Pfas, relazione della Commissione Ecomafie. Bottacin: "Non è obiettiva"

M5S e PD attaccano la Regione per alcune mancanze evidenziate nella relazione, ma l'assessore regionale ribatte e spera che la commissione d'inchiesta regionale possa fare piena luce sulla vicenda

Coda lunga di polemiche dopo l'approvazione e la pubblicazione della relazione della Commissione Ecomafie in Parlamento sul ciclo dei rifiuti sui Pfas. I membri del M5S della commissione si sono soffermati su un punto in particolare, quello in cui si riconoscono i Pfas come sostanze pericolose, quindi quando diventano rifiuti devono essere trattati come rifiuti pericolosi. Inoltre sempre nella relazione si fa riferimento alla ditta Miteni, la quale non può continuare a scaricare Pfas come fa ora, poiché appunto sostanze pericolose e soggette a limitazioni più stringenti. Per questo il M5S chiede che la Miteni chiuda la linea Pfas. "Nel frattempo chiediamo che i rifiuti contaminati da Pfas siano trattati con cautele specifiche e non esportati fuori dai territori regionali contaminati. Ovviamente ogni spesa deve ricadere sulle aziende coinvolte e non sui cittadini, inoltre le responsabilità dell’inquinamento e degli eventuali danni alla salute dovranno essere sanzionate".

La relazione della commissione contrasta con la posizione assunta dalla Regione Veneto e dall'assessore Gianpaolo Bottacin che replica: "Colgo molta superficialità nell'approccio con cui l'argomento è stato trattato. È di tutta evidenza che chi ha votato un tale testo, in alcune parti assolutamente discostante dalla realtà dei fatti, si assumerà anche la responsabilità delle falsità ivi contenute". Per l'assessore veneto alcuni punti della relazione sono palesemente contraddittori. "Si accusa la Regione di non aver messo negli anni i limiti agli scarichi, dimenticando che le Regioni in materia possono solo eventualmente restringere i limiti già posti a livello statale ma non imporne ex novo. Quindi, fino al 2015, ciò non sarebbe stato possibile, dato che solo allora vi è stata un indicazione statale. E, d'altro canto, se invece fosse vero che non è il ministero a dover mettere tali limiti, mi domando come mai allora li abbia messi nel 2015. La verità è che la Regione Veneto, unica in Italia, non appena conosciuto lo studio del 2013 del Cnr, si è attivata immediatamente filtrando l'acqua potabile e denunciando, tramite Arpav, ancora a luglio 2013 l'inquinamento all'autorità giudiziaria, secondo quanto previsto dal codice penale".

"Continuare a trattare il fenomeno, piccolo o grande che sia, come fosse problematica limitata al solo Veneto - conclude Bottacin - dà la misura di una relazione orientata politicamente più che alla ricerca di risposte oggettive. Mi auguro che la Commissione regionale d'inchiesta sappia lavorare approfondendo il tema meglio e con maggior obiettività. In ogni caso, come Veneto non abbasseremo la guardia e continueremo a monitorare direttamente la situazione, proseguendo pure l'ottima collaborazione instaurata col ministro dell'ambiente Galletti".

"La commissione ha basato il proprio lavoro su relazioni scientifiche e tecniche e non ha fini politici. I dati non mentono, al contrario dell'assessore Bottacin", è la replica del capogruppo PD nella Commissione Ecomafie Laura Puppato.

"È sbagliato affermare che la Regione non potesse fissare dei limiti - spiega Puppato - La Regione Lombardia, già nel 1996 aveva fissato gli standard di qualità del suolo, dell’acqua di falda e di scarico. La Regione Veneto, quindi, aveva gli strumenti per agire e fissare i limiti a prescindere dal quadro nazionale". A Laura Puppato è sembrato che l'assessore Bottacin non abbia neanche letto la relazione della commissione e per questo lo ha invitato a leggerla e a "lasciare da parte l’eterna campagna elettorale in cui la Lega ha incastrato il Veneto, cercando di prendere provvedimenti immediati per tutelare il territorio veneto e la salute di chi lo abita", ha concluso.

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