Formazione medici, ricorso del governo contro il Veneto. Zaia: «Serve l'autonomia»

«Ci impegniamo perché i cittadini veneti possano continuare ad avere un servizio sanitario adeguato per qualità, - dichiara polemicamente il governatore del Veneto Luca Zaia - ma troviamo sulla nostra strada gli ostacoli messi dal governo nazionale»

Il governatore del Veneto Luca Zaia

«Noi ci impegniamo perché i cittadini veneti possano continuare ad avere un servizio sanitario adeguato per qualità, formazione del personale e livelli di assistenza, ma continuiamo a trovare sulla nostra strada gli ostacoli messi dal governo nazionale. Siamo nella situazione paradossale in cui da un lato non viene data alcuna risposta alle legittime aspirazioni del Veneto all’autonomia differenziata, dall’altro si insiste nell’ostacolare o fermare i provvedimenti che, altrettanto legittimamente, vengono presi, con i poteri a disposizione». Così il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, commenta fermamente l’impugnazione da parte del Consiglio dei Ministri di due norme in materia sanitaria.

Contenute entrambe nella legge regionale del 25 novembre 2019 (Collegato alla legge di stabilità regionale 2020), secondo quanto si legge in una nota della regione Veneto, uno sarebbe il comma con il quale si obbliga il medico che ottenga la specializzazione finanziata dalla regione a partecipare ai concorsi banditi nella stessa regione Veneto nei 5 anni successivi e, se superati, a prestarvi servizio almeno 3 anni. L’altro sarebbe invece l’articolo con cui vengono portati al livello di quelli delle altre aziende del servizio sanitario regionale gli stipendi dei dipendenti dell’Azienda Ospedaliera di Padova, autorizzatizando quest’ultima a rideterminare i fondi per il personale, previa delibera della Giunta  e rispetto dei limiti di spesa.

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«Ricorreremo in tutte le sedi – prosegue il governatore Zaia – perché si tratta di due provvedimenti la cui bontà si trova nel buon senso ancor prima che nei codici. La difficoltà di reperire medici nelle nostre corsie è cronaca di tutti i giorni e l’impegno della Regione con borse di studio a sostegno degli specializzandi è uno dei grandi sforzi che sosteniamo per contenere il fenomeno. Aggiungo, inoltre, che la retribuzione adeguata per tutti i professionisti che lavorano nelle nostre strutture non è solo un fatto di giustizia: il privato non si fa problemi a offrire ottime retribuzioni ai nostri migliori medici e noi cosa facciamo? Diciamo loro che non possiamo retribuirli in maniera uguale tra le aziende? Sono interrogativi che con l’autonomia non ci porremmo neppure».

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