Referendum veneto, Valdegamberi: "Lo Stato nega l'uso della tessera elettorale"

Il consigliere regionale interviene sulla chiamata alle urne del 22 ottobre: "È un atto gravissimo di ingerenza del potere esecutivo in quello legislativo. Un atto di arroganza e di prepotenza proprio solo delle peggiori dittature"

Se non avessimo avviato un forte dibattito nel 2013, a seguito della presentazione del Progetto di Legge n. 342/2013, di cui ero il primo firmatario, che chiedeva la possibilità di consultare i Veneti, così com’è avvenuto con gli Scozzesi, per esprimersi in virtù del diritto naturale di autodeterminazione dei popoli se vogliano o meno continuare a far parte dello Stato Italiano, oggi non saremo qui nemmeno a parlare di autonomia. La proposta di legge sull’Indipendenza, dopo un lungo dibattito, che ha visto il parere di un gruppo di costituzionalisti autorevoli, è diventata la L.R. n. 16/2014. La sfida allo Stato italiano era coraggiosa e non banale. Era la prima volta che un organismo legislativo, legittimamente eletto e rappresentativo del popolo, sollevava in maniera formale la questione veneta, chiamando il popolo veneto ad esprimersi pacificamente e liberamente. Fu allora che alcune forze politiche, quasi per contrastare la spinta indipendentista, presentarono un altro progetto di legge che fu votato concordemente dalla maggioranza insieme al mio, diventando la L.R. n. 17/2014. Entrambe furono impugnate dal Governo avanti alla Corte Costituzionale. Com’era prevedibile la legge che chiedeva un referendum per l’indipendenza fu cassata, mentre veniva dato il semaforo verde dalla Suprema Corte a quella per l’autonomia che ci permette il 22 di ottobre pv di andare al voto. Il Governo Italiano, nonostante una legge regionale che è una legge a tutti gli effetti dell’ordinamento giuridico italiano lo preveda e una sentenza della Corte Costituzionale ne confermi l’efficacia, si rifiuta di dare attuazione, negando ai Veneti l’uso della tessera elettorale, per esercitare un loro diritto costituzionale al voto.

È il consigliere regionale della lista Zaia, Stefano Valdegamberi, ad intervenire sul referendum per l'autonomia del Veneto, programmato per il 22 ottobre. 

È un atto gravissimo di ingerenza del potere esecutivo in quello legislativo. Un atto di arroganza e di prepotenza proprio solo delle peggiori dittature. Non si è mai visto che un governo impedisca l’attuazione della legge dello Stato.

Al di là degli aspetti giuridici, questo gesto rappresenta quanto sia giusto questo referendum e quanto questo sia temuto dallo Stato a livello centrale. Roma dimostra di non avere alcuna intenzione a concedere maggiori gradi di autonomia al popolo veneto, negando persino la possibilità di fare un’istanza democratica e pacifica attraverso lo strumento del voto referendario.

Se il Governo Italiano si mette sulle barricate, dichiarandosi apertamente nemico del Veneto, c’è il rischio che nel Veneto si aprano nuovi scenari che portino al totale rifiuto di uno Stato Italiano che viene percepito non solo sempre più lontano ma anche nemico di questo territorio, utilizzato solo per depredare risorse poi sperperate nel resto del Paese. Un Governo che si fa beffa delle leggi dello Stato e della propria Costituzione, negando gli elementari diritti ai Veneti rischia di provocare un effetto boomerang, dando ragione a chi nel Veneto sostiene che, benché previsto dalla Costituzione, al Veneto non sarà concesso nessun grado di autonomia da Roma e l’unica via da seguire sia quella verso l’indipendenza. Non faccia il governo questo errore che viene percepito come una dichiarazione di guerra al Veneto. Credo non si renda conto dove le conseguenze potranno arrivare.

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