Il futuro di Agsm: «Maggioranza spaccata». Bauli: «La politica superi ogni divisione»

Dopo l'incontro con Finocchiaro sul futuro di Agsm, l'appello del presidente di Confindustria Verona: «La politica faccia sistema e superi ogni divisione». Chieste dimissioni CdA di Agsm

Michele Bauli - presidente di Confindustria Verona

La vicenda politica ed economica che vede al centro il futuro di Agsm, la principale azienda partecipata del Comune di Verona, è giunta ormai in una fase decisiva. Il progetto iniziale che avrebbe voluto privilegiare la partnership con il colosso lombardo (Milano e Brescia) A2A tramite una sorta di "corsia preferenziale" a fronte della pretesa infungibilità dell'offerta, pare oggi essere messo in discussione e non trovar più quell'accordo necessario anche nella stessa maggioranza che siede a palazzo Barbieri. Ma il tema è di quelli caldi, anzi caldissimi, tanto da mobilitare persino chi direttamente con la politica non ha molto a che fare. Tanto è vero che il presidente di Agsm Daniele Finocchiaro, durante la giornata di ieri mercoledì 24 giugno, si è incontrato con l'intero Consiglio generale di Confindustria Verona per illustrare «il percorso di aggregazione di Agsm-Aim con un partner industriale. Progetto che ha subìto una battuta di arresto nel CdA».

All'esito dell'incontro, lo stesso Michele Bauli presidente di Confindustria Verona ha commentato: «In questo momento di crisi, in cui sono necessari progetti di sviluppo e rafforzamento per il nostro territorio, è necessario che la politica faccia sistema e superi ogni divisione. Abbiamo tutti la responsabilità di far fare un salto alla nostra città in un mercato in forte evoluzione». Parole sacrosante, ma che paiono l'esatto controcanto di quanto in realtà lo scenario attuale politico stia presentando dinanzi agli occhi di tutti, con posizioni politiche frazionate e tutt'altro che nitide in merito al futuro di Agsm.

L'ex presidente del gruppo e attuale esponente di Prima Verona Michele Croce è arrivato in una nota, senza troppi giri di parole, a chiedere persino le dimissioni dell'intero CdA di Agsm: «Il CdA di Agsm di martedì 23 giugno, opponendosi al conferimento di una delega al presidente Finocchiaro per proseguire con la trattativa sulla scelta del partner industriale, ha di fatto reso palese la sfiducia della maggioranza dei consiglieri nei confronti del presidente. I consiglieri che si oppongono alla continuazione del percorso rappresentano due forze politiche di quella che dovrebbe essere la maggioranza del sindaco: Lega e Verona Domani. Appare quindi chiaro - sintetizza Michele Croce - che non c’è più una maggioranza nel CdA di Agsm e non c’è più una maggioranza che sostiene Sboarina su una delle partite più importanti del suo mandato: la fusione con A2A. Proprio quella svendita ai milanesi che è stata causa del mio allontanamento, ma questa è oramai storia. Rimane una sola cosa da fare in Agsm: le dimissioni dell’intero CdA».

Anche da parte del Partito democratico non sono mancati i rilievi circa una maggioranza che si è rivelata poco omogenea dinanzi alla partita che vede al centro Agsm: «Nel CdA di Agsm la maggioranza ha dato un nuovo inqualificabile  spettacolo di confusione e di divisione. - scrivono in una nota congiunta il segretario provinciale, il segretario cittadino del Pd di Verona Maurizio Facincani e Luigi Ugoli, insieme ai consiglieri comunali Pd Verona Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani - La Lega propone di andare avanti solo con Aim. Verona Domani fa soltanto tattica, perché entrambe sono pregiudizialmente contrarie a qualunque partnership. La linea del Partito democratico resta chiara e immutata: Agsm ha bisogno di un partner industriale forte che deve essere individuato mediante procedura ad evidenza pubblica. La fusione con Aim è condizione necessaria ma non sufficiente a raggiungere l’obiettivo di rafforzare la nostra mutituility sul mercato».

Da palazzo Barbieri intanto filtra la volontà da parte del primo cittadino scaligero Federico Sboarina di non cedere dinanzi alle resistenze di alcuni alleati delle maggioranza, richiamando alle proprie responsabilità chi dovesse votare contro al progetto di aggregazione tra Agsm-Aim con un altro partner industriale. La mancata operazione si rivelerebbe secondo il sindaco un grave danno per i veronesi, perché se andasse in porto consentirebbe tariffe agevolate e servizi migliori, oltre a nuovi posti di lavoro. Al momento, tuttavia, le forze di opposizione in Consiglio comunale continuano in modo univoco a rilevare la spaccatura interna alla maggioranza del sindaco Sboarina, così come evidenziato ancora una volta anche dal consigliere Michele Bertucco: «Dal CdA di Agsm emerge che una maggioranza non c’è più, ciascuna delle forze politiche va per la propria strada e le indicazioni del sindaco e del presidente di Agsm rimangono lettera morta. La linea che Sboarina e Finocchiario hanno voluto imporre, contro quella della trasparenza della gara pubblica da noi sostenuta, ora vede contrari gli stessi alleati di governo. Cosa intende fare in una situazione del genere Sboarina? Prenda atto che in Agsm non è in grado di dettare nessuna linea e che lo stesso accade anche in Consiglio comunale. E ne tragga le conseguenze». 

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Concetti che, in ultimo, sono stati ribaditi anche da Tommaso Ferrari, consigliere comunale a palazzo Barbieri per il movimento civico Traguardi: «Precludersi l'analisi delle offerte è un errore, ma è una decisione che rispecchia la crisi di Agsm, il cui CdA è un'estensione del Consiglio comunale dove una maggioranza che non esiste più si fa la guerra a danno della città. - argomenta Tommaso Ferrari - La nostra posizione sull'operazione è chiara da sempre: mettere da parte presunte "infungibilità" (l'insostituibilità dell'offerta di A2A che consentirebbe di evitare la procedura ad evidenza pubblica per l'aggregazione di Agsm ndr) e rendere la competizione vera, per valutare il partner industriale migliore, senza pregiudiziali geografiche, ideologiche o politiche. Per questo fermare il processo di confronto delle offerte è sbagliato. Quando si tratta di scegliere la soluzione migliore per l'azienda, - conclude il consigliere comunale Tommaso Ferrari - la politica dovrebbe fare un passo indietro».

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