Inquinamento da Pfas: il Movimento 5 Stelle impugna la delibera regionale

“Sono state interessate la falda acquifera e le acque superficiali, tiamo parlando di un vero e proprio disastro ambientale che interessa le province di Vicenza, Verona, Padova e Rovigo fino a sfociare nella laguna veneta”

Il Movimento 5 Stelle del Veneto ha formalizzato questa mattina, 5 febbraio, il ricorso al Tar del Veneto per impugnare la delibera regionale che recepisce i valori dei Pfas nelle acque della regione. Per il M5S, "Il disastro comprende 4 province e 400 mila residenti nell’area del Veneto centrale, dove lo sversamento delle sostanze perfluoroalchiliche ha ormai inquinato le falde e le acque di superficie, intaccando anche tutti gli anelli della catena alimentare".

“Per impugnare la delibera – sottolinea l’avvocato Giorgio Destro, autore del ricorso – ci siamo basati sui limiti studiati dalla comunità scientifica mondiale, dato che i limiti decisi in Italia e recepiti dalla Regione sono intollerabili. Questo ricorso è fondato su valutazioni che la comunità scientifica mondiale ha già recepito”. Il limite previsto dalla normativa italiana è di 500 nanogrammi per litro, “ma negli Stati Uniti – avverte il legale - ci sono state condanne molto importanti per molto meno”.

“La situazione nel Veneto è paragonabile ad altre nel mondo – gli fa eco il collega Edoardo Bortolotto, che segue la parte penale della vicenda – il caso più eclatante ha visto l’azienda Dupont responsabile negli Stati Uniti di un inquinamento che ha colpito 70 mila persone, qui parliamo invece di centinaia di migliaia di abitanti del Veneto”. La battaglia legale contro i Pfas è iniziata con un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, ma pochi giorni fa la Regione ha chiesto ai legali di spostare anche quel ricorso straordinario al Tar del Veneto. “Dobbiamo capire che è necessario partire da un punto fisso – dice Bortolotto – smettere di inquinare e iniziare la bonifica”.

“Sono state interessate la falda acquifera e le acque superficiali – spiega quindi Marina Lecis, consulente dei legali che ha prodotto due perizie a supporto del ricorso al Tar – stiamo parlando di un vero e proprio disastro ambientale che interessa le province di Vicenza, Verona, Padova e Rovigo fino a sfociare nella laguna veneta”. Secondo le analisi l’inquinamento in questione persiste nell’ambiente nella durata equivalente a quattro generazioni umane e la collettività non può utilizzare i pozzi di acqua potabile profondi fino a 70 metri. “L’inquinamento parte dall’area delle concerie vicentine – continua Lecis – e la sorgente è stata identificata dagli studi ufficiali dell’Arpav nella ditta Miteni di Trissino, che già negli anni Settanta aveva prodotto un primo e pesante inquinamento ambientale. Poi le sostanze tossiche entrano nella catena alimentare, tanto in quella vegetale quanto in quella animale”.

Al “blitz” veneziano ha partecipato anche Maria Chiara Rodighiero, dell’associazione Medicina democratica: “Da 40 anni ci occupiamo dell’ambiente e sappiamo i danni che ha fatto la chimica nel Veneto – ribadisce – ma questa volta dobbiamo ringraziare il Movimento 5 Stelle per l’impegno nella guerra a questa nuova forma di inquinamento”.

“Sarego è stato uno dei primi Comuni interessati dal fenomeno, poi l’analisi si è allargata anche ad altri Comuni. Abbiamo avuto i valori più alti nei pozzi utilizzati dal gestore delle acque e anche in quelli privati, quindi siamo stati costretti a intervenire in maniera repentina su questa materia – spiega Roberto Castiglion, sindaco di Sarego - abbiamo chiuso 61 pozzi privati su 84 utilizzati dalla popolazione, la popolazione è fortemente preoccupata. Ci siamo rivolti al Ministero dell’Ambiente, perché confermi lo stato di disastro ambientale e perché si attivi per rimuovere le cause del problema, ma abbiamo notato una forte inerzia da parte del Governo su questo problema”. Al progetto ha collaborato in maniera attiva anche la consigliera comunale di Montecchio Maggiore Sonia Perenzoni, presente oggi a Venezia nella delegazione che ha presentato il ricorso.

La Regione ha delle responsabilità, non ha vigilato come doveva e se n'è lavata le mani – avvertono i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Jacopo Berti, Patrizia Bartelle, Erika Baldin, Manuel Brusco e Simone Scarbel - comunque non chiediamo l’abbassamento o il ritocco dei livelli. I Pfas nell’acqua non ci devono essere, punto e basta”.

Un anno fa ho fatto un esposto alla Procura perché i colpevoli devono pagare ed essere consegnati alla giustizia – attacca Berti - la nostra battaglia continua e questa ne è la prova, abbiamo la responsabilità consegnare alle generazioni future un’acqua pulita, un ambiente sano e un futuro sicuro. Inoltre chi ha attentato alla salute di 400 mila venti deve essere messo di fronte alle sue responsabilità e questo non dovrà accadere mai più”.

“Qualcuno potrebbe chiederci cosa abbiamo fatto noi per questa situazione – dice il parlamentare Enrico Cappelletti - noi rivendichiamo la paternità della legge nazionale sugli ecoreati, che ha introdotto nel nostro ordinamento il reato di disastro ambientale. Io stesso ho presentato quattro interrogazioni sul problema dei Pfas, ma non sono mai pervenute risposte e nel frattempo la situazione sta peggiorando. L’unica risposta è l’innalzamento dei livelli di soglia delle sostanze inquinanti, ma non sono sorpreso perché la Lega nord non ha votato la legge sugli ecoreati a Roma”. A Venezia è giunto per formalizzare il ricorso anche il deputato padovano Marco Brugnerotto. “Stiamo parlando di una politica industriale vecchia di mezzo secolo – conclude il parlamentare Gianni Girotto – quando invece si potrebbe convertire l’industria creando centinaia di migliaia di posti di lavoro. Dove è il green act promesso da Renzi?”.

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