Amia, a settembre la decisione se trasformarla in una società in house

Favorevole intanto Verona Domani, che vede nel cambiamento una salvaguardia del patrimonio. Contrario il movimento Traguardi: «La trasformazione non risolverà nessun problema di Amia»

(Foto Facebook Amia)

Subito dopo le vacanze estive, il consiglio comunale di Verona dovrà prendere subito una decisione importante. È stata, infatti, calendarizzata per la prima seduta dell'assise di settembre la mozione del consigliere comunale di Verona Pulita Mauro Bonato con cui si chiede di trasformare Amia in una società in house e cioè gestita direttamente dal Comune di Verona. Una mozione che vede come secondo firmatario il consigliere Massimo Paci di Verona Domani.
«L'atto ribadisce la ferma convinzione dell'assoluta necessità di procedere con l’affidamento in house del servizio di rifiuti, salvaguardando così un patrimonio in termini di efficienza ed operatività di tutti i veronesi che non può essere lasciato ad incognite o a percorsi amministrativi poco chiari, a fantomatiche ed incerte gare che potrebbero metterne a rischio efficienza e posti di lavoro - ha commentato il consigliere Marco Zandomeneghi, anche lui di Verona Domani - Siamo certi che in consiglio comunale a settembre di fronte ad un argomento così importante e decisivo per la storia, l'economia, l'aspetto ambientale e occupazionale della città di Verona, prevarranno buon senso e non campanilismi politici».

Di tutt'altro avviso è invece il movimento civico veronese Traguardi, rappresentato in consiglio comunale dal consigliere di Verona Civica Tommaso Ferrari.

Riteniamo che questa operazione non risolva i problemi endemici di Amia - fanno sapere Ferrari e i rappresentanti di Traguardi - Problemi che sono la chiusura del ciclo dei rifiuti e la scarsa efficienza che in questi anni ha lasciato troppo spazio a sprechi politici, tra cui l'approvazione di una consulenza legale annuale di dubbia utilità.
Alcune persone hanno esultato per la decisione della Regione di concedere l'ampliamento della discarica di Torretta a Legnago per altri sette anni, permettendo quindi di continuare a conferire rifiuti. A noi, invece, piacerebbe vedere un'azienda che investe in impianti scommettendo su una seria strategia di ciclo integrato dei rifiuti, e magari abbandonando il conferimento in discarica per termovalorizzatori. Con l'in house, questo è possibile? Forse sì, ma solo mettendo (ancora) le mani nelle tasche dei cittadini, perché il solo modo per finanziare le operazioni e le inefficienze sarà la tassa rifiuti.
In house, quindi, non solo non ripara i problemi di Amia ma scarica sui veronesi la necessità di investimenti per il futuro. Che, dunque, con tutta probabilità saranno scarsi e poco efficaci.
Noi riteniamo che Amia debba stare nella holding e in quel gruppo crescere, svilupparsi, aumentare di valore e in termini di posti di lavoro. Solo così li tuteliamo veramente. E siccome qualcuno vuole impugnare l'arma della tutela dei lavoratori per difendere una posizione buona solo a garantire una politica irresponsabile, siamo chiari fin da subito: questa decisione ha poco o nulla a che fare con i posti di lavoro. L'in-house condannerà Amia all'immobilismo e, forse, consentirà al massimo di mantenere gli attuali lavoratori. Noi crediamo che, invece, quei posti debbano aumentare, perché l'azienda deve arricchire i propri servizi e mirare ad un'espansione anche al di fuori del nostro territorio.

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