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Restare a casa (ricordando «un architetto»).

Vi sono in questi giorni molte cose che ci sono state sottratte, pur con qualche recente concessione che infonde speranze nuove. Le limitazioni e le privazioni vengono dalla maggior parte di noi subìte come inevitabili, da altri tollerate con più o meno capacità di adattamento. Tra le cose che certamente segneranno di più le memorie future di tutti noi, volgendoci un giorno indietro nel tempo con lo sguardo, vi sarà sicuramente l’impossibilità di aver dato adeguato commiato a chi durante questa fase emergenziale, per un motivo o per un altro, ci ha purtroppo lasciati. Parenti e amici in alcuni casi rimasti orfani persino di un'ultima stretta di mano sul letto d’ospedale, in altri magari più "semplicemente" di quella cerimonia funebre che, per chi ci è dovuto passare, ha senz’altro costituito ad oggi la più dolorosa delle rinunce imposte. A tutto questo si aggiunge anche l’impossibilità per una città e per le sue istituzioni di rendere nell’immediato, al di là delle pur tempestive e partecipate comunicazioni ufficiali di cordoglio, i giusti onori a quelle persone che, particolarmente meritevoli, in un altro momento storico avrebbero forse potuto mobilitare il generoso affetto da parte di una comunità intera.

L’inizio di questa settimana ha riservato per Verona la triste notizia della scomparsa di una persona che, nel capoluogo scaligero, ha saputo lasciare impresso anche per gli anni a venire il segno tangibile della sua presenza: Libero Cecchini. Chi era Libero Cecchini? «Dicono, che sono un architetto», così lui rispondeva a chi glielo ha chiesto una volta, lasciandosi poi andare a un sorriso gaio e libero proprio come il suo nome. Era nato a Pastrengo il 28 settembre del 1919 e si è spento il 20 aprile scorso all’età di 100 anni. Nel mezzo una vita al cui cospetto, onestamente, si è forse troppo "piccoli" per poter pretendere anche solo di raccontarla. La biografia sul sito del suo studio di architettura, fondato insieme al figlio nel 1996, spiega che Libero Cecchini discende da «una famiglia di marmisti, motivo per cui frequenta a San Giorgio di Valpolicella la scuola d'arte Paolo Brenzoni, partecipando a mostre d'arte con alcune sculture per le quali riceve alcuni premi». Libero si iscriverà quindi al liceo artistico di Verona, per poi seguire i consigli di un professore che lo «indirizza verso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, dove si laurea nel novembre 1944. L'anno successivo si iscrive all'albo degli architetti di Verona». La sua è la tessera «numero 17», ha ricordato in questi giorni il presidente dell’ordine Amedeo Margotto in un sentito messaggio di cordoglio.

Libero Cecchini-3

L'architetto Libero Cecchini nel suo studio - 2014

L’inizio dell’attività per l’architetto Libero Cecchini è segnato dalla partecipazione ai lavori di «ricostruzione dei ponti di Verona distrutti durante la ritirata tedesca dal nord Italia», poi ci sarà il lavoro presso la Soprintendenza ai Monumenti di Verona fino al 1966. Di qui seguiranno una lunga serie d’interventi di edilizia pubblica, dalla realizzazione di scuole fino all’edificio della Camera di Commercio. Nel mentre, Libero Cecchini continua «a svolgere l'attività di scultore, realizzando opere in marmo, in bronzo e in legno». Lo stesso presidente dell’ordine degli architetti di Verona Amedeo Margotto ha evocato in riferimento alla figura di Libero Cecchini e al suo lavoro «una dimensione artigianale», ma anche «un agire professionale fatto di pensiero e materia, metodo e tecnica, ispirazione poetica e capacità organizzativa». Sono parole molto belle che stanno forse a rivelare come davvero nella figura di Libero Cecchini riuscissero ad abitare, con naturale spontaneità e traendo l’una beneficio dall’altra, le due anime dell’architetto e dell’artista, per poi riflettersi nell’ambiente in una visione fatta di linee, materia, spazialità, forme plastiche e pensanti.

Gli anni ’80 saranno quindi per Libero Cecchini segnati da grandi opere di restauro che riguarderanno, giusto citandone solo alcuni, la Basilica di San Zeno, Porta Leoni e Palazzo Forti. Non possiamo certo dire di aver conosciuto Libero Cecchini, ma solo di averlo incontrato occasionalmente in un’unica circostanza dal ricordo indelebile, ormai alcuni anni addietro nel suo studio, dove ci accolse avvolto in un camice bianco e mostrando anzitutto con modesta soddisfazione la scultura alla quale si stava dedicando. In quella circostanza raccontò nel dettaglio la nascita e l’ispirazione di un altro progetto di restauro architettonico da lui realizzato e che resta probabilmente tra i più affascinanti, quello cioè da cui poi sorsero gli "Scavi Scaligeri" a Verona e l’annesso Centro Internazionale di Fotografia. Le espressioni e la voce dell’architetto Libero Cecchini mentre ne ripercorre la storia rivelandone l'imprescindibile valore, sono oggi conservati in una videointervista che è stata riproposta in questi giorni proprio sul portale dei musei civici di Verona, anticipata da queste parole: «Ci ha lasciato lunedì 20 aprile 2020 Libero Cecchini, grande uomo e architetto che ha scritto la storia del Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona. Il suo progetto di restauro dell’area archeologica condivisa con uno spazio espositivo, esprimeva una visione estremamente moderna del concetto di museo, un approccio che presto avrebbe fatto scuola». 

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Intervista a Libero Cecchini - Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri

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