Nomine: Bonfante e Valdegamberi attaccano Barbara Tosi

La sua entrata nel Cda della Cassa di San Miniato, in rappresentanza di Cattolica Assicurazioni, scatena le proteste dei due esponenti in Regione di Udc e Pd

Il capogruppo regionale per l'Udc Stefano Valdegamberi e il consigliere regionale per il Pd Franco Bonfante, alzano un grido di scandalo per la nomina di Barbara Tosi nel Cda della Cassa di San Miniato, frutto secondo loro più dell'operosità del fratello sindaco che delle sue competenze nel settore. 

STEFANO VALDEGAMBERI (UDC) - "La nomina di Barbara Tosi, sorella del sindaco di Verona, nel Cda della Cassa di San Miniato, in rappresentanza di Cattolica Assicurazioni è una colossale presa per i fondelli. Uno schiaffo nei confronti delle tante professionalità presenti nella nostra città, che non riescono a far valere le proprie competenze in questi organismi perché non hanno santi in paradiso. Questa nomina nei paesi civili dove gli uomini di governo si dimettono per questioni ben più risibili, a Verona passano quasi inosservate perché ormai la città, fatta eccezione per qualche voce isolata, è anestetizzata di fronte a comportamenti che calpestano le più elementari norme del “bon ton” istituzionale. La decenza e il buon senso sono stati palesemente calpestati nella nomina della sorella del sindaco in un cda di una banca.

Nel consiglio di amministrazione della banca San Miniato siedono rappresentanti della Società Cattolica di Assicurazione e sin qui nulla di strano. Nel cda della Cattolica assicurazione, in rappresentanza della Fondazione Cariverona, è presente l’avvocato Giovanni Maccagnani , legale di fiducia nonché fedelissimo del sindaco di Verona.La sorella del sindaco viene nominata, ironia della sorte, proprio in rappresentanza di Cattolica Assicurazioni. Lo stesso sindaco si è dato molto da fare, nei mesi scorsi a sostegno della governance uscente di Cattolica che è stata riconfermata .Qualcuno può pensare che la nomina di Barbara Tosi è dovuta alle sue innegabili capacità professionali, altri che sia strettamente legata al suo cognome e all’operosità del fratello sindaco. Al cittadino malizioso che pensa male può venire in mente, invece, che la scelta di indicare Barbara Tosi sia la diretta conseguenza dell’attivismo passato di Tosi, che ha piazzato un suo uomo nel cda di Cattolica.

La sorella del sindaco ha dichiarato che la sua nomina nel cda della banca è stata fatta per le sue indubbie competenze di laureata in Scienze economiche e bancarie all’Università Cattolica di Milano: non  metto in dubbio l’elevato peso specifico del suo curriculum. Vada a spiegarlo anche ai suoi compagni di università che pur avendo le sue stesse professionalità hanno un cognome diverso e, di conseguenza, al massimo possono aspirare ad entrare nel direttivo di una bocciofila. Nella città di Gozzi, Gonnella e Zanotto oggi accade anche questo e nessuno s’indigna."

FRANCO BONFANTE (PD) - "Con la nomina di Barbara, sorella di Flavio Tosi e capogruppo della Lega in Consiglio Comunale, a membro del Consiglio di Amministrazione della Cassa di risparmio di San Miniato si allarga la ragnatela di potere della famiglia Tosi. Come si ricorderà nel 2007 la moglie Stefania Villanova era stata nominata (senza concorso e senza laurea) a Dirigente Regionale, passando da circa 25.000 euro annui di stipendio a circa 80.000 (sono cambiati tre Assessori alla Sanità ma lei è ancora lì). Poi sono partite decine e decine di assunzioni senza concorso nelle società pubbliche veronesi, che hanno premiato in primo luoghi personalità politiche leghiste o loro familiari o amici.

Torniamo a Barbara Tosi: il fratello Flavio ed il Vicesindaco Giacino hanno cercato di imbrogliare le carte affermando che Barbara avrebbe meritato di essere nominata Assessore, ma ciò non è avvenuto per 'OPPORTUNITà'. Falso: è la legge a vietare che un Sindaco possa nominare un proprio parente in Giunta e precisamente l’articolo 64, comma 4, del Testo Unico degli Enti Locali – Decreto Legislativo 267/2000 e successive modifiche che riporto: 'Il coniuge, gli ascendenti, i discendenti, i parenti e affini entro il terzo grado, del sindaco o del presidente della giunta provinciale, non possono far parte della rispettiva giunta né essere nominati rappresentanti del comune e della provincia.' Aspettiamo che i grandi media nazionali, sempre pronti a fare le pulci a tutto e tutti, incomincino a farlo anche nei confronti del 'nuovo'."

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