Caso Savona e governo in bilico, Flavio Tosi: "Mattarella non conceda alibi agli sfascisti"

L'ex sindaco veronese Flavio Tosi: "Mattarella tolga ogni alibi a Matteo Salvini e Luigi Di Maio - i quali non aspettano altro che dare la colpa ad altri dei loro fallimenti - e permetta a questi sfascisti di dimostrare agli italiani di saper mantenere le roboanti promesse elettorali"

Flavio Tosi e in serie nella foto tratta dal suo profilo Facebook Salvini, Conte, Savona e Di Maio

Caos governo, caso Savona, comunque la si voglia definire la vicenda che tiene con il fiato sospeso il Paese (ma è davvero così dopo 80 e passa giorni di "tira e molla"?) è in queste ore a un punto di volta. Come noto, l'esimio economista Paolo Savona che tanto piace a Lega e 5 Stelle, è al centro del braccio di ferro in corso con il Quirinale che preferirebbe per un Ministero così delicato un profilo meno "appuntito" sul tema "rapporti con l'Europa" e in particolare con la moneta unica europea.

In un Paese normale, le prerogative del Capo dello Stato Sergio Mattarella non sarebbero messe in discussione da alcuno, poiché garantite dalla Costituzione italiana che per primi partiti politici come anche la Lega e il Movimento 5 Stelle, giusto qualche mese fa, difendevano a spada tratta nella sua intangibilità contro gli «attacchi» del tentativo di riforma a marca renziana. Ma in Italia dove la Costituzione pare valere a giorni alterni, tutto può succedere.

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Gran rifiuto e Costituzione, la doppia via

Così dinanzi alla possibilità che il contratto di Governo tra Lega e 5 Stelle venga meno dinanzi al "gran rifiuto" del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul nome del professor Savona, si sono venuti a creare due differenti schieramenti: da una parte coloro i quali sostengono, Articolo 92 della Costituzione alla mano [Il Presidente della Repubblica ("soggetto" ndr) nomina ("predicato verbale" ndr) il Presidente del Consiglio dei Ministri ("complemento oggetto" ndr) e, su proposta di questo, i Ministri (altro "complemento oggetto" ndr)], che non vi sarebbe nulla di male se Mattarella invitasse l'incaricato premier Giuseppe Conte a trovare un altro nome per il Ministero dell'Economia, dall'altro vi è invece chi fa un ragionamento di tipo strettamente politico. Secondo i fautori di questa seconda posizione, negare la possibilità al professor Savona di ricoprire l'incarico significherebbe fornire al leader leghista Matteo Salvini un'ottima scusa per far saltare il tavolo, invocare le urne e sull'onda di spericolate attribuzioni di responsabilità al Capo dello Stato, guadagnare ulteriore consenso elettorale in vista di nuove elezioni (sondaggi alla mano, ipotesi tutt'altro che peregrina). 

Tra i sostenitori di questa seconda lettura, rientrano singolarmente personalità politiche come D'Alema, il quale in un fuorionda avrebbe detto «Se si torna al voto per il veto su Savona, loro prendono l'80%», ma anche l'ex primo cittadino veronese Flavio Tosi. Quest'ultimo in una nota molto polemica verso Lega e 5 Stelle spiega:

«Il Presidente della Repubblica autorizzi la nomina di Savona a Ministro dell’Economia e faccia partire il prima possibile il Governo del "Presidente non eletto" (come lo chiamerebbero i grillini e i leghisti) Giuseppe Conte.

Mattarella tolga ogni alibi a Matteo Salvini e Luigi Di Maio - i quali non aspettano altro che dare la colpa ad altri dei loro fallimenti - e permetta a questi sfascisti di dimostrare all’Italia e agli italiani di saper mantenere le roboanti promesse elettorali: l’abolizione della Fornero (20 miliari all’anno), la Flat Tax al 15% (90 miliardi all’anno) e il reddito di cittadinanza (dai 30 miliardi all’anno in su)».

Presidente della Repubblica e dinieghi, i precedenti 

Distante anni luce da questa posizione è invece quella del Partito democratico che in queste ore, in modo trasversale attraverso vari esponenti come Maurizio Martina e Dario Parrini, ha ricordato i numerosi precedenti "rifiuti" imposti a un premier incaricato dai differenti Capi di Stato che hanno preceduto nel ruolo il presidente Sergio Mattarella: 

«Pertini disse no a Cossiga su Darida alla Difesa (1979), Scalfaro a Berlusconi su Previti alla Giustizia (1994), Ciampi a Berlusconi su Maroni alla Giustizia (2001), Napolitano a Renzi su Gratteri alla Giustizia (2014).

L'articolo 92 della Costituzione - ha dichiarato l'esponente Pd Parrini - sancisce il diritto del Presidente della Repubblica a chiedere al Presidente del Consiglio incaricato di sottoporgli una proposta diversa se ce n'è una che non lo convince. Bullizzare il Capo dello Stato ignorando l'articolo 92 è una prepotenza inaccettabile e incostituzionale».

Si è invece affidato al sarcasmo il deputato veronese del Pd Vincenzo D'Arienzo che su Facebook ha scritto:

«Pur di nominare il rinnovatore 82enne Savona a Ministro dell'economia antieuropeista, all'articolo 92 della Costituzione è stato aggiunto un nuovo comma e non ce ne eravamo accorti: qualora la proposta di nomina di un ministro abbia parere favorevole di Bannon e di Russia Unita, il Presidente del Consiglio lo nomina direttamente col solo obbligo di informare il Presidente della Repubblica».

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