Dall'aborto al 25 aprile sul filo della "libertà", Sboarina replica a Di Maio: «Ossessionato»

«Mi spiace che la nostra città sia diventata la sua ossessione», ha dichiarato il primo cittadino scaligero in riferimento alle parole polemiche del vicepremier Di Maio che aveva accostato chi nega la "festa della Liberazione" e i partecipanti al congresso delle famiglie

Il sindaco di Verona Federico Sboarina e il vicepremier Luigi Di Maio con il presidente di Veronafiere in occasione della "pace fatta" al Vinitaly - immagine d'archivio

I rapporti Lega e Movimento 5 Stelle al governo del Paese sono forse nella loro fase più complicata, a circa un mese dalle elezioni politiche europee, con i pentastellati impegnati in un tentativo di risalita dopo la colata a picco nei sondaggi e gli alleati "minori" (alle consultazioni 17%) che continuano tuttavia a farla da padrone. In questo contesto si inseriscono le parole al vetriolo del vicepremier Di Maio che, in vista delle celebrazioni per la "festa della Liberazione" del 25 aprile, ha attaccato «chi oggi nega il 25 aprile», aggiungendo inoltre di trovare «curioso» che proprio costoro siano «gli stessi che però hanno aderito al congresso di Verona, passeggiando mano per la mano con gli antiabortisti».

Il riferimento del leader M5S al congresso di Verona e la sua correlazione al "negazionismo" nei confronti della festa nazionale del 25 aprile, trova la sua origine in quella che è forse la parola più (ab)usata nel lessico politico di esponenti di ogni partito: "libertà". Nei giorni del congresso delle famiglie molti dei partecipanti hanno sostenuto di non voler affatto privare le donne del diritto all'aborto, ma di voler far sì che le donne possano essere davvero «libere di scegliere», il che significherebbe «consapevoli delle conseguenze» e, in caso di rinuncia all'aborto, «aiutate e sostenute dallo Stato». Resta il fatto che a tanti, tra i quali evidentemente lo stesso vicepremier Luigi Di Maio, quest'appello al concetto di "libertà" non ha convinto poi molto, apparendo piuttosto un azzardato tentativo di mascheramento della volontà politica di deprivare le donne di un diritto, quello concesso dalla legge 194, per dirla diversamente, deprivare le donne della libertà di interrompere, tutelate dalla legge e non nella clandestinità, la propria gravidanza indesiderata. Giusta o sbagliata che sia, tale interpretazione è stata evocata da Di Maio nel suo intervento di ieri a proposito della "festa della Liberazione": «Il ripristino della leva obbligatoria, la contestazione della 194, gli attacchi alle donne, il ritorno al Medioevo non fanno parte dei valori del MoVimento 5 Stelle. Il 25 aprile è una festa nazionale della Repubblica Italiana. Non è questione di destra o di sinistra, come sento dire, ma di credere in questo Paese. Di credere nell’Italia e di rispettarla. E chi come me ci crede, il 25 aprile lo ricorda!». 

Al sindaco di Verona Federico Sboarina, tra i primi sostenitori del congresso delle famiglie, non nuovo a battibecchi con il vicepremier pentastellato (poi stemperati in un buon calice di vino), le parole di Di Maio hanno provocato una qual certa irritazione: «Di Maio è recidivo. Perché nella sua infinita campagna elettorale deve sempre tirare in ballo Verona? - si è chiesto polemicamente il primo cittadino scaligero poco dopo la diffusione della nota del leader M5S - Festeggi il 25 aprile come vuole, ma senza usare ancora una volta metafore bugiarde. Cosa centra il congresso della famiglie con la festa del 25 aprile? Mi spiace che la nostra città sia diventata la sua ossessione, quindi per il suo equilibrio e la sua serenità sarebbe meglio che cominciasse a pensare ad altro. Non si preoccupi più di noi, a Verona conosciamo bene l'importanza dei simboli nazionali, i valori fondanti della patria e l'identità della nostra nazione. Il vicepremier, invece, - ha quindi concluso il sindaco - con le sue dichiarazioni non fa altro che gettare benzina sul fuoco. A 74 anni dalla fine della guerra non è questa la pacificazione nazionale di cui il Paese ha bisogno».

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