Emergenza Pfas, è scontro aperto in Regione. Pd: "Giunta Zaia fa melina"

"I soldi del governo ci sono e sono già disponibili, ma senza i progetti non possono essere impiegati", sostengono gli esponenti del Partito democratico. Secca risposta dall'assessore all'Ambiente Bottacin: "Mentono sapendo di mentire"

«La Regione dimostri di tenere di più alla salute dei cittadini veneti che alle polemiche con il governo». Il segretario regionale del Pd, Alessandro Bisato, invita la giunta veneta «a non ripetere le perdite di tempo del passato. Nell’affrontare l’emergenza Pfas, riconosco che la Regione sta facendo il suo dovere sulla parte sanitaria, anche se gli input sono arrivati da Roma e dai cittadini, non certo da organismi interni alla Regione. Come ha ricordato recentemente il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, la Regione Veneto sui Pfas ci ha dormito sopra. Mi auguro non si ripetano questi errori».

«Leggo con stupore quanto riportato sulla stampa in merito al finanziamento di 80 milioni previsto dal governo per affrontare l'emergenza PFAS in Veneto». Così la deputata veneta Alessia Rotta è voluta anch'ella intervenire sul tema Pfas denunciando «l'ennesimo goffo tentativo di Zaia e della sua giunta di fare melina e prendere tempo per nascondere ciò che hanno negato finora: non hanno i progetti (né preliminari, né tanto meno definitivi) per i nuovi acquedotti e no hanno un piano di azione. Al contrario, i soldi del governo ci sono e sono già disponibili, ma senza i progetti non possono essere impiegati. Anche i comitati No PFAS che sono venuti al ministero dell'Ambiente hanno potuto constatare con i loro occhi il ritardo della Regione Veneto».

«Il modello "prendi i soldi e scappa" che la Lega ha in mente non ha alcuna speranza di essere messo in atto», assicura Rotta: «per poter impiegare i fondi il Veneto deve fare la sua parte, che significa anche adempiere all'obbligo di cofinanziare la costruzione dei nuovi acquedotti. A questo proposito rinnovo la domanda: per i nuovi acquedotti il Governo mette sul piatto 80 milioni, quante risorse ci mette la Regione? Ad oggi nulla. La Regione deve cofinanziate l'intervento, altrimenti abbia il coraggio di dire che non vuole farlo».

Rispetto alla dichiarazione dello stato di emergenza, continua Rotta, «viene invocato a vanvera, non risolve il problema di cui stiamo discutendo: anche in presenza di poteri speciali, senza i progetti gli 80 milioni non possono essere utilizzati». «I finanziamenti pubblici che abbiamo orgogliosamente messo a disposizione con l'aiuto del governo, 80 milioni di euro a cui vanno sommati i 23 milioni dell'accordo sul Fratta, devono essere integrati», conferma il deputato Diego Zardini. «Queste risorse dovrebbero in primis essere messe dalla Regione Veneto e, solo in via residuale, come previsto dalla legge, finanziate dalle tariffe idriche, ovviamente su scala regionale quindi anche da coloro che abitano in Comuni diversi da quelli colpiti. Nell’eventualità stiamo parlando di un rincaro inferiore all’1 per cento, circa 4 centesimi di euro».

«La lettera inviata dal ministero non rallenta il percorso», spiegano Rotta e Zardini. «Anzi vuole dare un'accelerazione, richiamando i nostri amministratori a muoversi per non perdere i fondi. Si tratta dello stesso iter già seguito per la costruzione del Collettore del Garda: il cofinanziamento del servizio idrico è indispensabile perché contrariamente l'intervento si configurerebbe come aiuto di stato, illecito per un settore in cui i cittadini pagano una tariffa. La concorrenza tariffaria non determina nessun automatismo nell'aumento delle tariffe. E, anche su questo, la Regione potrebbe intervenire. Perché non lo fa? Perché invece di perdere tempo non predispone correttamente i progetti per gli acquedotti? E perché non vuole investire neanche un euro per la progettazione e la realizzazione delle nuove condutture per dare ai cittadini l'acqua pulita a cui hanno diritto? Attendiamo risposte».

La replica dell'Ass. all'Ambiente Gianpaolo Bottacin

Risposte che non sono tardate ad arrivare per bocca dell’assessore all’ambiente della Regione del Veneto Gianpaolo Bottacin, il quale ha voluto replicare così a quella che ritiene «un’altra vicenda che, aggiungendosi a quelle altrettanto eclatanti del referendum regionale sull’autonomia o sulla realizzazione della superstrada Pedemontana, dimostra che dove va il Pd non va il popolo e viceversa». 

È quanto appunto afferma Gianpaolo Bottacin, replicando alle dichiarazioni dei deputati veneti del Pd Alessia Rotta e Diego Zardini e al loro segretario regionale, Alessandro Bisato, in merito alla vicenda dei presunti 80 milioni che il Governo secondo gli esponenti Pd avrebbe messo a disposizione per affrontare l’emergenza Pfas, «di cui a turno si riempiono la bocca gli esponenti del partito democratico – incalza però Bottacin – ma che in concreto nessuno ha mai visto, men che meno il Veneto e i suoi cittadini. Riaffermo con assoluta chiarezza che per noi non esiste assolutamente che per risolvere il problema dei Pfas si mettano le mani nelle tasche dei cittadini e ribadisco che la Regione è disponibile a fare economicamente la sua parte in questa vicenda».

«Chi afferma che la Regione non intende cofinanziare gli interventi, - spiega l'assessore regionale Bottacin - mente sapendo di mentire. La nostra disponibilità si può chiaramente evincere dai verbali delle riunioni tecniche sino a ora svoltesi, basta andarseli a leggere. Gli esponenti del Pd continuano a parlare di progetti facendo una gran confusione tra preliminari, definitivi ed esecutivi. Parlano di aiuti di Stato, ignorando totalmente che quando si parla di acquedotti pianificati e approvati, come in questo caso, l’aiuto di Stato non si configura in alcun modo, come stabilito dall’autorità competente AEEGSI. La Regione ha chiesto la gestione commissariale perché considera quella dei Pfas una vera emergenza, - conclude quindi l'Ass. all'Ambiente Bottacin - che richiede una capacità di intervento snella, veloce ed efficace: il Governo, che non ha mai risposto a questa richiesta, negando di fatto la gestione commissariale, per contro sta aggiungendo problemi burocratici sempre nuovi, appesantendo ogni e qualsiasi tentativo concreto per uscire da questa situazione e dare finalmente risposte alle comunità interessate».

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