Modifiche al Parco della Lessinia, salgono a 107 le associazioni contrarie

I sindaci della zona sostengono la proposta, ma le forze di opposizione in Regione hanno raccolto l'appello di chi non è d'accordo: «Ridurre i confini del parco è incomprensibile»

Parco della Lessinia

Da 71 sono diventate 107 le associazioni che hanno sottoscritto la richiesta di ritiro del progetto di legge regionale che modificherebbe il Parco della Lessinia e i suoi confini. La proposta è avanzata dai consiglieri regionali Enrico Corsi, Alessandro Montagnoli e Stefano Valdegamberi e sostenuta dai sindaci dei comuni veronesi che fanno parte del parco. Oggi, 9 gennaio, è stata discussa nella commissione regionale competente e il malcontento espresso dalle numerose associazioni, che temono una riduzione di circa il 20% delle dimensioni del parco, è stato ascoltato dalle forze politiche di opposizione. «Facciamo nostro l'appello in difesa del parco, sottoscritto da 107 associazioni rappresentative della Lessinia e della provincia di Verona, e chiederemo ai consiglieri della maggioranza di ritirare la proposta di legge regionale 451. Se la proposta non verrà ritirata, annunciamo fin d'ora il nostro voto contrario - hanno dichiarato i consiglieri Piero Ruzzante, Patrizia Bartelle e Cristina Guarda - È incomprensibile la proposta della maggioranza di ridurre i confini del Parco».

Ed anche il Partito Democratico veneto vuole lottare affinché le modifiche non passino in consiglio regionale. 

Le tutele del territorio vanno aumentante non diminuite - hanno dichiarato i consiglieri Andrea Zanoni e Anna Maria Bigon - il Veneto è la regione con il maggior incremento di consumo di suolo d'Italia e ha una percentuale di aree a parco inferiore alla media nazionale, circa la metà. La nuova perimetrazione e la nuova zonizzazione del Parco della Lessinia sono dannose. La Lega vuole ridurre del 20% la superficie protetta, eliminando i vaj e altre aree ricchissime di biodiversità. È sbagliato considerare i Parchi come un freno allo sviluppo a causa dei vincoli. È vero l'opposto: se ben gestite, le aree protette attraggono finanziamenti e sono un'opportunità per turismo, economia locale e nuove professioni.

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