"Introiti dalle Sale slot per recuperare l'Arsenale? Piuttosto lo demoliamo!"

Massimo Pucci, il presidente di Astro, sostiene che il denaro proveniente dalla tassazione del gioco d'azzardo possa essere utilizzato a fin di bene, ma trova la feroce opposizione del presidente della Seconda Circoscrizione

"Gli apparecchi come le slot, se correttamente gestite, possono essere una risorsa e non un problema", queste le parola rilasciate a L'Arena da Massimo Pucci, il presidente di Astro, in merito alla decisione dell'amministrazione comunale scaligera di limitare ad otto ore l'orario di apertura delle sale slot. Pucci fa riferimento al denaro che entra nelle casse delle isituzioni con la tassazione del gioco d'azzardo, denaro che potrebbe essere impiegato per opere utili alla comunità, come la ristrutturazione dell'ex Arsenale. 
Un pensiero che però trova in profondo disaccordo il presidente della Seconda Circoscrizione Filippo Grigolini: 

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Non é un bel giorno per chi si pone sempre come profeta di sventura dicendo che le circoscrizioni non servono più o che non sono ascoltate: oggi possiamo dire (se fosse proprio necessario) che così non é. I residenti e le associazioni locali non sono stati lasciati soli nella battaglia contro le sale slot. Il lavoro fatto da noi, di pressione e convincimento, ha portato i suoi frutti. Anche se non é finito.
Ma nel giorno in cui é opportuno fare un plauso al Sindaco e all'amministrazione comunale che ha virato decisamente verso una scelta di maggiore tutela della cittadinanza, con la limitazione ancor più ferrea degli orari delle sale slot, é paradossale e al limite dell'offensivo rilevare la posizione dei gestori delle case da gioco che hanno proposto di investire parte dei loro introiti nel sociale, nel settore sanitario o nel territorio.
Usare questi soldi per curare quanti "cadono" nella trappola della ludopatita é come se invitassimo i cittadini a drogarsi, salvo poi "passare" il metadone con il Sistema Sanitario Nazionale. Se questo non é un cortocircuito culturale, non sapremmo come altro definirlo.
Questi esercenti devono sapere che non sono graditi. Né a 100 metri né a 1000 metri da scuole, luoghi di culto, parchi pubblici e tanto meno dalle nostre case.
E non è con i loro proventi, derivanti dalla rovina di centinaia di famiglie, che vogliamo recuperare l'Arsenale di Verona. Piuttosto lo demoliamo.

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