Approvata l'aggregazione di Agsm e Amia tra le polemiche

La votazione si è conclusa con 20 voti a favore, 1 astenuto e 10 contrari, ma l'opposizione è più unita nel contestare l'unione tra le due partecipate

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di VeronaSera

Il Consiglio comunale, con 20 voti a favore, 1 astenuto e 10 contrari, ha approvato il processo di aggregazione tra Agsm Verona S.p.a e Amia Verona S.p.a. mediante sottoscrizione di un apposito aumento di capitale di Agsm. Accolti dall’assessore un emendamento a firma del consigliere della Lega Nord Cristiano Maccagnani e sei Ordini del giorno del Pd, due a firma del consigliere Elisa La Paglia e quattro del consigliere Vincenzo D’Arienzo. Il Consiglio comunale ha respinto due Ordini del giorno della minoranza, uno del Pd e uno del Movimento 5 stelle, e ha deciso di rinviarne due ad apposite commissioni che saranno aperte ai cittadini e ai comitati.

Per il capogruppo del Pd Michele Bertucco “aggregare le aziende in funzione delle alchimie politiche non porterà nessun beneficio alla città, infatti questa operazione non servirà di certo a diminuire i costi di gestione, dato che tutto alla fine rimarrà invariato, compresi gli organi d’amministrazione. Preferiremmo una fusione vera delle due aziende, come già avvenuto altrove”.

“Abbiamo la nette sensazione -ha detto il capogruppo di Sel Mauro De Robertis – che questa operazione non nasca da una visione strategica ma sia la mera copertura del prelievo fatto dal Comune sui fondi di riserva e un premio elettorale per un ex consigliere comunale. Per questo guardiamo con timore questa delibera che toglierà Amia dal controllo comunale”.

Per il capogruppo del Movimento 5 stelle Gianni Benciolini “si tratta di una mera operazione finanziaria senza una riduzione dei costi e senza una strategia industriale per il miglioramento dei servizi. Chiediamo una riduzione dei costi dei cda e delle direzioni, ossia dei ruoli più alti ricoperti dal personale, e che i processi decisionali tornino nelle mani dei cittadini attraverso il Consiglio comunale”.

“Questa decisione – ha affermato il consigliere del Pd Vincenzo D’Arienzo - riguarda il futuro strategico del territorio, non è solo una fusione tra aziende che tra l’altro sono profondamente diverse. L’indebitamento di Agsm, dovuto anche ai prelievi continui effettuati dal Comune di Verona nelle casse delle partecipate, si ripercuoterà sulle tariffe pagate dai cittadini”.

Per il consigliere del Pd Elisa La Paglia “essendo questa operazione conseguente ad uno svuotamento delle riserve di Agsm, temo che si tratti di un atto dovuto nei confronti delle banche preoccupate dai milioni di debiti dell’azienda. Se poi l’intenzione futura è quella di privatizzare la società, ricordo che questo renderà impossibile l’affidamento diretto della gestione dei rifiuti ad Amia e se Amia perderà questa commessa metterà in crisi tutto il sistema”.

“Peccato, perché i processi di fusione possono comportare maggiore efficienza e minori costi per i cittadini – ha detto il consigliere del Movimento 5 stelle Luca Mantovani – mentre in questo caso si è persa l’occasione di realizzare tutto questo. Dall’Amministrazione ci saremmo aspettati molto di più proprio per il bene del futuro della città”.

Per il capogruppo del Gruppo misto Luigi Castelletti “pur volendo credere che la finalità dell’operazione sia quella di creare un aggregato economico territoriale competitivo, diversi motivi portano a pensare altro. Forse servivano un piano industriale ante operazione relativo al maggior indebitamento e all’uso delle riserve e un approfondimento sull’impatto finanziario”.

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