Jan Palach: la storia, la musica e le polemiche

Il presidente di "Serit" Massimo Mariotti rivendica in una lunga nota la libertà dei «giovani di destra di ricordare la figura di Jan Palach, senza alcuna subalternità alla sinistra»

Jan Palch

«Il concerto in onore di coloro che si immolarono contro la barbarie comunista in Cecoslovacchia, che si terrà nei prossimi giorni a Verona, ha suscitato una crisi di isteria collettiva nella sinistra italiana. A costoro desidero ricordare che fin da allora il Movimento Sociale Italiano ha sempre commemorato l’eroe ceco Jan Palach e l’altro studente, spesso dimenticato, Jan Zaijc, che si diedero fuoco come atto estremo di lotta contro il comunismo».

Inizia con queste parole il comunicato di Massimo Mariotti, presidente Serit (azienda che ha dato il proprio patrocinio all'evento "Terra e libertà") e noto esponente della politica locale veronese, ufficialmente membro del partito di Giorgia Meloni "Fratelli d'Italia", eletto alle ultime amministrative locali in Consiglio comunale, con successiva rinuncia all'incarico e subentro al suo posto del consigliere Ciro Maschio. Motivo del contendere è naturalmente la figura di Jan Palach, oggi tornata in auge dopo le tante polemiche suscitate dall'annuncio di un concerto, voluto dall'associazione culturale "Nomos - Terra e Identità", al quale prenderanno parte, stando alla locandina ufficiale, alcuni gruppi musicali (Topi neri, Hobbit, Compagnia dell'anello) che, tradizionalmente, vengono (a torto o a ragione, non entriamo nel merito poiché oggetto di contesa anche questo) associati agli ambienti culturali della "destra". 

Il gesto estremo di Jan Palach che si suicidò dandosi fuoco, dopo essersi cosparso di benzina, in piazza San Venceslao a Praga il 16 gennaio 1969, arrivò dopo una fase storica e politica che solitamente viene chiamata "Primavera di Praga". Si tratta di un periodo che durò qualche mese, dal gennaio del 1968 fino all'agosto di quello stesso anno, durante il quale l'allora Cecoslovacchia visse una fase di liberalizzazione e riformismo sociale e politico, pur risultando nominalmente sotto il controllo dell'Unione Sovietica comunista. Alla guida di tale stagione riformista, viene solitamente indicato esservi stato un certo Alexander Dubcek.

Chi era costui? Senza voler dar lezioni di storia a nessuno, ma probabilmente Dubcek oggi non si offenderebbe affato se qualcuno lo definisse un "comunista". A dir il vero, egli durante la seconda guerra mondiale prese parte al movimento comunista clandestino e, dopo essere stato eletto deputato dell'Assemblea nazionale a inizio anni '50, divenne addirittura nel gennaio del 1968 il segretario generale del Partito comunista di Cecoslovacchia (PCC). Da qui appunto prese avvio la "Primavera di Praga", cosa che però non piacque agli altri "comunisti" di questa storia, quelli un po' più rigidi e totalitari, quelli dell'Unione Sovietica insomma. L'azione democratica e il socialismo "dal volto umano" di Dubcek, non durarono molto, poiché nell'agosto del '68, dopo l'invasione dei carri armati russi, lo stesso segretario generale del PCC venne arrestato. Era estate, ma anche politicamente, per Praga, la primavera era ormai finita. Poi venne il gesto di Palach, il 21enne studente di filosofia della Università Carlo IV che, tra i due volti del comunismo, non ebbe mai dubbi su quale fosse quello da respingere.

Dal funerale di Jan Palach

Onestamente, parlare in generale di «barbarie comunista in Cecoslovacchia», così come si esprime Massimo Mariotti, rischia di essere un tantinello semplicistico sotto il profilo storico. Così come andrebbe corretto e implementato il numero di coloro che seguirono l'esempio di Jan Palach: non vi fu soltanto Jan Zaijc, bensì almeno altre sei persone che si suicidarono per protestare contro la repressione delle loro libertà, persone che, come spesso accade, oggi difficilmente vengono ricordate, proprio perché sin da subito venne fatto di tutto per mettere a tacere ogni cosa, con il silenzio forzato degli organi d'informazione stessi. Ciò detto, l'intervento di Mariotti è molto lungo e va anche oltre, richiamandosi alla libertà di ricordare e celebrare Jan Palach anche da parte degli ambienti di destra:

«Quando Jan Palach si sacrificò in Piazza San Venceslao il 16 gennaio 1969, in tutta Italia gli unici a commemorare il suo sacrificio furono i ragazzi della Giovane Italia, mentre a sinistra solo un silenzio imbarazzato.

Per questo i giovani di destra sono ampiamente legittimati a ricordarne la figura, senza alcuna subalternità alla sinistra sempre pronta ad impartire lezioncine di storia e moralità su tutto».

La sinistra italiana è storicamente tacciabile di omissioni e scarsa volontà di riconoscere tempestivamente i propri errori e, nella fattispecie, quelli del regime totalitario sovietico? Certo che sì, ma vi è anche chi questi errori ed orrori li ha ampiamente condannati, pur continuando a voler difendere gli ideali e i valori che appartengono all'area della sinistra, anche quella più radicale. È un po' come per la "Resistenza italiana": i buoni non stanno certo tutti tra i partigiani e i cattivi non sono soltanto i fascisti, anzi forse ci sono situazioni nelle quali tale suddivisione ha poco senso di esistere, ce lo ha insegnato anche la grande letteratura resistenziale italiana, da Pavese a Fenoglio e Meneghello. Ma se un crimine resta pur sempre un crimine, se uccidere resta pur sempre uccidere, sia che a farlo sia un partigiano o un fascista, ad essere differenti sono gli orizzonti: quello democratico, o quello totalitario. Poi si potranno elencare i morti, ricordarli e commemorarli, ma o ci si riconosce nell'istituzione democratica e nelle sue libertà, oppure ci si adopera per reprimere queste ultime e convertire quell'istituzione in una forma di dittatura. Buono o cattivo, un partigiano era qualcuno che lottava per ottenere maggiori libertà dopo essersele viste sottratte, un fascista qualcuno che si era adoperato per restringerle a coloro i quali avevano idee diverse dalle sue. 

In una democrazia, ha ben ragione Massimo Mariotti di rivendicare la libertà per se stesso e chiunque appartenga ad un'area politica di destra di celebrare e ricordare la figura di Jan Palach, ma parimenti dovrebbe anche accettare, democraticamente, che vi siano le proteste di chi ritenga tale operazione una forma di "strumentalizzazione storica". La reazione avuta dal presidente di Serit dinanzi alle proteste, è invece piuttosto ben riassunta da queste sue parole che additano la stampa locale e nazionale:

«Dapprima la stampa nostrana, in seguito anche quella nazionale, riportano da giorni, senza alcuna verifica e senza citare i nomi, dichiarazioni prese da un comunicato veronese e poi di un non ben identificato "gruppo di studenti dell’Università di Praga" (composto evidentemente da pochi, sparuti, male informati) che si indignano per la manifestazione musicale, senza sapere che la destra ha sempre ricordato la figura degli studenti delle nazioni oppresse oltre "cortina di ferro", mentre i nostrani "indignatos" di ieri e di oggi continuano ad essere sodali con la dittatura sovietica e cinese, guardandosi bene dal ricordare chi combatteva, dal fronte opposto, il comunismo».

Dal punto di vista storico si è già detto qualcosa, ora alcune precisazioni che potrebbero essere d'interesse per tutti e, forse, anche per Massimo Mariotti stesso: il «non ben identificato gruppo di studenti dell'Università di Praga» è in realtà lo "Student Council of Faculty of Arts, Charles University", di fatto il "Consiglio degli Studenti della facoltà di Lettere e Filosofia" dell'Università Carlo IV di Praga, la stessa di Jan Palach. Se è di un nome che si ha bisogno, eccolo: Martin Jelínek, presentatosi come «Vice-chairman Student Council of Faculty of Arts, Charles University».

Su una cosa Mariotti ha però certamente ragione, nessuno o comunque in troppo pochi, oggi come allora, negli ambienti della sinistra si adoperano in Italia per ricordare la figura di Jan Palach. È anzi assai probabile che senza l'annuncio del concerto/evento "Terra e libertà" nessuno tra le fila della sinistra, locale o nazionale italiana, avrebbe speso una sola parola in memoria del suo gesto. Non si può però certo dire lo stesso dei praghesi: quegli stessi membri del "Consiglio degli studenti" dell'Università Carlo IV, da anni contribuiscono alla commemorazione di Jan Palach e anche quest'anno è prevista un'iniziativa, "Jan Palach - Our Conscience", che si terrà in diversi luoghi di Praga, tra i quali la stessa università Carlo IV. 

Dal canto suo il presidente di Serit, quando era consigliere comunale nel 2012 aveva già avanzato la proposta di intitolare una strada di Verona proprio a Jan Palach. La Commissione per la Toponomastica del Comune scaligero, nella seduta del 13 novembre 2012, aveva peraltro approvato la proposta, e oggi Mariotti ne rivendica con orgoglio la paternità. Nulla in contrario, ovviamente, resta soltanto il fatto che a monte pare esserci un inaggirabile problema interpretativo circa la figura storica di Jan Palach: è certamente possibile declinarla in chiave patriottica, come da par suo ha recentemente fatto anche Marcello Veneziani, ma resta pur sempre altrettanto legittimo pensare che definirlo «eroe anticomunista», fino a farlo diventare una sorta di nazionalista che «combatteva dal fronte opposto», possa ad alcuni continuare ad apparire una forzatura. Il "senso dell'atto" di Jan Palach è insomma oggetto di numerose e varie interpretazioni che sono state anche raccolte con dovizia su un portale online praghese a lui intitolato, e non mancano spesso di coinvolgere anche la sfera religiosa (frequente il paragone con la morte di Jan Hus). Ben vengano dunque le differenti posizioni, ma nel rispetto dell'autonomia di un gesto così radicale da non poter di certo essere univocamente spiegato senza per ciò stesso tradirlo. 

Il presidente Serit, in relazione alle recenti polemiche, si è inoltre soffermato nella sua lunga nota stampa anche su questioni strettamente "musicali". La band Hobbit sul proprio sito ufficiale si autodefinisce appartenere al genere «rock nazionalista», mentre su quello della band Compagnia dell'anello, nella sezione "Storia", viene ripercorsa la genesi del gruppo che si inframmezza in modo evidente con i movimenti politici di destra attivi negli anni '70 in Italia. Lasciamo ai critici musicali il compito di esprimersi sulla correttezza o meno della definizione "nazi-rock" in relazione a queste band, si potrebbe forse impiegare la formula più politically correct che ritroviamo sulle pagine di Wikipedia a loro dedicate: «Musica alternativa di destra». Di certo a Massimo Mariotti pare essere particolarmente inviso il primo epiteto:

«Come si fa a scrivere "concerto nazi-rock" riferito a gruppi musicali, alcuni dei quali già appartenenti ad Alleanza Nazionale, che da decenni suonano in tutta Italia? Se fossero veramente nazisti, in base alle tante leggi che reprimono l’apologia di fascismo, perché non vengono perseguiti da polizia e magistratura?»

Lasciamo aperta questa domanda, mentre accogliamo di buon grado in nome della libertà d'espressione l'invito che il presidente Serit ha rivolto agli organi di stampa di pubblicare per intero il testo della canzone "Jan Palach" della band Compagnia dell'anello. A ciascuno le sue valutazioni, storiche, artistiche o politiche che siano, circa la canzone: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione», così in fondo recita l'Articolo 21 della Costituzione della Repubblica italiana ed è un bene incontrovertibile per tutti che, ognuno di noi, possa farvi appello.

JAN PALACH

Fame, morte, schiavitù: il coraggio nasce a volte così
bandiere rosse su una città
in Occidente c'è solo viltà

primavera di libertà, carri armati per le strade
il sangue a Praga è sparso al vento
quanto orrore in quel momento

quanti fiori sul selciato
quante lacrime avete versato
quante lacrime avete versato per Praga

volti grigi senza nome, soldati russi e terrore
giù le mani dal mio paese
il mio sangue lavi le offese

una piazza, strade vuote, solo un uomo e un altare
sacrificio per l'onore
sul rogo un giovane muore

quanti fiori sul selciato
quante lacrime avete versato
quante lacrime avete versato per Praga

E' morto sotto i carri armati il futuro che avete sognato
nella gola vi hanno cacciato
le grida di un corpo straziato

quanti fiori sul selciato
quante lacrime avete versato
quante lacrime avete versato, Jan Palach
Jan Palach, Jan Palach !

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