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Autonomia, due anni fa il referendum consultivo: ripartita la trattativa

Si è tenuto a Roma, al Dipartimento degli Affari Regionali, l'incontro per la ripresa del negoziato sull’autonomia differenziata

 

Per Zaia dunque il percorso «non è facile», ma si dice pronto alla trattive utili a raggiungere un'intesa, «purché non sia una presa in giro».
Questo nel giorno in cui a Roma, al Dipartimento degli Affari Regionali, si è tenuto l'incontro per la ripresa del negoziato sull’autonomia differenziata del Veneto, ex art. 116, III comma della Costituzione, alla presenza del capo dipartimento dott.ssa Elisa Grande, del Consigliere del Ministro, Antonio Ilacqua, e del Capo di Gabinetto, Francesco Rana. Il tutto "nell'anniversario" del referendum consultivo voluto dallo stesso Zaia, chi si svolse proprio il 22 ottobre 2017. 

Sull'appuntamento andato in scena nella Capitale, la Delegazione trattante del Veneto ha fatto sapere che: 

L’approccio è stato collaborativo e improntato a pragmaticità e operatività. Si è condiviso di partire con una analisi comparata dei due testi della intesa (testo del Veneto del 23 settembre e testo ministeriale del 7 ottobre), allo scopo di evidenziare, innanzitutto, le parti sulle quali esiste una prima condivisione di contenuti.
Si è, quindi, concordato il metodo di lavoro e programmato un prossimo incontro per mercoledì 30 ottobre, al fine di proseguire con l’esame delle richieste regionali.
Il confronto sui contenuti della bozza della Regione del Veneto si svolgerà in parallelo alla predisposizione del disegno di legge “quadro” che, è stato confermato, il Ministro vuole portare all’approvazione del Parlamento entro fine anno.
In riferimento al testo del disegno di legge “quadro” è stato garantito il coinvolgimento della Regione del Veneto, così come delle altre due Regioni che hanno già avviato il percorso per il riconoscimento dell’autonomia differenziata, prima del passaggio in Conferenza Stato-Regioni.

All'incontro è intervenuto anche l'onorevole della Lega Paolo Paternoster: «Sono passati esattamente due anni dal referendum sull'autonomia del Veneto, il Movimento 5 stelle ci ha fatto perdere un anno nel governo precedente facendo scandalosa melina, quello attuale è partito ancora peggio, a questo punto diteci chiaramente che intenzioni avete: se pensate di prenderci ancora per i fondelli, sappiate che non abbiamo tempo da perdere, ditelo chiaramente che facciamo dell'altro». 

Sui lunghi tempi di attesa per vedere avanzare la pratica, si sono espressi anche i consiglieri regionali di Centro Destra Veneto - Autonomia e Libertà, Stefano Casali, Andrea Bassi e Fabiano Barbisan.

C’eravamo anche noi oggi, prima a palazzo Balbi e poi sul Ponte di Rialto, per ribadire che la lotta per l'autonomia continua e per dare pieno appoggio al Governatore Zaia ad una battaglia che da 730 giorni stiamo combattendo contro un governo centrale sordo, che si sta prendendo gioco dei Veneti. È il momento di reagire, passando dalle parole ai fatti.
A due anni dal voto del Referendum non permetteremo che Roma faccia calare il sipario sulla Costituzione e sul voto dei Veneti
Pacifici, ma inflessibili - ricordano i Consiglieri - adotteremo ogni iniziativa politica perché il prima possibile cessi l’ostruzionismo romano e si concretizzi un diritto costituzionalmente garantito che è quello dell’autonomia. 
Nelle prossime settimane come Gruppo consiliare - concludono - proporremmo iniziative gandhiane nel solco del contenuto del voto referendario del 2017. Fino al raggiungimento del risultato non ci fermeremo, mai. 

Anche il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia per il Veneto, Sergio Berlato, non ha mancato di far sentire la propria voce. 

In qualità di Coordinatore regionale di Fratelli d’Italia per il Veneto ho portato tutto il Partito a votare a favore del referendum sull’autonomia del Veneto, che è stato celebrato il 22 ottobre 2017 con un esito quasi plebiscitario, credendo alle rassicurazioni che ci erano state fornite dai promotori dell’iniziativa referendaria.
Ricordiamo che il quesito referendario non chiedeva secessione o indipendenza per il Veneto ma solo maggiori forme di autonomia nel rispetto della Costituzione e nel rispetto di quel Valore per noi indiscutibile che è l’Unità nazionale.
A distanza di due anni da quella che pensavamo fosse una data storica per il Veneto, il risultato ottenuto sull’autonomia equivale, purtroppo, alla radice quadrata di zero.
Prendiamo atto con sommo rammarico di questa totale assenza di risultati in termini di autonomia per il Veneto, nonostante si siano succeduti da quella data alcuni governi tra i quali uno da altri asserito come “amico”.
Ci auguriamo che la grande aspettativa che nutrono i Veneti nei confronti dell’ambita autonomia non si riveli come una gigantesca presa in giro nei confronti di chi ci ha creduto e di chi, come noi, nonostante tutto ancora continua a crederci.
Daremo fondo a ciò che rimane della nostra proverbiale pazienza, nella speranza di vedere realizzato il sogno nostro che equivale a quello di milioni di cittadini veneti.
Se la strategia ha portato sinora a questi deludenti risultati, forse sarà il caso di valutare se non sia opportuno cambiare tattica.
Il nostro impegno rimane e, come Fratelli d’Italia, continuiamo a combattere per il Veneto e per i Veneti, nel rispetto della Costituzione italiana e nella salvaguardia del Valore dell’Unità nazionale.

Dal Partito Democratico, arriva però la secca repliche alle insinuazioni del centrodestra. «Sarebbe l’ora delle responsabilità e dei mea culpa, invece prendiamo atto che si continua sulle note della propaganda che hanno portato l’autonomia su un binario morto».
Il deputato veneto Diego Zardini, membro della commissione bicamerale per gli Affari regionali, stigmatizza la scelta del presidente della regione di «scaricare le proprie responsabilità su altri soggetti. Imparare dai propri errori è un umano segno di intelligenza. Constatiamo che nel giorno in cui il ministro Boccia fa ripartire la trattativa sull’autonomia, Zaia farfuglia in diretta social di inadempienza dei governi Gentiloni e Conte. Al presidente regionale ricordo che la pre intesa firmata con l’onorevole Gianclaudio Bressa, sottosegretario del governo Gentiloni, è finora l’unico atto formale depositato e che avvia il processo di autonomia regionale. Quella firma risale alle 12.30 del 28 febbraio 2018, a pochi giorni dalle elezioni che hanno portato all’uscita del governo Gentiloni e al successivo insediamento del primo governo Conte. Visto che oggi la trattativa riparte, è palese quanto sia stata responsabilità della Lega e di Salvini nel bloccare l’intesa per non perdere 4 milioni di voti nel Mezzogiorno. Ora, ci aspetteremmo dal presidente del Veneto un comportamento maturo, da adulto, di chi sa di avere un’opportunità davvero grande e altrettanta responsabilità. Invece di perdere tempo sui social, si metta a studiare con il ministro Boccia e con gli altri colleghi di Emilia Romagna e Lombardia per dare al Veneto e ai veneti l’autonomia che la Costituzione prevede dal lontano 2001. Battere i piedi, fare i capricci e chiedere gli unicorni non porterà ad alcun risultato perché, come ogni cinquantenne dovrebbe ormai sapere, gli unicorni non esistono».

Anche l'ex sindaco di Verona Flavio Tosi, con un post sulla propria pagina ufficiale Facebook, che non ha risparmiato alcune "frecciatine". 

Esattamente due anni fa Veneti e Lombardi votarono SI' all'autonomia delle loro Regioni. Dopo due anni (con 15 mesi di governo Lega) non è stato portato a casa nessun risultato. Tante chiacchiere, ma in concreto zero. L'unico atto firmato (anche da Zaia) è il pre-accordo con il Governo Gentiloni nel 2018. Dopo due anni si può dire che è stato tradito il popolo Veneto e il popolo Lombardo e con loro l'idea di un'Italia unita nel federalismo e nelle autonomie. Il contrario di ciò che vogliono i sovranisti-populisti e la sinistra massimalista, quindi sono chiari i motivi per cui l'autonomia non è stata realizzata.

Tra due mesi saranno passati tre anni dal referendum costituzionale, al quale anche io votai SI'. Da Sindaco ed esponente del centrodestra mi espressi convintamente per la riforma, scritta a quattro mani da Calderoli (Lega) e Finocchiaro (PD), a differenza dell’estrema sinistra che la definiva come una “deriva autoritaria” (un motivo in più per votarla!). I contrari sostenevano inoltre che quella riforma si poteva fare meglio in pochi mesi in Parlamento. Invece non si è più fatto niente. Con quel referendum si sarebbe disegnato un sistema autenticamente bipolare in cui chi vince le elezioni governa cinque anni, si riducevano i parlamentari più di quanto sia stato fatto di recente e si sarebbe sveltito l'iter legislativo con il superamento del bicameralismo perfetto.
Adesso molti leader del NO si sono accorti che il SI' era sacrosanto e infatti parlano di maggioritario, di leggi più veloci e hanno ridotto i parlamentari.

Autonomia e riforma della Costituzione: due occasioni perse che ci confermano che serve convergere su una forza liberale, riformista, laica e legata alla cultura del popolarismo italiano ed europeo. Per distanziarsi nettamente dalla destra sovranista e dalla sinistra massimalista.

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