Chiusura di tutti i negozi di cannabis light, a Verona c'è anche chi dice "non mi piace"

Giorgio Pasetto, presidente di Area Liberal, replica a quanti vogliono la chiusura dei negozi di cannabis light: «Se dovessimo ascoltare Salvini e Sboarina dovremmo proibire il consumo di molto meno di mezzo bicchiere di vino al giorno, perché l’alcol ha effetti psicotropi»

Ci sono due notizie recenti, apparentemente distanti tra loro, ma forse non così tanto, che hanno fatto molto discutere in queste ultime ore, al punto che, si potrebbe dire, diventa quasi naturale provare ad accostarle. La prima è che da giovedì il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha dichiarato guerra ai negozi dove viene venduta, in modo legale fino a prova contraria, la cosiddetta "cannabis light", cioè, sempre fino a prova contraria, una cosa che tecnicamente la legge italiana non ritiene essere una sostanza stupefacente. Le parole di Salvini, letteralmente, tuttavia sono state: «La droga, soprattutto tra i minori, è un'emergenza nazionale. Darò indicazione ai responsabili delle forze dell'ordine di andare a controllare uno per uno, per quanto mi riguarda con l'obiettivo di chiuderli, tutti i presunti negozi di cannabis che vanno sigillati perché sono un incentivo all'uso e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Ce ne sono ormai più di mille al di fuori di ogni regola e di ogni controllo». Le affermazioni del ministro, a Verona hanno ben presto trovato una facile sponda, anche direttamente nel primo cittadino scaligero Federico Sboarina che, in anticipo sui tempi, già in precedenza aveva preso posizione contro i negozi di "cannabis light".

La seconda notizia che molto sta facendo parlare, è invece quella che dallo scorso 6 maggio l'Italia ha ufficialmente la prima vincitrice per il 2019 del contest "VinciSalvini". Si chiama Debora Faravelli e vive a Bellagio in provincia di Como. Queste sono tutte informazioni reperibili sulla pagina Facebook del ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini che le ha pubblicate complimentandosi con la ragazza per la vittoria. Cos'è "VinciSalvini"? Un contest sui social, o una «gara social» come spiega il regolamento ufficiale (sì, ne esiste uno e lo trovate qui), alla quale chiunque può partecipare previa iscrizione. Chi vince cosa ci guadagna? Ogni giorno una persona «vince una telefonata con Matteo Salvini oltre a un post con la propria foto che verrà diffuso sui canali social del Capitano», ma soprattutto il fortunato vincitore «potrà conoscere Matteo Salvini di persona». Come, dunque, ci si può guadagnare la vittoria, vale a dire come si accumulano i punti nella «gara social» "VinciSalvini"? Ebbene, da regolamento, vi sono tre modi: mettere "mi piace" ai post Facebook di Salvini, mettere "mi piace" ai post Instagram di Salvini, mettere "mi piace" e ritwittare i tweet di Salvini. Il più rapido nel mettere "mi piace" guadagna più punti. «Mettere mi piace», ovviamente qualunque cosa i post in questione contengano, vale a dire mettere "mi piace" a prescindere, mettere "mi piace" senza pensare se effettivamente mi piace , mettere "mi piace" senza ragionare troppo sui contenuti che vengono veicolati di volta in volta nei post, sulla loro correttezza, affidabilità, mettere "mi piace" per mettere "mi piace", così, in un gesto di sconfinata ed assuefatta fidelizzazione al brand.

Il contest, come sempre si può leggere sul regolamento ufficiale, «si conclude domenica 26 maggio, il giorno in cui Matteo Salvini vincerà non solo in rete, ma - tutti noi auspichiamo, con il tuo aiuto - anche nelle urne delle elezioni europee!».

Il post Facebook con il quale il ministro dell'Interno Matteo Salvini annuncia la prima vincitrice della «gara social» VinciSalvini seconda edizione

Cosa tiene dunque insieme, oltre il clamore suscitato, queste due notizie all'apparenza così distanti? Una parola: "marketing". Per essere più precisi, il manifestarsi di quello che Hannah Arendt aveva, profeticamente, descritto come il rischio più grande per le società moderne, vale a dire la sostituzione degli spazi politici con quelli economici, il venir meno della dimensione del "politico", la capacità d'azione reale degli esseri umani, a discapito di quella onnipervasiva ed asfissiante dell'"economico". Il dramma, evidentemente non privo di risvolti buffi, è che si è passati, tramite sopraffini slittamenti di senso digitali, dall'être engagé del singolo, all'engagement social con la leggerezza di un clic su Facebook. 

Negozi cannabis light da chiudere, le repliche a Verona

In terra scaligera, ad ogni modo, non tutti sono favorevoli alla chiusura dei negozi di cannabis light e, tra i primi a far presente il suo "non mi piace" alla proposta, vi è stato Giorgio Pasetto, ex consigliere di area tosiana, da sempre radicale su questi temi: «Salvini e Sboarina, - spiega Pasetto - condannano i negozi di cannabis light senza sapere la differenza tra il CBD ed il THC. Il CBD è un cannabinoide presente nella cannabis light con effetti prevalentemente miorilassanti senza avere effetti psicotropi (ovvero sulla psiche e sul cervello). Il THC è presente nei prodotti di cannabis light ad un dosaggio massimo pari allo 0,6%, ovvero ad un livello estremamente basso. Se dovessimo ascoltare Salvini e Sboarina - argomenta ancora Giorgio Pasetto - dovremmo proibire il consumo di molto meno di mezzo bicchiere di vino al giorno, perchè l’alcol ha effetti psicotropi. Nessuno di noi si sognerebbe di proibire il consumo di vino, ma la scienza ci suggerisce soltanto di consumarlo in modo moderato».

Sulla stessa linea anche il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Alessandro Gennari: «Siccome la ratio è quella del "fa male li chiudiamo!", - afferma provocatoriamente Gennari - allora chiedo di essere equi e chiudere le tabaccherie perché il fumo fa male, i bar perché gli alcolici fanno male, le sale slot perché si rischia la ludopatia...». 

Critiche anche dal Pd, Sbrollini: «La Lega nel 2016 votò per la legalizzazione»

Sul tema è intervenuta nelle scorse ore anche la senatrice del Partito democratico Daniela Sbrollini, la quale in una nota non ha mancato di sottolineare il repentino e parziale cambio di linea del ministro dell'Interno Salvini, l'indomani del roboante annuncio col quale dichiarava che avrebbe ben presto chiuso i circa mille negozi che vendono cannabis light in Italia: «Salvini alla guerra contro i negozi di cannabis light. L'altro giorno sentenziava: "A uno a uno li chiuderemo tutti". - ricorda non senza sarcasmo l'On. Daniela Sbrollini - Oggi invece precisa che farà fare un controllo significativo da un punto di vista psicotropo e stupefacente. Ci mancherebbe. Questi negozi hanno un senso commerciale e in certi casi terapeutico. Come tutti sanno non devono avere nulla a che fare con gli stupefacenti. Ci meravigliamo che i controlli, routine per un Ministero degli interni, vengano sbandierati. Bisogna però ricordargli, - conclude polemicamente la senatrice Pd - che anche la Lega nel 2016 votò la legge che istituiva la legalizzazione dei negozi che vendono cannabis leggera».

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