storica, l'appigliarsi alle sentenze dei tribunali (vedi la citata querela per diffamazione di Stancanelli, poi «assolto con la formula di "non luogo a procedere"») che sono fatte dai giudici, e non dagli scienziati della Storia, prefiggendosi altri scopi dall'appurare la veridicità o meno di un avvenimento storico.

Ad ogni modo, l'interrogazione del consigliere Bacciga ha ovviamente suscitato non poche polemiche, in particolare è giunta nelle scorse ore una nota da parte del gruppo cittadino Assemblea 17 Dicembre nella quale ad essere presa di mira è proprio la ritenuta scarsa obiettività, sotto il profilo storico, del documento depositato in Comune: «Riferendosi alla cosiddetta battaglia del Palazzo delle Poste, - si legge nella nota firmata Assemblea 17 Dicembre - dove il 9 settembre 1943 civili in armi, guidati dai partigiani Berto Zampieri e Darno Maffini si scontrarono con le truppe tedesche, il consigliere Bacciga nega che tutto ciò sia mai avvenuto. Egli, nell’occasione, cita quale (unico) testimone il giornalista Sergio Stancanelli, - incalzano gli esponenti di Assemblea 17 Dicembre - dimenticando però di chiarire che Stancanelli non può essere portato ad esempio di obiettività, essendo stato milite nella repubblica sociale di Salò e non avendo mai rinnegato le idee che lo portarono ad effettuare quella scelta. Evidentemente, - si conclude la nota - secondo Bacciga, le testimonianze dei soldati, dei partigiani, dei civili e le ricerche degli storici valgono meno di quelle di un solo repubblichino». 

Dure critiche nei confronti del consigliere Bacciga sono giunte anche da parte di Giorgio Pasetto, Presidente di Area Liberal che ha reagito con sdegno all’interrogazione presentata in Comune poche ore prima della commemorazione dei combattimenti al Palazzo delle Poste e del decesso dei sei ignoti: «Ancora una volta - attacca Pasetto - Andrea Bacciga discredita gravemente la nostra città compiendo propaganda fascista nel cuore delle istituzioni e per di più, questa volta, - aggiunge il Presidente di Area Liberal - scegliendo un momento commemorativo importante della Resistenza veronese. Bacciga chiede il recupero di documenti storici mettendo in dubbio la veridicità di fatti storici. Ricordo ad Andrea Bacciga che Verona resta medaglia d’oro della Resistenza e negare la Resistenza è come negare l’Olocausto. Tutto ciò avviene a sole poche settimane dal saluto Romano di Andrea Bacciga durante una seduta del Consiglio Comunale nel cuore di Palazzo Barbieri. Ora il Consigliere aggiunge un altro episodio estremamente negativo per il suo curriculum politico. Il Preidente di Battiti, - coclude secco Pasetto - dovrebbe espellerlo dal movimento per propaganda fascista».

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