Parabeni cancerogeni? Fontana punta il dito su creme e dentifrici

L'onorevole leghista lancia l'allarme: "Possibili rischi per la salute dei consumatori, la Commissione deve approfondire urgentemente la questione"

"L'utilizzo di parabeni caratterizza la quotidianità dei consumatori, ma la sicurezza di tali composti rappresenta ancora una questione dal carattere controverso. E non possiamo escludere a priori che tali composti non siano cancerogeni". Lo dichiara l'onorevole Lorenzo Fontana, eurodeputato della Lega Nord, che ha rivolto un'interrogazione alla Commissione Europea, invocando studi urgenti ed approfonditi sulla spinosa questione ed una riflessione sulla possibile modifica dell'attuale concentrazione massima prevista per tali sostanze.

"Sebbene i parabeni siano utilizzati da molti anni come conservanti in numerosi cosmetici, negli shampoo, nelle creme idratanti, nei deodoranti, nei gel da barba, nelle creme solari, nei prodotti per l'igiene dei bambini e nel dentifricio o come additivi nei cibi, la sicurezza di tali composti rappresenta ancora una questione aperta" afferma l'eurodeputato del Carroccio.

Fontana spiega che "recenti studi scientifici, condotti da Philippa Darbre - ricercatrice di oncologia all'università di Reading - hanno evidenziato la capacità dei parabeni di mimare il comportamento degli estrogeni, che hanno un ruolo importante nella patogenesi del tumore al seno; lo studio ha inoltre rilevato la presenza di parabeni nel tessuto mammario di 18 pazienti su 20 che soffrivano di tumore al seno. Sulla base del dibattito in corso nella comunità scientifica internazionale, il 3 maggio 2011 è stata adottata in Francia una proposta di legge che vieta l'uso degli ftalati, dei parabeni e degli alchilfenoli, catalogate come categorie di sostanze che interferiscono con il sistema endocrino".

"Nonostante le lobby legate all'industria cosmetica assicurino la totale sicurezza dei parabeni - conclude Fontana - non sono mai stati condotti degli studi sugli effetti di lungo periodo. Visto quanto accaduto in Francia, sarebbe il caso che l'Europa non indugiasse ulteriormente".

La palla passa ora alla Commissione, che sarà chiamata a pronunciarsi sulla proposta dell'eurodeputato leghista di finanziare studi sugli effetti di lungo periodo delle sostanze perturbatrici del sistema endocrino.

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