Botta e risposta sui Pfas, la Regione Veneto: "Non abbiamo alzato i limiti"

L'assessore Bottacin riepiloga la vicenda e replica alle dure parole del sindaco di Pressana, che sulla stampa locale aveva parlato "dell'ennesima vittoria degli interessi degli industriali vicentini sulla salute dei cittadini veronesi"

La Regione non ha alzato i limiti per quanto riguarda i Pfas, ma si è solo adeguata alla sentenza del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche. Pertanto vanno respinte le accuse di fare gli interessi di qualcuno, come lascia intendere con le sue dichiarazioni il sindaco di Pressana, a meno che non si voglia attribuire ai giudici del Tribunale l'interesse privato”. A precisarlo è l’assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin in merito alle affermazioni del primo cittadino Stefano Marzotto, apparse martedì sul L'Arena, relative alla presenza di Pfas nelle acque che vengono scaricate dal collettore Consorzio A.Ri.C.A. (Aziende Riunite Collettore Acque) nel fiume Fratta-Gorzone a Cologna Veneta. Marzotto ha attaccato duramente la Regione, parlando "dell'ennesima vittoria degli interessi degli industriali vicentini sulla salute dei cittadini veronesi". 

L’assessore Bottacin allora riepiloga i fatti che, a suo dire, "sono estremamente semplici".

La Regione a fine giugno 2016 aveva rinnovato l’autorizzazione allo scarico del collettore di A.Ri.C.A. prevedendo un percorso graduale di adeguamento, assoggettato alla produzione di un cronoprogramma di azioni e stabilendo il rispetto di limiti provvisori da diminuire gradualmente fino al raggiungimento, a fine periodo di validità dell’autorizzazione, dei valori previsti per l’acqua potabile, secondo il parere dell’Istituto Superiore di Sanità.

Ben si sapeva che allo stato non esistevano (e non esistono tutt’ora) tecnologie in grado di ridepurare dai Pfas i reflui degli impianti di depurazione a tale livello, in maniera tecnicamente ed economicamente sostenibile. Ma il Ministero dell’ambiente, alla richiesta di parere della Regione, scriveva a inizio luglio che si dovevano fissare da subito limiti allo scarico uguali a quelli dell’acqua potabile, senza considerare l’effettiva fattibilità della cosa; inoltre, non con riferimento al settore industriale bensì agli impianti di depurazione pubblici, cioè gli unici che non dispongono delle tecnologie adeguate, perché non esistono.

La Regione si è adeguata alla determinazione ministeriale e questo ha innescato il ricorso presentato dal sistema degli impianti di depurazione. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (TSAP) lo ha esaminato e ha negato di fatto al ministero la facoltà di costringere la Regione ad adottare l’ultimo provvedimento in quei termini, provvedendo a sospenderlo e invitando la Regione a produrre un nuovo percorso programmatorio per l’adeguamento progressivo ai limiti finali, che sono rimasti quelli dell’acqua potabile. Questo cronoprogramma è stato prodotto e trasmesso al TSAP che lo accettava.

A questo punto tornava valido il decreto regionale di giugno, che andava però adeguato al nuovo cronoprogramma. La Regione, per mettere ordine, ha adottato un nuovo decreto, analogo per struttura a quello di giugno ma con allegato il cronoprogramma voluto dal TSAP, con l’obiettivo immutato di arrivare a raggiungere i limiti per l’acqua potabile entro il termine di validità dell’autorizzazione, ma soprattutto dotato di limiti provvisori molto più bassi rispetto a quelli del decreto di giugno.

Quindi la Regione non ha alzato i limiti.

Sulla vicenda è intervenuta anche la deputata del Movimento 5 Stelle Silvia Benedetti, che non condivide il punto di vista espresso dall'assessore regionale. 

Sui Pfas è inaccettabile la presa di posizione della Regione. Chi ha utilizzato questi inquinanti per decenni ha condannato o compromesso la vita di migliaia di persone, ora che tutto ciò è stato finalmente denunciato e dimostrato non è ammissibile che si continui a non prendere provvedimenti radicali, almeno ad impedire immediatamente che gli sversamenti continuino, incrementando ancor di più il plume d'inquinamento e di contaminazione.
Era prevedibile che le aziende per preservare i propri affari si sarebbero opposte, non era altrettanto auspicabile che la Regione, anziché tutelare sopra ogni cosa i propri cittadini, si sarebbe prestata a compromessi, di fatto rimandando qualsiasi azione forte di tutela per la salute e l'ambiente. In base a quanto appreso fin'ora, pare infatti un'azione fatta su misura per le maggiori imprese inquinanti: verranno di fatto innalzati, e di molto, i limiti delle sostanze maggiormente impiegate, mantenendo inalterati e molto bassi, come inizialmente previsto, solo quelli di sostanze meno utilizzate come i Pfoa.
Così facendo non si disturberanno di certo gli affari delle aziende, mentre le conseguenze di questa emergenza continueranno ad abbattersi sui veneti e i costi per il contenimento e la risoluzione del problema,a carico della collettività, non faranno che crescere.

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