Caso Dora, la solidarietà e i fantasmi. Ciro Maschio denuncia: "Razzismo mediatico"

La storia della 15enne veronese finita su tutti i giornali per essere stata discriminata a causa del colore della sua pelle da un organizzatore di eventi, ha prodotto molte reazioni politiche di solidarietà, ma anche alcune "puntualizzazioni" sul tema del razzismo a Verona

Uno degli screenshot dalla chat di S.P., l'organizzatore di eventi del "caso Dora"

Verona canta, le suona e se le canta un po' da sola. La storia di Dora (ormai potrebbe quasi essere il titolo di un film) sta assumendo giorno dopo giorno una dimensione che forse nessuno inizialmente avrebbe immaginato. A cominciare dalla stessa ragazzina di 15 anni che, nel linguaggio quasi dolce e, nonostante tutto, sorridente che compete a chi ha la sua età ("non si può essere seri a 17 anni" cantava qualcuno), aveva inizialmente segnalato la cosa alla pagina Facebook "Bigottophobia" scrivendo in un messaggio: «Ho riscontrato un episodio di razzismo recentemente».

Bisognerebbe aver cura di sottolineare l'impersonalità di questa semplice affermazione: nessun delirio egotico o narcisistico vittimismo all'orizzonte, bensì una semplice constatazione, ho riscontrato un episodio..., perché sì, di questo si tratta, un basso e piuttosto vile episodio di razzismo esercitato da un uomo adulto nei confronti di una teenager dalla pelle scura. Non è il caso di accanirsi poi troppo contro chi lo ha commesso (cosa che purtroppo sui social invece accade con incontrollata libertà, in un senso come nell'altro), il fantomatico S.P. organizzatore di eventi, le cui azioni sono più che sufficienti di per se stesse a darne la giusta connotazione e misura.

Quel che piuttosto stupisce sono le reazioni politiche, o almeno alcune di esse. Dinanzi alla semplicità del dato, ci si sarebbe aspettati un'unanime condanna "senza se e senza ma" relativamente all'accaduto. E invece non sono mancati i commenti di chi ha preferito anteporre l'esigenza di difendere la città di Verona dall'accusa di razzismo, alla necessità di stigmatizzare una vicenda poco decorosa e che ambientata in città europee come Berlino o Londra farebbe quasi sorridere, perché in molti la crederebbero in prima battuta una barzelletta.

Il sindaco Federico Sboarina ha dichiarato pubblicamente la sua solidarietà alla piccola Dora, specificando che la ragazza risiede a Negrar e che il concorso canoro oggetto di polemica non ha nulla a che fare con la città e Palazzo Barbieri, non godendo «né dei contributi, né del patrocinio comunale». Puntualizzazioni inconfutabili, bisogna dargliene atto, pacate e accompagnate da una nota di dispiacere per la sofferenza di Dora (sorridente sì, ma non senza lacrime dopo lo scambio di messaggi con S.P.) che nulla autorizza a credere poco sincere. Ma di puntualizzazione in puntualizzazione, si arriva al commento espresso dal presidente del consiglio comunale Ciro Maschio, il quale sulla sua pagina Facebook scrive:

Un tale si inventa su fb un fantomatico concorso canoro. Una ragazzina italiana chiede di partecipare e il tale risponde che la esclude perchè di colore. Verona non c'entra nulla e non risulta nessuna richiesta di spazi, patrocinio o permessi in Comune. Ma il caso va su tutti i media nazionali. Intanto il "concorso fantasma" sparisce del tutto. Esprimo solidarietà alla ragazza cui auguro di cantare presto, condanno il gesto idiota di un singolo, e mi rammarico per il "razzismo mediatico" che, con superficialità, non perde occasione di gettare fango su Verona (città di San Zeno Vescovo moro).

Sotto il post dell'autorevole esponente della maggioranza in Comune si leggono diversi commenti, e vi è anche qualcuno che linka un articolo sull'argomento del quotidiano online Secolo Trentino dal sibillino titolo "Verona, la bufala del concorso canoro razzista". L'autore dell'articolo, riprendendo proprio il post di Ciro Maschio, sostiene che il caso Dora sarebbe frutto di un'enorme montatura per porre in discredito la città intera di Verona («un caso mediatico su un concorso inesistente»).

A questo punto urge forse provare a fare un po' di chiarezza: il concorso Canta Verona Music Festival non è "fantasma" e non è mai "sparito", come si evince dalle stesse dichiarazioni del suo organizzatore S.P., peraltro ampiamente riportate dalla stampa, il quale ha spiegato che «ormai non si fa più», ma ciò non significa che non sia mai esistito e che sia un'invenzione mediatica. L'edizione di quest'anno non si sarebbe comunque tenuta, ma come tutti noi sappiamo non è stata questa l'originale motivazione data a Dora per giustificare il diniego alla sua richiesta di partecipazione, così come non è stato il fatto che, nelle scorse edizioni, potevano partecipare alla gara solo maggiorenni. Dora si è sentita anzitutto dire che lei, per via della sua pelle nera, non era abbastanza italiana, e che «italiani si nasce e da genitori italiani». Il resto viene dopo, come le scuse di S.P., decisamente preoccupato del clamore che la vicenda poteva avere e che poi effettivamente ha avuto.

Parlare di "razzismo mediatico" nei confronti della città di Verona è qualcosa che ci pare poco appropriato. Tralasciamo senza approfondire oltre, il fatto che lo stesso organizzatore di eventi, nello scambio di messaggi ormai divenuto pubblico, si difende inizialmente adducendo di "non essere razzista" con la motivazione che la sua singolare idea di "cittadinanza italiana" sarebbe condivisa da molti altri suoi amici e conoscenti, persino stranieri. Ad ogni buon conto, la vicenda di Dora segue altri episodi che ad esempio, senza risalire troppo indietro nel tempo, hanno interessato direttamente l'ultima campagna elettorale, o la tifoseria dell'amatissima squadra di calcio Hellas Verona. Mentre si attende ancora che il consiglio comunale prenda una decisione unanime di condanna ufficiale circa gli episodi del Bentegodi, una domanda sorge spontanea: non è che forse il binomio Verona-città razzista sia più facile da sconfiggere attraverso ferme e pacate condanne di episodi razzisti, riguardino essi Negrar, San Bonifacio o l'interno del Bentegodi, piuttosto che tramite puntualizzazioni, magari anche necessarie, ma che se connotate da toni polemici rischiano poi di far passare in secondo piano tutte le benevolenti dichiarazioni di "solidarietà"?

Sembrerebbe pensarla così l'On. D'Arienzo, il quale alla risoluta condanna dei fatti ha accompagnato il ricordo della solidarietà veronese espressa da molte realtà sociali locali, così come la deputata M5S Businarolo che spiega: «È davvero un peccato che la città di Verona si trovi ancora a pagare, in termini di reputazione, l’ignoranza di pochi. Per questo, comportamenti del genere vanno denunciati senza chiudere gli occhi. Ciò che più non accetto è che il soggetto che ha risposto con l'account ufficiale dell'evento abbia giustificato il suo gesto mentendo sul fatto che la sua è un'opinione che in realtà hanno molte altre persone. Beh: non è la mia né quella - ne sono convinta - della stragrande maggioranza dei veronesi».

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