Ikea addio, Sboarina: «Era come vendere l'Arena ai cinesi». Tosi: «Scelta del sindaco»

Per il primo cittadino di Verona Sboarina il suo predecessore è «pressapochista ed amministrativamente impreparato». Tosi replica parlando di perdita importante per l'indotto: «Ikea per prassi aziendale ordina il 50% dei mobili che vende ai mobilieri del territorio»

Ikea - immagine di repertorio

Il mancato insediamento di Ikea nella città di Verona continua a far discutere, soprattutto ai vertici della politica locale. Intervistati su Rai Radio 1, il sindaco Federico Sboarina ed il suo predecessore Flavio Tosi si sono fronteggiati sull'argomento, rivendicando ciascuno posizioni pressoché incompatibili: «È come se chi c'era prima di me avesse fatto un preliminare di vendita con i cinesi per vendere l'Arena - ha esordito il sindaco Sboarina -  e poi io, una volta arrivato, guardando le carte ma soprattutto la normativa regionale, avessi rappresentato che l'Arena non si può vendere. Questo lo dico, perché fu lo stesso allora sindaco Tosi nell'agosto del 2016 a scrivere alla regione per dire che per un simile insediamento si sarebbero dovute cambiare delle norme tecniche di una legge regionale. Alla lettera di Tosi non fu data risposta, - ha quindi aggiunto Sboarina - e lui non fece nulla per sollecitarla, io la ripresi in mano e scrissi nuovamente alla regione, la quale mi rispose nel giugno dello scorso anno con una nota in cui si legge nero su bianco che quell'insediamento in quell'area, con anche l'insediamento commerciale oltre al negozio di mobili Ikea, non si può fare».

La risposta sulla questione delle norme tecniche da parte di Tosi è stata tutta concentrata sul fatto che a smentire le parole di Sboarina, vi sarebbero quelle dello stesso governatore del Veneto Luca Zaia, il quale avrebbe di fatto scaricato ogni responsabilità decisionale in materia "Ikea" al sindaco Sboarina, al di là dei tecnicismi: «Quando Sboarina dice che la regione nel giugno scorso avrebbe certificato che Ikea non si può fare, - ha spiegato Tosi - si dimentica che il governatore del Veneto Luca Zaia, due giorni dopo, l'8 giugno del 2018, rilascia delle dichiarazioni e dice: "Stop al progetto, il Comune è sovrano e non c'è altro da dire. Il sindaco è democraticamente eletto e fa le scelte nell'interesse della città. Noi dialoghiamo con tutti, Ikea ha trovato grande ospitalità nel Veneto, se poi accade che Verona dice 'no', ci sono altri 570 Comuni". Questo è quello che disse Zaia lo scorso giugno, smentendo Sboarina».

Alla domanda se Ikea possa o meno risultare utile al territorio veronese, il sindaco Sboarina non ha di fatto risposto, preferendo tornare sulla polemica avanzata dall'ex primo cittadino: «Tosi è pressapochista ed amministrativamente impreparato. - ha replicato Sboarina - L'operazione Ikea è partita nel 2012 e Tosi che è stato sindaco per dieci anni avrebbe avuto tutto il tempo di fare quello che imputa a chi è arrivato dopo. Quelle dichiarazioni di Zaia vanno interpretate nel modo autentico, e cioè che il governatore semplicemente si astiene dall'entrare nelle dinamiche comunali perché il sindaco è sovrano».

Al contrario Tosi, circa l'importanza di un insediamento Ikea nella città di Verona, ha detto di non avere dubbi e, oltre ai circa mille posti di lavoro che secondo alcune stime si sarebbero potuti creare, l'ex sindaco ha voluto far notare anche un altro vantaggio perso a livello di indotto complessivo: «Ikea per prassi aziendale, così avviene a Brescia o a Padova, - ha detto Tosi - ordina il 50% dei mobili che vende ai mobilieri del territorio. Non si tratta dunque di perdere solo mille posti di lavoro». 

L'intervento di Flavio Tosi su Ikea nel Consiglio comunale dell'11 aprile 2019

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