Eternit nel tetto che spiove sull’asilo di Via Agrigento, ma Agec non interviene

Il problema è noto, ma Agec non interviene. Dopo la loro segnalazione di 4 mesi fa i consiglieri Federico Benini e Michele Bertucco, una volta ottenuta conferma dal Comune della presenza di eternit dichiarano: "Inevitabile un esposto alla procura della Repubblica"

A distanza di più di quattro mesi (26 marzo 2016) dalla segnalazione dei consiglieri Pd Federico Benini e Michele Bertucco arriva la conferma degli uffici comunali: c’è l’eternit nel tetto del fabbricato disabitato che si affaccia sul cortile dell’asilo dell’infanzia di Via Agrigento, struttura comunale gestita dalle suore di Borgo Nuovo. Non solo: il fabbricato dismesso, che è di tipo commerciale (una volta era un bar), è di proprietà dell’Agec e il problema dell’eternit, fibra cancerogena e altamente nociva per la salute umana, è noto alla burocrazia comunale da almeno due anni, tanto è vero che gli uffici comunali nella risposta ai consiglieri hanno detto di averlo segnalato già due anni anni fa senza tuttavia ottenere risposta da Agec.

Un altro sollecito è partito pochi giorni dopo la segnalazione dei consiglieri che a questo punto si dicono sconcertati dalla situazione: “Stiamo parlando del cortile dove ci sono i giochi dei bambini, non di un angolo isolato di una periferia desolata – spiegano Bertucco e Benini – ed è pertanto incredibile che il problema si stia trascinando da così tanto tempo. Di solito molto sollecito su questioni tutto sommato di poco conto ma ad alta resa propagandistica, il Comune in questo caso si rivela fiacco, tenuto conto che Agec non è una società per azioni con una sua ferrea autonomia, ma un’azienda speciale legata da legami strettissimi di subordinazione a palazzo Barbieri. Quanto ad Agec, il suo immobilismo rispecchia purtroppo l’ultimo bilancio dove gli stessi dirigenti comunali mettevano in rilevo l’incapacità o la mancanza di volontà di provvedere a ripristini e manutenzioni, in una parola di far funzionare l’immenso patrimonio immobiliare che le è stato conferito in dote. A meno di rassicurazioni immediate, certe e credibili, a questo punto diventa inevitabile un esposto alla procura della Repubblica per far cessare la situazione di pericolo”.

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