Più spazio per i plateatici e micro-eventi per i locali pubblici di Verona

Sono alcuni ipotesi pensate per la fase in cui si potrà riaprire ma si dovrà comunque convivere con il virus. La Paglia: «Si sfruttino le aree verdi». Bozza: «Si aiutino anche le associazioni senza scopo di lucro»

Plateatici come non potranno essere dopo la riapertura

Una campagna promozionale per le attività economiche della città e pagamento dei plateatici solo per il periodo effettivo in cui saranno utilizzati e non per l'intero periodo concesso dal Comune di Verona. Bar, negozi e ristoranti veronesi non possono ancora riaprire a causa del coronavirus, ma già si pensa ad alcune agevolazioni che potrebbero aiutarli quando potranno ripartire. Una ripartenza che comunque non sarà senza vincoli, perché non si sa quante saranno ma di sicuro ci saranno delle settimane in cui tutti dovranno convivere col virus.
Mascherine e distanziamento sociale rimarranno e questo significherà per gli esercenti un lavoro di ricalcolo degli spazi disponibili per la loro attività. Per i negozi potrebbero essere previsti degli ingressi limitati ad un numero prestabilito di clienti e i tavoli di bar e ristoranti dovranno rispettare distanze più grandi del normale. Per questo il Comune sta pensando di aumentare gli spazi esterni per i plateatici e di concederli a tutti i commercianti.
Altro tema correlato sono gli spettacoli dal vivo, che rischiano un azzeramento prolungato. Anche dopo le riapertura, gli assembramenti saranno da evitare e quindi non avrebbe molto senso organizzare eventi culturali capaci di richiamare pubblico, se poi il pubblico dovrà mantenere un rigido distanziamento sociale. Per questo si stanno pensando a soluzioni sullo stile dei «drive in», oppure la concessione di organizzare eventi ma solo di grandezza ridotta.

«L'idea dei micro-eventi davanti ai locali si scontra con l'altissima densità del centro storico che vede la stragrande maggioranza dei locali affacciarsi su un marciapiede - fa però notare la consigliera comunale del Partito Democratico di Verona Elisa La Paglia - Ragion per cui o si decide di chiudere le vie al traffico, ma col rischio poi di creare comunque assembramenti, oppure i locali devono spostarsi nelle aree verdi limitrofe ai quartieri dove sarebbe possibile gestire in sicurezza un maggior numero di pubblico, tanto più se c’è la possibilità di restare seduti e di proporre degli spettacoli di spessore. L’idea richiede naturalmente una regia da parte del Comune, ma è immediatamente realizzabile nei giardini pubblici mentre per i Bastioni bisogna interagire con Sovrintendenza e Demanio. L’amministrazione se la sente di assumersi questo impegno?».

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E poi ci sarebbe da «predisporre una politica di sgravio e sostegno a favore delle associazioni locali senza scopo di lucro in ambito sociale, sportivo, culturale, e di volontariato, nonché dei corpi intermedi, riconosciute ed iscritte negli appositi albi regionali e provinciali che svolgano attività e servizi a favore della collettività locale», come richiesto da una mozione approvata dal consiglio comunale di Verona.
«Ci sono molte associazioni senza scopo di lucro, inclusi tra queste i gruppi alpini ma anche le associazioni che svolgono attività per anziani, che occupano locali comunali e che corrispondono al comune il canone a titolo di locazione o di concessione - scrive il consigliere comunale tosiano Alberto Bozza - Dallo scorso febbraio queste sedi sono chiuse e le attività sospese, probabilmente le stesse saranno sottoposte ad un ulteriore periodo di chiusura obbligata o molto limitata per diverso tempo. Sarebbe dunque essenziale sospendere tutti i canoni di locazione o di concessione quantomeno fino a fine anno».

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