La Paglia (PD): "Alla Marangona si decide il nostro futuro, non quello di Ikea"

La consigliera comunale del Partito Democratico cerca di alzare il livello del dibattito cittadino sulla riqualificazione di un'area di espansione del Interporto Quadrante Europa

L'area della Marangona

È sempre il Partito Democratico ad insistere su di un argomento al centro del dibattito cittadino da circa una settimana. Il sindaco di Verona Federico Sboarina ha prima stoppato il progetto Ikea alla Marangona, dando però poi segni di apertura al dialogo con il colosso veronese per l'insediamento di un punto vendita Ikea, ma non per la connessa apertura di un nuovo centro commerciale, l'Ikea Center. Il Comune di Mantova assiste interessato alla vicenda, ipotizzando un'apertura di Ikea nel mantovano, nel caso il progetto della Marangona non dovesse concretizzarsi. E il PD di Verona cerca ampliare il tema del dibattito per non ridurlo ad una semplice scelta tra Ikea sì e Ikea no.

La polemica rischia di farci perdere di vista la vera posta in gioco alla Marangona, che è un'area di espansione dell'Interporto Quadrante Europa, di centrale importanza non tanto per Ikea, ma per la riaffermazione di noi, Verona, come porta d'Europa delle merci - scriva la consigliera comunale del PD Elisa La Paglia - Da decenni si va ripetendo fino alla noia che la nostra posizione geografica non è più sufficiente a mantenere tale primato. O si arriva preparati all'appuntamento del 2026, quando è previsto il completamento del tunnel del Brennero, oppure il Quadrante Europa, quindi Verona, rischiano di rimanere tagliati fuori dall'evoluzione dei commerci. Il problema locale, tutto politico, è se e in quale misura questa amministrazione comunale abbia contezza dell'impegno richiesto per rimanere al passo con i tempi, nonché dell'entità degli investimenti richiesti per infrastrutturare adeguatamente la Marangona, a partire dalla realizzazione del nuovo terminal ferroviario di 750 metri e di un nuovo fascio di binari per lo spostamento del vecchio scalo ferroviario su cui c’è già un accordo con Rfi del valore di circa 40 milioni di euro. Da come è stata trattata Ikea, e da quanto si è fatto attendere il privato disponibile ad investire in logistica a corte Alberti, si direbbe di no: comportandosi populisticamente, questa amministrazione non si rende conto che in questo modo fa scappare a gambe levate non soltanto Ikea ma anche tutti gli altri investitori internazionali, dimostrandosi inaffidabile e preda dei propri umori e delle proprie correnti. Alcuni dati possono rendere conto della criticità del passaggio: ad oggi circa il 42% delle UTI italiane (Unità di Traffico Intermodale) è lavorata al Quadrante Europa di Verona, ma dal 2016, dopo il completamento del raddoppio del canale di Suez, solo il 6% delle merci che entrano nel Mediterraneo vengono intercettate dai porti italiani, la stragrande maggioranza vanno nel Mare del Nord e poi tornano giù. Rimanere protagonisti nell'ambito dei grandi corridoi europei, in particolare quello del Brennero, per cui si prevede un raddoppio del trasporto merci su rotaia entro il 2030, è dunque per noi e la nostra economia una questione vitale.

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