Dopo il referendum, fa discutere la via proposta dal Veneto per l'autonomia

Le richieste di diventare Regione a statuto speciale e di mantenere sul territorio veneto i nove decimi delle tasse pagate rischiano di avvelenare un clima all'apparenza collaborativo

È l'argomento su cui più o meno tutti i giornali nazionali hanno aperto e aprono sia ieri che oggi, 23 e 24 ottobre: il referendum sull'autonomia di Veneto e Lombardia. In realtà, più risalto viene dato al referendum veneto dove la percentuale di affluenza è stata più alta e dove la proposta del presidente Luca Zaia ha aperto già dal giorno dopo un'accesa discussione.

I veneti hanno parlato forte e chiaro - ha dichiarato il presidente Zaia - È nostro dovere dare una risposta immediata all'impegno preso con ognuno dei cittadini. La nostra non è una dichiarazione di guerra a nessuno. È l'offerta di un cammino completamente rispettoso della Costituzione per fare dal basso quelle riforme in senso autonomista e federale che dall'alto non sono riusciti a realizzare. Il Veneto non sarà mai più come prima, ma offre all'Italia un laboratorio serio e rispettoso della Costituzione per riforme seriamente autonomiste e federaliste.

Sono state tre le iniziative approvate dalla giunta regionale: un legge che individua le 23 competenze su cui il Veneto possa legiferare in autonomia, chiedendo però per queste materie anche le relative risorse già quantificate in nove decimi del gettito fiscale; la costituzione di una Consulta del Veneto per l'autonomia, un tavolo a cui tutte le parti sociali potranno partecipare per dare il proprio contributo sul come realizzare nei vari settori l'autonomia richiesta dal volere dei cittadini; la proposta di modifica della Costituzione per inserire il Veneto nelle Regioni a statuto speciale.

Due i punti di maggior attrito: il federalismo fiscale e l'inserimento del Veneto tra le Regioni a statuto speciale. Il Governo di Roma si è infatti detto disponibile a trattare fin da subito per l'autonomia, ma la modifica della Costituzione è materia per il Parlamento e quindi il Governo non può parlarne. L'altro tema del federalismo fiscale e quindi che ritornino sul territorio veneto i nove decimi di tasse pagate dai cittadini veneti ha sorpreso anche l'Emilia Romagna, che pur senza referendum aveva già aperto un tavolo con il Governo sempre per ottenere maggiore autonomia. Lombardia e Veneto si erano infatti rese disponibili a giocare la partita insieme all'Emilia, ma in questo modo il Veneto rischia di giocare una partita da solo perché pare che anche le richieste di Lombardia ed Emilia Romagna non siano vicine a quelle illustrate ieri dal presidente Zaia.

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Sta di fatto che un referendum locale è diventato tema di dibattito nazione e anche sui social network l'argomento è stato più volte menzionato. Un'analisi degli interventi sui social sull'autonomia è stata condotta dalla società Talkwalker dal 17 al 23 ottobre. Tra i post più condivisi, oltre a quelli ad opera dei più attivi promotori politici dell’iniziativa, che ne sono stati molto satirici e sarcastici. "Dal punto di vista demografico - fanno sapere da Talkwalker - il coinvolgimento degli uomini (66%) è stato quasi doppio rispetto a quello del pubblico femminile (34%), la fascia d’età che ha reagito maggiormente al tema è stata quella più tipicamente attiva sui social (25-34 anni), seguita da quella dei più giovani (18-24). Le discussioni sul tema si sono concentrate proprio nella giornata del referendum. Il sentiment generale relativo ad articoli e post è stato prevalentemente neutro".

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