Università e professioni sanitarie: il Miur ci ripensa dopo le parole di Zaia

Il Ministero ha deciso di riconvocare il tavolo tecnico sulla distribuzione dei fabbisogni formativi, che era stata aspramente criticata dal presidente veneto e dall'assessore regionale alla Sanità

“Errore di qualche burocrate o blitz sventato? Magari un po’ dell’uno e un po’ dell’altro, ma ciò che importa è che il Miur sia sceso a più miti consigli. Mi chiedo: se il Veneto non avesse smascherato l’inghippo, come sarebbe andata a finire? E me lo chiedo pensando anche ai colleghi delle altre Regioni che sono trasecolati leggendo la prima versione del decreto”.

Lo dice il Presidente della Regione del Veneto, commentando la decisione assunta dal Miur di rivedere la distribuzione dei fabbisogni formativi per le professioni sanitarie, riconvocando nuovamente il Tavolo Tecnico e impegnandosi ad emanare un nuovo decreto, dopo che proprio il Presidente del Veneto e il suo Assessore alla Sanità avevano denunciato che la ripartizione definita con un decreto ministeriale del 28 giugno era pesantemente iniqua, anche perché tagliava circa cinquemila posti pressochè a tutte le Regioni italiane, ricollocandoli nelle Università romane.

“Nel denunciare il fatto – aggiunge il Governatore – eravamo certi della validità della nostra critica. Così facendo, abbiamo salvato da tagli potenti più o meno tutte le Regioni italiane. Ora saremo impietosi nel vigilare che, dalla nuova seduta del Tavolo Tecnico e dal successivo decreto ministeriale che ne scaturirà, le cose vengano fatte per bene. In caso contrario non esiteremo a ricorrere”.

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Per il Veneto, in caso di conferma del testo ministeriale, si sarebbero aperti non pochi problemi, con il rischio di dover chiudere alcuni corsi. Un esempio calzante è quello dei tecnici di radiologia: il fabbisogno del Veneto è di 80 posti, ma ne venivano assegnati solo 51. Non era andata meglio per i tecnici di laboratorio (fabbisogno 50, assegnati 31) e per i tecnici della prevenzione (fabbisogno 30, assegnati 20).

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