Verona, ad ogni temporale la provincia va sott'acqua: investiti 10 milioni in un anno. "Ma non bastano"

Solo un modo per affrontare le bombe d'acqua "che purtroppo non sono più emergenza, ma quotidianità": realizzare bacini di laminazione. Il Consorzio ne sta realizzando tre: Bardolino, Bionde di Salizzole e Bovolone

Allagamenti a Lavagno dopo l'esondazione del torrente Mezzane

Maltempo e territorio, i consorzi di bonifica tornano protagonisti. Chiamati a partecipare alla nuova struttura contro il rischio idrogeologico voluta dal Governo Renzi, tornano a battere il tasto sulla necessità di intervenire subito nelle situazioni a rischio. E così, all’annuale assemblea dell’associazione dei Consorzi di bonifica nazionali (Anbi), le criticità veronesi sono emerse davanti al ministro dell'Agricoltura, Maurizio Martina.

“Il Governo ha riconosciuto quanto sia strategico il nostro ruolo sul territorio per cercare di affrontare i cambiamenti climatici in atto – commenta Antonio Tomezzoli, presidente del Consorzio di bonifica veronese – tanto che lo stesso ministro Martina si è impegnato a reperire maggiori fondi in sede europea per il piano irriguo nazionale. I 300 milioni attualmente stanziati sono davvero una goccia nel mare. Analoga aspettativa abbiamo nel confronti della Regione Veneto, l’assessore all'Ambiente, Maurizio Conte, ha indicato il riassetto e la messa in sicurezza del territorio come prioritari: aspettiamo di vedere quanto lo saranno”.

Secondo Tomezzoli ci sarebbe solo un modo di affrontare le bombe d’acqua "che purtroppo non sono più emergenza, ma quotidianità": realizzare sistemi di raccolta delle acque in eccesso per limitare la portata dei canali. Casse di laminazione quindi. Il Consorzio ne sta realizzando tre, nelle zone in cui sono a maggior rischio di allagamenti gli abitati: Bardolino, Bionde di Salizzole e Bovolone. Investimenti modesti, tutti sotto il milioni, cui partecipano anche i Comuni interessati. Questo perchè, spiega Tomezzoli, "il Consorzio ci mette la progettazione, affidata ad uno staff interno di ingegneri in grado di progettare qualsiasi manufatto idraulico, incluse piccole centrali idroelettriche, nonché le risorse umane e i mezzi di movimentazione terra".

Secondo i dati diffusi dalla direzione del Consorzio veronese, nel 2013 sono stati investiti 10 milioni di euro nel miglioramento e manutenzione della rete di canali, lunga oltre 2mila chilometri. Questo a fronte di un finanziamenti pubblico di 1,5 milioni di euro. Impegnato altri 2 milioni dei fondi consortili e impegnato in ore lavoro del personale ben 6,5 milioni di euro. 35mila 700 giornate di lavoro. "Purtroppo alcune migliorie, come con la conversione dei sistemi irrigui dall’irrigazione a scorrimento a quella a pressione richiedono investimenti cospicui cui non si può fare fronte solo con la gestione 'in-house' e quindi attendiamo le risorse del piano irriguo - spiega il direttore generale, Roberto Bin -. Irrigare a pressione vuol dire risparmiare il 30% d’acqua e dare alle aziende agricole la possibilità di gestire l’acqua come un qualsiasi altro fattore produttivo, impiegandola quando serve e nelle quantità adeguate grazie a sistemi computerizzati”.

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