«Cari cittadini del Sud...». Letterina sull'autonomia del presidente Zaia

Il presidente del Veneto si rivolge direttamente ai cittadini e attacca gli "amministratori del Sud". «L'autonomia a loro fa paura perché è un'assunzione di responsabilità»

L'immagine pubblicata su Facebook per accompagnare la lettere scritta da Zaia

Cari cittadini del Sud...

Letterina del presidente della Regione Veneto Luca Zaia sull'autonomia. I destinatari sono i cittadini e non le istituzioni del Sud Italia. Non una lettera ad un suo collega presidente di Regione e non una lettera ai consigli regionali, alle province o ai comuni. Zaia s'indirizza solo ai cittadini, a coloro che vivono nel Meridione e che seguono, come tutti gli altri cittadini, il dibattito sulla maggiore autonomia che Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna hanno chiesto allo Stato.

«Rimango allibito da quanto sta accadendo», scrive Zaia, accennando a coloro che osteggiano il percorso verso una maggiore autonomia intrapreso da tre regioni del Nord.
«L'eroica gente del nostro Sud è una foresta che cresce, quotidianamente, ma che non ha mai avuto diritto di parola - scrive Zaia in questa lettera condivisa su Facebook - C'è sempre qualcuno che, in continuazione, sigilla il coperchio sopra questa pentola in positiva ebollizione e, con inquietante puntualità, indica la strada sbagliata da percorrere».
Per Zaia, Nord e Sud hanno avuto un punto di partenza comune dopo la Seconda Guerra Mondiale, «ma resta innegabile che in questi decenni si sia venuta producendo una divaricazione profonda - sostiene Zaia - Alcuni territori, quelli del Nord, sono economicamente decollati; quelli del Sud, non si sono, invece, mai affrancati, come sarebbe stato giusto e legittimo attendersi, visto il loro potenziale umano e ambientale».

Qualcosa quindi è accaduto. O, per meglio dire, non è accaduto al Sud - prosegue Zaia - Anche senza un'autonomia del Nord, in questi decenni il Mezzogiorno non ha portato a casa nulla in termini di sviluppo. E non mi si venga a dire che abbia avuto meno opportunità del Nord, in termini di cospicui investimenti sul fronte infrastrutturale, dei fondi comunitari, degli aiuti di Stato (quando erano possibili), delle agevolazioni fiscali e quant'altro.
Io non voglio, tuttavia, fare il processo al passato. Svolgo un altro ragionamento: questa autonomia che viene dipinta ai cittadini come la morte del Sud è, invece, una grande opportunità per loro. E anche per noi. Nord e Sud sono, infatti, legati a filo doppio. Nel contesto di uno stato federale, non esiste che una comunità sia lasciata andare allo sbando a tutto vantaggio di un'altra.
La verità è che l'autonomia fa paura a molti amministratori del Sud, perché essa è una vera assunzione di responsabilità. E questo fattore fondamentale per la corretta gestione delle risorse pubbliche che, troppo spesso, vediamo sprecate senza alcun vantaggio per i cittadini, è proprio ciò che crea forti timori in determinati ceti politici e amministrativi. A queste spaventatissime istituzioni del Mezzogiorno, dico: "non potete continuare a vendere ai vostri cittadini soltanto la suggestione che l'autonomia li farà morire. Se sostenete questo, per coerenza, dovete andare dai vostri elettori e dire qual è l'alternativa". Perché chi racconta nelle istituzioni, nelle piazze, in Parlamento, che l'autonomia è un baratro per il Mezzogiorno, dice qualcosa di contrario alla Costituzione vigente. Quei parlamentari e amministratori del Sud che si dicono fieramente contro l'autonomia, per coerenza dovrebbero chiarire qual è la loro idea di Costituzione e perché non si stanno attrezzando a scrivere nero su bianco una proposta di modifica della Carta costituzionale. È l'unica strada possibile e percorribile. E, magari, scopriremmo che questa modifica pretende a chiare lettere il ritorno allo stato centrale. Quel centralismo che, non mi stanco di ripetere, è centrifugo e quindi disgrega le nazioni, mentre il federalismo è centripeto, le unisce.

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