Riqualificazione dell'Arsenale, PD: "Vestito di Arlecchino". Tosi "Fregatura"

L'Ars District approvato dalla giunta Sboarina non convince i democratici e la lista Verona Civica: "Per finanziare gli interventi si vende l'ennesimo palazzo. Non sono riusciti a mobilitare risorse fresche"

Un polo di innovazione artistica, tecnologica e alimentare. Questo dovrebbe diventare l'Arsenale di Verona se si realizzassero le intenzioni della attuale amministrazione comunale che ha approvato il progetto unitario di riqualificazione del manufatto austriaco. Decisione che inevitabilmente ha esposto l'amministrazione guidata dal sindaco Federico Sboarina alle prime critiche da parte dell'opposizione cittadina. Opposizione di cui fanno parte anche il Partito Democratico e la lista Verona Civica che in una nota congiunta elencano alcune osservazioni al progetto presentato l'altro giorno.

Il programma di recupero dell'Arsenale sfrutta in buona parte le idee elaborate nel corso dei lavori della commissione consiliare dedicata, scansando però tutte le questioni di fondo che in quella stessa sede erano emerse - scrivono i consiglieri Elisa La Paglia, Federico Benini e Tommaso Ferrari - Prima di tutto quella delle risorse: per finanziare gli interventi si vende l'ennesimo palazzo, segno che dopo tanti proclami non sono riusciti a mobilitare risorse fresche. Il recupero dell'arsenale avrebbe poi dovuto essere l'occasione per rimediare a colossali errori commessi dalle precedenti amministrazioni Tosi, di cui gli stessi Sboarina e Zanotto facevano parte, quali la mancanza di condivisione nella individuazione delle funzioni urbanistiche e la pretesa di confinare il Museo di Storia Naturale negli spazi insufficienti di Castel San Pietro. Sul fronte del museo di storia naturale, la situazione ora è ancora più confusa di prima, mentre sul fronte della condivisione la commissione non era stata nemmeno avvisata delle conclusioni a cui l'amministrazione era giunta, e tanto meno era stata invitata alla presentazione del programma di recupero. La pietra tombale sull'ipotesi di riunificare il Museo di Storia Naturale all'Arsenale lascia non solo l'amaro in bocca, ma rende il progetto di recupero orfano di una idea trainante, rendendolo molto simile ad un vestito di Arlecchino. Inoltre non è chiaro se i tempi del recupero saranno compatibili con il degrado in cui versa già palazzo Montanari. E non si spiega perché esso non sia stato dato, a prezzo debito, all'Università di Verona che da tempo lo brama per ampliare Scienze Giuridiche. Ciò conferma quanto andiamo dicendo da tempo, ovvero che la giunta ha sfruttato il lavoro della commissione per dare una parvenza di democrazia al progetto di recupero. Il rischio vero è che il metodo opportunista e autoreferenziale dell'amministrazione finisca per cacciare la riqualificazione in un vicolo cieco.

Il progetto dell'amministrazione Sboarina mette la pietra tombale sulla riunificazione del Museo di Storia Naturale voluto da PD e Verona Civica, dopo averne messa un'altra sul project financing approvato dall'amministrazione di Flavio Tosi, che attacca: "Se lo scorso settembre la maggioranza di Sboarina non avesse bocciato inopinatamente il project financing della mia amministrazione, i lavori del nuovo Arsenale sarebbero iniziati da un pezzo e per il 2019 avremmo avuto un sito completamente rinnovato. Oggi, invece, abbiamo un progetto i cui lavori cominceranno a metà del 2020 e sicuramente Sboarina finirà il suo mandato nel 2022 con i cantieri ancora aperti. Il tutto per mantenere la stessa cubatura commerciale a me contestata, non bonificare l'area, spendere più soldi dei veronesi (dato che nessun privato contribuisce) e togliere agli stessi cittadini spazi di aggregazione collettiva".

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