Pfas nei prodotti industriali: "Il Veneto è la prima regione ad occuparsene"

Su questa problematica si è espresso l'assessore all'ambiente Giampaolo Bottacin: "La questione è di fondamentale importanza per la tutela delle acque e della salute pubblica, ma inspiegabilmente tale tema non è mai stato sollevato"

"Anche relativamente alla problematica della presenza di sostanze Pfas nei prodotti utilizzati nell’industria, il Veneto si dimostra all'avanguardia essendo la prima Regione in Italia ad aver affrontato la questione": ad annunciarlo è l'assessore all'ambiente Giampaolo Bottacin che specifica altresì come "nell’ambito degli ormai numerosi incontri organizzati con il comparto industriale dell’area vicentina, non appena si è riscontrata la problematica della possibile presenza di composti Pfas non segnalati in etichetta poiché inferiori all’1%, abbiamo sensibilizzato gli interessati sul tema". 

La normativa in materia è di competenza delle Autorità comunitarie (regolamento REACH) e statali. La questione, insieme alla richiesta di introdurre Standard di Qualità Ambientale per le sostanze Pfas e di introdurre appositi divieti e limiti all’importazione di tali composti, è quindi stata portata all’attenzione del gruppo di lavoro tecnico organizzato dal Ministero dell’Ambiente e dedicato ai Pfas. "In tale sede sono state coinvolte - sottolinea l' assessore - le Autorità ministeriali e le stesse verranno ulteriormente sollecitate a dettare disposizioni specifiche. È chiaro che ciò rappresenta una questione non secondaria, poiché il rischio concreto è che, mentre ci si concentra giustamente nella misurazione degli scarichi industriali delle aziende produttrici, ci sono moltissimi potenziali utilizzatori di prodotti in diversissimi settori industriali e non, che per ogni litro di liquido di prodotto utilizzato, potrebbero maneggiare un quantitativo corrispondente a ben 10 miliardi di nanogrammi di Pfas".

"Tali utilizzatori – fa rilevare l’assessore - ignorando la presenza di tali sostanze poiché non indicate in etichetta, potrebbero sversarlo tranquillamente nelle matrici ambientali inconsapevolmente. La questione, come si intuisce, è pertanto di fondamentale importanza per la tutela delle acque e della salute pubblica, ma inspiegabilmente tale tema non è mai stato sollevato né dal Ministero, né da Comitati o Associazioni ambientaliste come Greenpeace, né tantomeno da altre Regioni italiane".

“Ricordo infatti – aggiunge - che il Veneto è l’unica Regione che si è mossa per la problematica di inquinamento da Pfas, pur essendo presenti tali sostanze anche nel Po, fin dal tratto piemontese, dove secondo il nota Studio del CNR-IRSA, ci sarebbe chi sversa addirittura 60 milioni di nanogrammi ogni secondo, nell’Arno, e nel Tevere".

La Regione chiede alle autorità ministeriali, essendo la materia ambientale di competenza statale, di attivarsi a massimi livelli tecnico-scientifici, al fine di stabilire limiti o obiettivi di qualità per tutte le matrici ambientali, aria compresa, ed i relativi metodi di campionamento e analisi, al fine di poter disporre di dati certi e oggettivabili al fine di dare massima garanzia ai cittadini: "si sta infatti assistendo – mette in guardia l’assessore - ad uno stillicidio di presunti esperti che presentano dati non suffragati dai rigorosi protocolli scientifici necessari. Ciò procura paura e allarmismo. Le quantità in gioco, miliardesimi di grammo in un chilo di substrato, non lasciano spazio ad apprendisti stregoni".

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L’ultimo fatto in ordine di tempo risale a pochi giorni fa e vede come protagonisti i dati comunicati da Greenpeace sulle acque, dati incontrovertibilmente smentiti da Arpav attraverso analisi svolte con metodi ufficiali. "Chi lancia allarmi gratuiti - conclude l'assessore - smetta di concentrarsi sul dito ma guardi la luna. Anche perché, sia chiaro, la Regione perseguirà presso le opportune sedi questi creatori di allarme".

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