Civati contro l'amministrazione Sboarina: "Preparano l'assalto al diritto all'aborto"

In vista del Consiglio del 26 luglio quando a Palazzo Barbieri verranno discusse le due mozioni firmate Zelger e Grassi che, secondo Civati, "vanno nella stessa direzione: colpire la legge 194", il fondatore di Possibile ha duramente attaccato l'attuale giunta scaligera

il fondatore di "Possibile" Giuseppe Civati

«Gli amici del ministro alla Famiglia, Lorenzo Fontana, sono entrati in azione a Verona, cercando l'assalto al diritto dell'aborto. Il consiglio comunale veronese discuterà infatti due mozioni che vanno nella stessa direzione: colpire la legge 194. La prima mozione vuole dare ampio spazio alle associazioni cattoliche che vogliono contrastare l’aborto libero e gratuito, mentre la seconda chiede la sepoltura dei bambini mai nati senza il consenso della donna coinvolta. Siamo al fianco di "Non una di meno" in questa battaglia culturale per tutelare una conquista ottenuta 40 anni fa». Lo ha dichiarato Giuseppe Civati, fondatore di Possibile, in vista del Consiglio comunale che si terrà a Palazzo Barbieri il prossimo giovedì 26 luglio.

«L'amministrazione Sboarina a Verona - ha poi aggiunto Civati - vuole realizzare con questa operazione le prove generali per l'attacco frontale alla legge che norma l'interruzione di gravidanza. Una stagione di oscurantismo e di negazione dei diritti, agognata dai settori più integralisti, che richiede la mobilitazione di tutti i cittadini. Quella maggioranza favorevole a salvaguardare la 194».

Le stesse militanti e i militanti di "Non una di meno" hanno inoltre annunciato la loro presenza al Consiglio di giovedì: «Nel quarantesimo anniversario della legge 194, che ha sancito la possibilità per le donne di abortire in modo sicuro, libero e gratuito, - si legge in una nota del gruppo - stanno per essere discusse in Consiglio comunale due mozioni che preoccupano quella larga parte della cittadinanza che ha a cuore il diritto di scelta e di autodeterminazione delle donne. Saremo presenti in Consiglio comunale, - hanno quindi annunciato le attiviste - in difesa degli inalienabili diritti di autodeterminazione e riconoscimento per donne, gay, lesbiche e persone trans, per monitorare e denunciare ogni scelta oscurantista affinché l'istituzione pubblica e laica non diventi ostaggio di pericolose derive confessionali. La prima e l'ultima parola spetta alle donne».

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